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di CELSO VASSALINI 21 apr 10:00

SERVIZIO CIVILE AMBIENTALE E GIOVANI

Cara Voce,

Con entusiasmo, ho apprezzato l’ottima idea per istituire il servizio civile ambientale, entro il Recovery, come segnale di attenzione verso la Next Generation EU. La proposta arriva dal nuovo gruppo di parlamentari Facciamo Eco-Federazione dei Verdi, per i giovani fino a 35 anni.

Di creare un servizio civile ambientale è l’appello bipartisan che, anche Papa Francesco e i santi Papi, hanno seminato per idee culturali valoriali, occasione formativa e lavorativa per i giovani, un percorso professionalizzante per prepararli alle future sfide della transizione ecologica. È in corso un contributo storico e attuale dei Papi, uniti da una stessa preoccupazione per la tutela ambiente e le nuove generazioni, che il servizio civile ambientale entri nel Recovery. Grazie anche al contributo Laudato Si’ del Santo padre Francesco sulla cura della casa comune.

Nella lettera, Papa Francesco desiderava procedere in questa Enciclica senza non ricorrere a un esempio bello e motivante. Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l’esempio per i contributi dei santi Papi che raccolgono la riflessione uniti da una stessa preoccupazione: la casa comune.

Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclica Pacem in terris. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il santo Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica: "Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione". San Giovanni Paolo II si è occupato di questo tema con un interesse crescente. Nella sua prima Enciclica, osservò che l’essere umano sembra "non percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo". Benedetto XVI ha rinnovato l’invito a "eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente".

È la proposta che, lanciata oggi da Facciamo Eco- Federazione dei Verdi, dovrebbe entrare a far parte del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Come? Con l’istituzione di un servizio civile ambientale per i giovani fino a 35 anni, retribuito, all’interno del Recovery plan come segnale di attenzione verso la Next Generation EU, la prossima generazione, i giovani di oggi, verso cui ci stiamo indebitando prendendo in prestito i fondi europei.

“L’importanza di questa proposta tocca principalmente due ambiti - osserva Muroni - lotta al dissesto idrogeologico e contrasto ai cambiamenti climatici. Ambiti in cui l’azione dei giovani porterebbe un contributo fondamentale. Un intervento che creerebbe lo spirito giusto di partecipazione, che non è semplice volontariato che pure ha un valore fondamentale, ma con l’obiettivo di creare competenze. Infatti - fanno presente i deputati - “grazie al programma Next Generation EU abbiamo finalmente l’occasione di investire risorse importanti sulla conversione ecologica del Paese, su un’economia sostenibile, resiliente e innovativa, su una società più coesa a inclusiva. L’Italia è un Paese a forte rischio idrogeologico, dove avvengono i due terzi delle frane censite a livello europeo e dove una superficie grande quanto Lazio e Abruzzo insieme è a medio o alto rischio inondazione. Che affronta il rischio, ulteriormente aggravato dalla crisi climatica in atto, come fosse un’emergenza imprevedibile. Anziché continuare a spendere 3,5 miliardi l’anno in media per i danni; bisogna cambiare radicalmente approccio, iniziando a spendere meno e meglio grazie alla prevenzione. Abbiamo bisogno delle nuove generazioni per cambiare il futuro, per preparare un futuro migliore, affinché venga il tuo Regno di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.

Laudato Si’. 

CELSO VASSALINI 21 apr 10:00