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di EMANUELA TONOLI 20 ago 2026 15:58

Musica e liturgia

È con grande soddisfazione, sollievo e gioia che leggo l’articolo pubblicato il 19 agosto su L’Osservatore Romano, Avvenire e La Voce del Popolo. Non c’è nulla da aggiungere: in poche righe riassume perfettamente il sesto capitolo della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) del Concilio Vaticano II, dedicato alla musica sacra.

Mi domando, allora: perché siamo arrivati a questo punto, in cui si vede e si sente di tutto fuorché un’assemblea che prega cantando? Cominciamo dall'uso della chitarra: per sua natura non è uno strumento d’accompagnamento adatto a sostenere un’assemblea, e così viene a mancare la 'partecipazione attiva dei fedeli'. Oltre a questo — fatto ancora peggiore — da dove provengono i canti utilizzati? Perché non si usano quelli approvati dalla Diocesi, ce ne sono molti e belli? Ma probabilmente perché non sanno né suonare né cantare.

Trovo tutto questo così squallido e spento, soprattutto se penso all'immenso tesoro e patrimonio di musica sacra e liturgica della Chiesa, di cui si ignora la bellezza e persino l’esistenza. Basta con questi canti banali, mediocri, suonati e cantati male. Non usiamo la scusa dei bambini, che al contrario rimangono incantati dal suono dell’organo e dal canto, purché siano eseguiti bene e con arte.

Spero che questa riflessione sulla Sacrosanctum Concilium scuota qualche sacerdote o vescovo. Da dove cominciare, quindi? A mio parere, investendo su persone della propria comunità che siano musicalmente preparate — davvero, però, non su chi mette insieme due accordi e si fa chiamare maestro. Basterebbero un organista (anche non diplomato, ma con veri studi musicali alle spalle), un animatore che canti bene e una terza figura con una conoscenza della musica sacra e liturgica che possa offrire indicazioni utili.

Successivamente, occorre cambiare i canti: ce ne sono moltissimi nei repertori diocesani, eppure si eseguono sempre gli stessi. Si potrebbe insegnare la Messa Cum iubilo e non solo la De Angelis, o inserire i canti di mons. Marco Frisina; il repertorio è splendido e immenso.

Un’ultima considerazione: penso sia fondamentale che canti anche il sacerdote, permettendo così all’assemblea di rispondere cantando.

EMANUELA TONOLI 20 ago 2026 15:58