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di SILVIA ZAVOLI 25 ago 08:15

Meglio stare in orazione con Dio

 

Signore direttore, in queste pagine delle lettere ultimamente sono apparsi alcuni interventi con valutazioni diverse sul problema della presenza dei cattolici nella società. Mi hanno rimandato a questa riflessione: «Quelli che sono molto attivi e che pensano di abbracciare il mondo con le loro prediche e con le loro opere esteriori ricordino che sarebbe di maggior profitto per la Chiesa e molto più accetti a Dio, senza parlare del buon esempio che darebbero, se spendessero almeno la metà del tempo nello starsene con Lui in orazione, anche se non fossero giunti ad un'orazione così alta com'è questa (si riferisce alla preghiera contemplativa – ndr). Certamente allora con minor fatica otterrebbero più con un'opera che con mille per il merito della loro orazione e per le forze spirituali acquistate in essa, altrimenti tutto si ridurrà a dare vanamente colpi di martello e a fare poco più che niente, talvolta anzi niente e anche danno. Dio non voglia che il sale diventi insipido, poiché allora quantunque sembri che produca all'esterno qualche effetto buono, di fatto non fa niente, essendo certo che le buone opere non si possono fare se non in virtù di Dio». A parte lo stile della scrittura, è una riflessione che potrebbe essere stata scritta in questi giorni, anche se porta la data del 1584. La citazione è tratta dal “Cantico spirituale” (B 29, 3) di san Giovanni della Croce. Del resto Qohelet sostiene che «Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c'è niente di nuovo sotto il sole» (1,9). Buona meditazione.

SILVIA ZAVOLI 25 ago 08:15