lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
di ERALDO FRACASSI 13 mag 17:45

A proposito dei nodi pastorali

Cara Voce, faccio riferimento alla opinione “L’ora di sciogliere i nodi pastorali”, espressa dal Direttore lo scorso 30 Aprile.Una volta proclamato il 'life motive' della " sinodalità " si pensava che fosse finalmente sorpassata e non arrivata "l'ora di sciogliere i nodi pastorali". Ne stiamo giustamente ancora parlando. Pensavo che fossero diversi i sacerdoti interessati al tema e che intervenissero a commentare l’opinione. Ho notato solo tre commenti, non di sacerdoti. Senz'altro non è segno di sfiducia dell’attuale gestione della diocesi. Non si vive certo nel completo assenteismo. Non tutti sono delusi i sacerdoti bresciani. Alcuni tendono a poter vestire talari col bordino e la fascia rossa e mostrare le più svariate croci pettorali, ma tutti si sentono vivi perché sono chiamati ad esprimere un parere su chi segnalare per la nomina a vicario di zona e a membro del consiglio presbiterale (CP). Alcuni sacerdoti non si sono però presentati per esprimere il loro parere; non penso certo perché lo ritenessero inutile. A pochissimi interessa se è stato cambiato lo statuto del CP del Gennaio 2005 con quello del Marzo 2021, un solo mese dopo il decreto per l’elezione dei vicari di zona. Il motivo era perché i can.497 e 499 del CJC si esprimevano chiaramente. Un grazie lo dobbiamo quindi alla Cancelleria che forse è intervenuta in merito.Due, ad oggi tra le tante, sono le questioni che sembrano più urgenti secondo l'opinione del direttore del settimanale diocesano: “la provvista del clero e l’organizzazione della Chiesa sul territorio”. Cosa si è fatto? Dei circa 661 presbiteri diocesani, rimasti operanti, una buona parte si trova senza un incarico ben definito. Cosa hanno risolto le 15 unità pastorali? Ci sono parrocchie che vantano la presenza di numerosi sacerdoti ed altre che non sanno come garantire ai fedeli la celebrazione delle Messe. Aumentano sempre più i sacerdoti qualificati come 'collaboratori' e 'residenti'.

La strategia adottata recentemente sta portando risultati soddisfacenti? Se è proprio vero che molti sono i " fedeli che a ogni prova dei fatti (ad esempio nel trasferimento di un prete) non si capacitano del fatto che i modelli con cui la comunità cristiana si esprime non siano più quelli di una volta" perché non cercare di ritornare a quella volta dove si stava meglio? Lo snodo delle ‘Unità Pastorali’ sta apportando benefici a livello pastorale? Giustamente don Bianchi si chiede " in quanto tempo dovremo trovare ... la via dell’essenziale, della giusta valorizzazione di doni e carismi perché il tutto non sia percepito come qualcosa di elefantiaco e inutile alla causa dell’annuncio del Vangelo?". Afferma inoltre che "il prossimo rinnovo degli organismi di sinodalità in autunno, ad esempio, sarà un banco di prova implacabile della tenuta pastorale delle nostre parrocchie". Per poter iniziare a sciogliere i nodi che vengono sempre al pettine non varrebbe la pena valorizzare tutti i nostri sacerdoti con compiti qualificati e ben precisi? Perché tra i vicari episcopali non figura un sacerdote di provata esperienza che dopo i 65 anni di età ne avrà ben acquisito? Fra poco avremo il piacere di celebrare anche il 65° compleanno del nostro vescovo. “Cosa potrà fare il Vescovo per provvedere alla cura delle parrocchie?” Si chiede don Adriano; dà pure la risposta: “Invocherà lo Spirito Santo e poi farà quel che potrà”. Intanto sta creando un CP che forse risulterà il più numeroso di tutte le diocesi esistenti nel mondo, certamente con la esplicita motivazione che così si vive la sinodalità. Ci auguriamo di cuore buoni e pronti sviluppi.

ERALDO FRACASSI 13 mag 17:45