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di ALBERTO FRANCHI 27 mar 09:23

Una madre non rifiuta la benedizione

 Caro direttore,mi permetto inviare la mai traduzione dell'intervista al cardinale Schönborn sul tema della benedizione alle coppie omosessuali. La trovo ricca di spunti di riflessione anche sul matrimonio. Ho trovato il testo riginale direttamente sito della Diocesi di Vienna. Bello che l'iniziativa sia partita dalla lettera di un padre, dalla vita concreta di una famiglia di credenti. Bello che un padre voglia far sentire la sua delusione e il suo disaccordo, perchè come ci ha insegnato il nostro caro Beato Teresio Olivelli: "Non ci sono liberatori, ma uomini che si liberano".

Una madre non rifiuta la benedizione

La redazione del giornale diocesano Der SONNTAG ha inoltrato al cardinale Cristoph Schönborn la lettera ricevuta da un genitore per porre domande e avviare una discussione: Davanti a Dio tutti gli esseri umani sono uguali, Gesù ha trattato tutti allo stesso modo. Mio figlio è omosessuale ed è felicemente sposato, è stato per anni chierichetto e fedele praticante. Ancora una volta sono profondamente deluso dalla Chiesa Cattolica. Non possiamo meravigliarci se tante persone poi affermano: “Ho un buon rapporto con Dio, ma grossi problemi con la Chiesa”. Attendo con interesse la vostra presa di posizione.Abbiamo chiesto al nostro Arcivescovo: cardinale Schönborn, cosa risponde a questo padre così ferito e a questa famiglia evidentemente credente?Cardinale Christoph Schönborn: Parto da una semplice osservazione: tante mamme benedicono i loro figli. Mia madre lo fa ancora anche oggi. Non esco di casa senza la sua benedizione. Una mamma non si rifiuta di benedire anche se il figlio o la figlia hanno problemi nella loro vita, anzi al contrario. Proprio questo è il caso della lettera alla redazione, quando il figlio dichiara di avere una sensibilità e un amore omosessuale. Proprio in questo caso i genitori, se sono credenti, non rifiuteranno la benedizione a questo figlio e a questa figlia.  Non sono stato contento per questa dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede e per un motivo molto semplice: l’annuncio che i media hanno diffuso nel mondo è stato solo un “No”, il rifiuto della benedizione e questo messaggio ferisce intimamente molte persone che sentono e dicono: “Mamma, per me non hai nessuna benedizione? Anch’io sono tuo figlio.” La Chiesa secondo la tradizione è definita mater et magistra, madre e maestra. Deve insegnare, ma prima di tutto è madre. Proprio molte persone che provano e vivono la loro omosessualità sono molto sensibili proprio su questo punto: “La Chiesa ci è madre?” e rimangono figli di Dio e vogliono vedere la Chiesa come madre. Per questo la dichiarazione ha ferito profondamente molte persone, perché sentono che la Chiesa li rifiuta.Non si è assolutamente recepito che dietro questa dichiarazione romana si possa trovare anche un intento positivo. Si tratta dell’alta considerazione per il matrimonio sacramentale, quasi un’eccezione nel mondo contemporaneo. È qualcosa però di grande e sacro, il patto di un uomo e di una donna. Un patto per la vita promesso e stipulato davanti a Dio, che può portare alla nascita di figli, da considerare dono di Dio. Perciò è legittima la preoccupazione della Congregazione per la Dottrina della Fede che attraverso il rito di una benedizione sorga l’impressione che si stipuli un matrimonio sacramentale.

Ma questo “Si” alla famiglia non deve significare un “No” per tutte le altre forme. La Chiesa si è ormai da tempo abituata - è stato un processo doloroso e lungo - che la sua non è l’unica voce che abbia qualcosa da dire sulle relazioni di coppia. Dal XIX secolo lo Stato si è ripreso dalla Chiesa la sovranità sul matrimonio ed è per noi normale – anche per la Chiesa – che ci si sposi civilmente prima di celebrare il matrimonio religioso. E questo nonostante che il matrimonio civile sia definito come un contratto e quindi sia qualcosa di sostanzialmente diverso dal matrimonio sacramentale. Da tempo ci siamo abituati a convivere con questa situazione di fatto. La domanda se si possano benedire coppie omosessuali appartiene alla stessa categoria della domanda se sia possibile benedire persone risposate o unioni di fatto e qui la mia risposta è relativamente semplice: Quando la richiesta di una benedizione non è uno spettacolo, cioè non è una specie di culmine di un rito esteriore, quando la richiesta di benedizione è sincera ed è davvero la richiesta di una benedizione di Dio per un cammino di vita, che due persone, indipendentemente dalla loro situazione, cercano di percorrere, allora non si può rifiutare loro questa benedizione. Anche se come prete e come vescovo devo dire: “Non avete realizzato appieno l’ideale, ma è importante che viviate il vostro cammino fondandolo su virtù umane, senza le quali non esiste una vita di coppia”. Questo merita una benedizione. Dobbiamo invece riflettere bene quale sia la forma rituale corretta per impartire questa benedizione. (Vienna, 24 marzo 2021)

ALBERTO FRANCHI 27 mar 09:23