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di CELSO VASSALINI 21 apr 08:44

No al tempio crematorio di Cadignano

Cara Voce,

Sempre vicini alle problematiche ambientali e alla tutela del territorio, questa mattina abbiamo partecipato al presidio organizzato dal comitato di Verolanuova per dire NO al Tempio crematorio di Cadignano. 

Con semplici calcoli, risulta evidente che la Cittadina Cadignano, frazione del comune di Verolanuova, è la peggiore collocazione, già compromessa da disagi dal punto di vista ambientale, per un servizio alle province di Brescia, Cremona, Crema e Mantova. È comprensibile che le popolazioni locali siano restie ad accettare la realizzazione di un tempio crematorio nelle vicinanze della propria abitazione, senza una corretta informazione sulle tecniche di costruzione, sui modelli di gestione e, soprattutto, su un serio piano di verifica delle emissioni che dovrebbe essere gestito ed effettuato in primo luogo dall’ARPA o dai Comuni/Province territorialmente competenti.

Urge un aggiornamento ai Piani cimiteriali ancora vetusti e poco vivi, oscuri senza quel bello, cioè mancano di creatività-colore e/o del bianco nero. Politicamente, corre l’obbligo di ricercare una soluzione visto il cambiamento culturale che gli attuali impianti di cremazione presenti nel nostro Paese non bastano a soddisfare le richieste e ad accorciare le liste d’attesa. I Sindaci e le Sindache, per ogni straordinaria opera, dovrebbero coinvolgere e raccogliere pareri e idee da parte della cittadinanza e/o architetti, con la sensibilità di coinvolgere le multiculture, in cui sono presenti più popoli o etnie.

Dove gli impianti dovrebbero essere collocati, ridurne al massimo il suo impatto e la sicurezza: questa sarebbe saggia iniziativa, soprattutto motivante e condivisa da tutti, visto che si decide non solo della prima o della seconda casa, ma dell'ultima eterna casa. Oltre al problema che oramai si riscontra, la manifestata esigenza della cittadinanza, ma anche per ridurre la creazione di nuovi campi di inumazione e contenere così il numero di sepolture private multi religiose.

Capisco che, in alcune Città piccole e grandi, nelle prediche, si levò alta la reazione di alcuni parroci, che in forni crematori simbolo della lotta nella Terra dei Fuochi: “E se quel forno crematorio, costruito a ridosso di un centro abitato, rientrasse all’interno del lungo elenco delle strutture inquinanti?"

Un forno crematorio, nel nostro paese, diverrebbe, nel giro di poco tempo, attrattore di salme, non solo da altri paesi ma dalle grandi città. Allora, è su questo che occorre un confronto onesto, pacato e disinteressato. Viviamo in una società multi-religiosa è una constatazione evidente. Negare questo è negare la realtà. È evidente che una comunità attenta ai cambiamenti non può non tener conto di questa mutata realtà, che è destinata ad incidere sulla personalità delle future generazioni. Senza cadere nella banalizzazione o folklorizzazione delle culture. Sul progetto di realizzare la struttura crematoria è sulla realtà dei fatti che risulta necessario realizzarne più di uno, mantenendo un percorso medio basso, usufruibile a più città, ponendomi la domanda: quanti km si percorrerebbero in meno, ogni anno, per eseguire tutte le cremazioni nelle varie province, se anziché costruire l’impianto a …? lo si facesse nelle altre sedi (comuni) candidate…?

La cremazione, infatti, non può essere considerata alla stregua della realizzazione di un impianto qualsiasi, collocabile ovunque vi sia un proponente (in questo caso un Comune spinto da qualche società privata), ma deve essere considerato un servizio e, come tale, non considerato di serie B. Spetta alle varie Regioni e Province ricercare un criterio, tramite formule matematiche che interagiscono costantemente negli ecosistemi (o sistemi ambientali). Predisporre un piano con regole ben precise sia per la localizzazione, che per la realizzazione e, soprattutto, per la gestione ed i controlli da effettuare sull’impianto. Dare indicazioni ad una architettura minimalista caratterizza il suo design sia esterno che interno, con grandi vetrate, colori e arredi che permettono, con la loro semplicità e sobrietà, a chi entra di non avere sensazioni di disagio, ma di accoglienza. Essenzialmente, i vari passaggi-corpi di fabbrica sono uniti tra loro da un passaggio che permette di affacciarsi sul verde con notevole effetto. Per l’arrivo con una reception - ampiao e luminosissimo locale con bancone e annesso salotto di design. Il personale addetto accoglie e indirizza i convenuti ai vari ambienti a seconda della cerimonia prestabilita. Con possibilità per la famiglia del defunto di offrire ai convenuti, nell'apposito locale caffetteria, un servizio di catering a scelta multi culturale. Il passaggio da Pánta rheî o Panta rei (in greco antico: πάντα ῥεῖ, "tutto scorre"), non deve ridursi a un passaggio di una manciata di minuti veloci per salutarsi e tornare a casa, ai propri impegni. Si deve dare la possibilità di un momento di AGGREGAZIONE, dando l'opportunità di potersi riunire e ritrovarsi in un ambiente dedicato, accogliente per ricordare con parenti e amici chi ci ha lasciato.

Quindi, al Sindaco della mia città, On. Emilio Del Bono, urge rivedere l’estetica e l’accoglienza del tempio Crematorio e la sua trasparenza alla gestione (le ceneri sono del proprio caro)!?

È comprensibile la preoccupazione di noi abitanti vicini al crematorio, gradiremmo una corretta informazione. Urge modifiche Tempio, più accoglienti, e soprattutto da un serio trasparente piano di verifica delle emissioni che dovrebbe essere gestito ed effettuato in primo luogo dall’ARPA (esperta di centraline dell’aria), o dal Comune con personale formato-competenti. 

CELSO VASSALINI 21 apr 08:44