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di LUCA POLI 06 lug 2024 10:37

Libertà personale e attacco alla vita

Succede banalmente che Facebook, il social dei boomer, mi riproponga una lettera da me inviata ai giornali sei anni fa a seguito del convegno internazionale sull’Enciclica “Humanae Vitae” del nostro profetico Paolo VI, all’epoca tenutosi a Brescia presso l’auditorium San Barnaba.Incuriosito, la rileggo e mi accorgo di quanto, nonostante i sei anni passati, il tema trattato sia sempre più drammaticamente attuale e di quanto i relatori ci abbiano “visto lungo”, motivo per il quale ne ripropongo qualche stralcio.“mi riecheggia ancora alla memoria l’accorato intervento di mons. Livio Melina sull’odierno attacco a tutto campo alla famiglia: “Dio ha scelto il simbolo familiare per rivelarsi a noi: se viene distrutto il linguaggio della famiglia, se queste parole non corrispondono più a nessuna esperienza, noi non avremo più nessuna parola per parlare di Dio”. Attacco che, come aveva precedentemente ricordato lo stesso Monsignore, Suor Lucia di Fatima prefigurò personalmente al compianto Cardinale Carlo Caffarra come quello finale”.

La lettera continuava poi ricordando un altro interessante passaggio del nostro relatore “in cui illustrava come le linee programmatiche dell’ex Gran Maestro della Loggia di Francia, tale Pierre Simon (inversione di Simon Pietro), circa la necessità di una “ridefinizione della famiglia e delle sue relazioni costitutive” all’esplicito scopo di “emanciparla dalle tradizioni giudeo-cristiane”, abbiano avuto, specie negli ultimi anni, perfetto e sempre più condiviso compimento.Linee programmatiche che, seppur nate in un diverso contesto, coincidono nel tempo e soprattutto nei risultati sperati (…) con quelle del “Memorandum Jaffe”, ideato nel marzo del 1969 dall’allora vicedirettore di Planned Parenthood allo scopo di limitare le nascite ed illustrate, sempre nell’ambito del convegno, dal dott. Renzo Puccetti: “ristrutturare la famiglia”, “ritardare o evitare il matrimonio”, “alterare l‘immagine delle dimensioni della famiglia ideale”, “educazione obbligatoria dei bambini” e via devastando”. Sei anni, dicevo.

Sei anni in cui, tramite i media e i social più diffusi e influenti, le dinamiche di cui sopra hanno fatto passi da gigante diventando potente e sempre più pervasiva ed esclusiva narrazione quotidiana che, furbescamente dissimulata dietro a rispettabilissime parole quali ad es. “inclusione”, “amore”, “rispetto”, “diritto” e “liberta” (è la vecchia storia del lupo che si traveste da agnello), sembra purtroppo raccogliere, tra l’altro, “il naturale ed entusiastico slancio degli adolescenti più sensibili ai temi della giustizia sociale, quei ragazzi che ci stanno forse maggiormente più a cuore, finendo per ingabbiarli in schemi ideologici che troppo spesso non sono ancora in grado di decifrare e controllare criticamente”.

Già, i nostri ragazzi più socialmente sensibili (e non oso pensare agli altri, meno “attrezzati” al riguardo): è veramente un percorso per loro liberante fare propri i chiarissimi indirizzi massonici sovranazionali di cui sopra? È veramente espressione di libertà personale condividere le linee programmatiche di chi, come Planned Parenthood, la potentissima e foraggiatissima (vedasi Biden&friends) multinazionale dell’aborto, non fa altro che perseguire i propri smisurati interessi economici? E già che ci siamo, attualizzando e sempre pensando ai nostri ragazzi: è veramente occasione di crescita in libertà assumere come scuola la famosa “Agenda 2030”, nelle pieghe della quale, pur tra traguardi condivisibili, gli obiettivi di cui sopra si nascondono così efficacemente?

LUCA POLI 06 lug 2024 10:37