lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
di MARCO TORRIANI 03 lug 2024 15:26

Nuove professioni dell’emergenza in Lombardia

La riflessione del Consigliere Nazionale di Insieme - Lavoro Famiglia Solidarietà e Pace

La lettura del PDL n. 21 d’iniziativa dei Consiglieri Regionali della Lombardia Garavaglia e altri pone alcuni interrogativi sulla lungimiranza progettuale, sulla conoscenza attuale e prospettive future del sistema di soccorso pubblico. Soccorritore e autista soccorritore, è ancora indispensabile questa distinzione? Le tendenze ed evoluzioni europee (senza andare a leggere la globalità extra UE dei sistemi di soccorso pubblico), vedono la presenza di una figura professionale unica: il Soccorritore. Tale figura è parte integrante del sistema di soccorso sanitario insieme al personale infermieristico e medico laddove presenti. Ad oggi gli Stati Europei aventi i più “quotati” sistemi di soccorso sanitario e di soccorso pubblico (occorre ricordare che il soccorso sanitario è una branca del soccorso pubblico, quindi i proponenti dovrebbero ampliare agli enti principali le conoscenze e le ricerche prima di agire con una riforma significativa), sono quelli dove le figure professionali godono innanzitutto di una riconoscibilità data dai requisiti scolastici di accesso, di base e specialistici, un conseguente modello organizzativo all’avanguardia, basato sulla cooperazione e integrazione interforze degli enti istituzionali del soccorso, con una frammentazione assente rispetto a quella regionale/italiana, essendoci in genere un’unica Forza di Polizia, un’unica forza di Soccorso Sanitario e una sola del Soccorso Tecnico Urgente ovvero i Vigili del Fuoco. Anche la figura del c.d. operatore tecnico di centrali operative, citata nella Pdl, merita una seria riflessione su a chi affidare il primo contatto di emergenza in un settore specialistico e strategico quale una centrale operativa di emergenza, ovvero il primo anello della Catena della Sopravvivenza descritto già dal 1989 (accesso precoce al sistema di emergenza). La storia delle emergenze d’Italia è li da leggere per chi non l’avesse letta, e per chi l’ha vissuta, perché dimentica? Mi riferisco anche alle varie entità che vengono ricevute e ascoltate nelle Commissioni Parlamentari che, oltre ai dovuti tecnicismi, non mi pare di leggere e ascoltare messaggi finalizzati a stimolare gli enti istituzionali partner del soccorso a creare un nuovo sistema insieme, ammettendo che il sistema è molto frammentato e che ciò, al cittadino non fa bene in molteplici declinazioni e nemmeno ai vari enti stessi. Acqua al proprio mulino o cambiare tutto per non cambiare nulla? E provare a fare un salto in lungo? Pertanto, è ancora sostenibile un sistema di soccorso pubblico basato sulla compartecipazione tra volontariato e professionismo oppure si vuole impiegare il volontariato professionalizzato? Sono stati letti e si stanno leggendo gli scenari storici, attuali e futuri di tipo sociale, antropico, epidemiologico, i rischi presenti e in evoluzione non solo a livello nazionale? Anche la formazione infermieristica e medica del soccorso sanitario andrebbe rivista con un valore aggiunto di formazione trasversale accademica tra gli enti cardine del Soccorso Pubblico: Forze di Polizia – almeno con quelle a ordinamento civile –, Vigili del Fuoco e Protezione Civile: quest’ultima andrebbe ridenominata Sicurezza Civile e Protezione Strategica, pertanto con una dorsale più professionale di tipo previsionale, preventiva e di ripresa, in quanto la parte interventistica, è appunto propria dei tre enti cardine del soccorso sopra citati. Di fatto in Italia la figura del Soccorritore non esiste dal punto di vista dell’art. 117 della Costituzione Italiana e la Corte Costituzionale è già intervenuta presso le regioni istituenti nuove professioni: forse la Pdl lombarda è un assaggio di attribuzione di competenze esclusive dello Stato? Esiste dal punto di vista operativo il soccorritore, ma opera senza un atto costitutivo, pertanto, la professione va costituita ex-novo. Quindi, perché non creare un percorso scolastico professionale dopo la scuola secondaria di primo grado anziché un “corsificio a ore”? Regione Lombardia dispone di CFP, ovvero Centri di Formazione Professionale, che possono recuperare coloro che non hanno proseguito gli studi superiori, e i Neet di cui tanto la partitica/politica è preoccupata del loro costante aumento.

Pensare anche agli “ITS Academy” potrebbe essere una valida strada oppure un indirizzo di scuola secondaria di secondo grado. Diamo cultura, conoscenze e abilità giuridicamente riconosciute, che sfoceranno dapprima in un titolo di studio di maturità professionale e poi in un’attività lavorativa in un settore strategico: quindi una sostenibilità sociale regina del benessere collettivo. Inoltre le professioni del Soccorso Pubblico devono essere presentate alle scuole secondarie di primo e secondo grado, per favorire l’interesse e le motivazioni a intraprendere tali professioni da parte dei giovani: il Soccorso Pubblico oggi deve essere una Scienza. La lettura della Pdl, non è diversa dalla lettura delle precedenti Pdl e dei Ddl depositati e in discussione al Parlamento Italiano da molte legislature, dove anche gli ultimi, n. 224 (Cantù), n. 228 (Castellone) al Senato e la PDL alla Camera dei Deputati n. 1191 (Girelli), sulla riforma del Soccorso Sanitario, meritano di essere totalmente rivisitati in un’ottica più completa, dettagliata e di contenuto programmatico. Anche il recente documento conclusivo dell’indagine conoscitiva svolta dalla Commissione Affari Sociali della Camera, fa emergere l’interrogativo sul “chi fa che cosa” e a “chi farlo fare”, però sempre dopo aver instradato dei servizi, mai prima. E’ bene chiarire che non si deve fare commistione tra Soccorso Pubblico e il “resto del mondo”, e chi deve esercitare tale funzione deve essere preparato professionalmente mediante percorsi scolastici e accademici, non con altro che possa creare figure e funzioni ambigue. Invece, sono interessanti i documenti presentati e depositati al Senato dalle organizzazioni di rappresentanza delle professioni (tra cui l’ipotesi normativa del Nursind nel 2021, che segue il report, inviato alla conferenza Stato-Regioni, della Consensus Conference nel 2019 a Torino sul Numero Unico Europeo di Emergenza 112 e il Sistema di Soccorso Pubblico, e alcuni passaggi al Forum Risk Sanità di Arezzo 2023 sul tema, possono far riflettere in profondità su come, dove e perché ripartire con una riforma veramente epocale. Con la Pdl n. 21 non si creano figure professionali in tal modo, non si assicura al volontariato la giusta dose di responsabilità: è tempo di un nuovo ruolo socio assistenziale del volontariato con meno tecnicismi in quanto non c’è peggior rischio che professionalizzare il volontariato, e così perseverando, non si vedrà un sistema di Soccorso Pubblico degno del nome e della certezza che un cittadino si aspetta oggi e in futuro. Credo che andando a rileggere la normativa pregressa e attuale si possa arrivare, con una politica coraggiosa, a un Testo Unico del Soccorso Pubblico e della Sicurezza Civile, comprendente anche il ruolo delle professioni ad esso deputate e molto altro ad oggi ignorato nelle bozze normative. Riforme a compartimenti stagni e a “spizzichi e bocconi”, non mostreranno credibilità.

MARCO TORRIANI 03 lug 2024 15:26