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14 ott 15:05

Marisa, non solo una perpetua

È difficile consegnare alle scarse battute di una lettera il senso di una vita. E tuttavia non possiamo sottrarci al dover di segnalare ad un pubblico più vasto della nostra cerchia parrocchiale chi è stata per noi Marisa negli ultimo 34 anni per S. Alessandro e S. Lorenzo in centro a Brescia

È difficile consegnare alle scarse battute di una lettera il senso di una vita. E tuttavia non possiamo sottrarci al dover di segnalare ad un pubblico più vasto della nostra cerchia parrocchiale chi è stata per noi Marisa negli ultimo 34 anni per S. Alessandro e S. Lorenzo in centro a Brescia. Marisa – la Marisa, come diciamo tutti – è stata a servizio dei preti e della comunità da quando ha risposto con semplicità, e anche con titubanza, all’invito di don Stefano Olivetti di assistere il gruppo di preti che intendeva intraprendere una forma di vita comune presbiterale. Ci voleva una donna. E non solo per cucinare e pulire, sarebbe molto riduttivo, anche se non disonorevole.

Marisa è stata di più, è stata il cuore della parrocchia: la porta aperta, l’accoglienza pronta, il sorriso vitale, il buon senso capace di smontare ogni complicazione e di sdrammatizzare, l’occhio vivace, capace di intuire i bisogni e di provvedere sollecitando anche la carità degli altri, senza umiliare mai. Nell’avvicendarsi dei preti (alcuni dei quali ha accompagnato con amore anche nell’ultimo tratto della vita) la Marisa è stata la continuità dello stile, della tradizione della comunità alessandrina, capace di integrare i nuovi, di valorizzarne gli apporti all’interno di pratiche consolidate e di consuetudini maturate insieme

Non solo perpetua, quindi, ma la mamma col grembiule, come la chiamavano anche gli extra-comunitari che abbiamo ospitato negli anni scorsi, tutti musulmani con cui la Marisa ha cercato di  intrecciare un improbabile dialogo interreligioso fondato sul rispetto e la franchezza, come quando chiedeva con naturalezza che, quando passavano nella chiesa per spostare i banchi, si inchinassero al Padrone di casa, ottenendone una pronta e naturale obbedienza. O come quando portava le borse con viveri di prima necessità ai molti poveri che ci sono nelle pieghe del tessuto urbano anche di una città affluente come Brescia. O come quando insegnava il lavoro domestico a donne che aiutavano in casa, sgridandole amabilmente fino a renderle autonome e capaci di guadagnarsi la vita con dignità. O come quando apriva con generosità ad ogni richiesta gli ambienti parrocchiali, sempre molto frequentati: crocevia di una varia umanità di poveri, di bambini, di adolescenti, di professionisti, di catechisti, di operatori della s. Vincenzo e della Caritas… Lei c’era sempre: un sorriso, una sedia per sedere, un orecchio per ascoltare, un caffè o un bicchiere d’acqua. Insomma l’incarnazione dell’ospitalità che ti faceva sentire sempre accolto e mai importuno. Adesso la Marisa fa la cosa più difficile, che ci ha sorpresi tutti: lascia la canonica di s. Alessandro – appena messa a nuovo – per accompagnare don Renato nella sua nuova parrocchia a Leno. È una cosa tristissima e molto bella, che rivela la qualità di questa donna, la sua capacità di donarsi, la sua vitalità nonostante l’età non sia più verde. Ci mancherà molto e mancherà a tutte le persone che nascostamente aiutava. Ma non abbiamo scritto una lettera per condividere un rimpianto, bensì per segnalare, in questi tempi spesso di vacuità, un esempio di vita piena, capace di generare tanta vita intorno. E la vita, una volta condivisa, non muore.

14 ott 15:05