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di PAOLO FONTANA 13 lug 2026 16:12

Ridare voce alla democrazia

Molto si scrive della crisi della democrazia. Molto meno si riflette sulle sue cause profonde. Il recente convegno promosso dall'Istituto Luigi Sturzo, significativamente intitolato "Ridare voce alla democrazia. Società, partecipazione e istituzioni", ha avuto il merito di affrontare questo tema evitando tanto il pessimismo quanto la nostalgia, ponendo invece una domanda essenziale: che cosa rende realmente viva una democrazia? La risposta più stimolante, a mio avviso, è arrivata dall'intervento di Giorgio Vittadini (Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà), che ha proposto una lettura controcorrente. L'errore culturale, ha osservato, è stato quello di identificare la democrazia quasi esclusivamente con il diritto di voto. L'esperienza internazionale dimostra il contrario: anche regimi autoritari celebrano elezioni, ma questo non basta a renderli democratici. La democrazia autentica nasce prima delle urne, perché nasce nella società. Sono i corpi intermedi – associazioni, cooperative, sindacati, scuole, parrocchie, realtà del volontariato – a formare cittadini consapevoli, capaci di partecipare e di assumersi responsabilità. Vittadini ha richiamato un passaggio di don Luigi Giussani che sintetizza efficacemente questo concetto: "Il desiderio è come la scintilla con cui si accende il motore dell'uomo." Se non esistono luoghi in cui quel desiderio viene educato, la libertà si impoverisce e la partecipazione si trasforma in delega passiva. Il primo compito dei corpi intermedi, dunque, è educativo. Ma la loro funzione non si esaurisce nella formazione delle persone. Essi costruiscono anche opere. Vittadini ha ricordato come gran parte del welfare italiano non sia nato esclusivamente dall'iniziativa dello Stato, ma dall'azione del movimento cattolico, delle cooperative, del sindacato, dell'associazionismo sociale. È questa rete di esperienze ad aver costruito servizi, solidarietà e coesione, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a dare sostanza al principio di sussidiarietà. Da qui deriva anche la sua critica all'evoluzione della politica italiana degli ultimi trent'anni. L'indebolimento dei corpi intermedi ha prodotto partiti sempre più autoreferenziali, meno radicati nella società, spesso trasformati in semplici contenitori elettorali costruiti attorno alla leadership e alla comunicazione. La crisi della governabilità, secondo Vittadini, non nasce principalmente dall'assetto delle istituzioni, ma dalla fragilità culturale e sociale delle forze politiche, sempre meno alimentate da esperienze collettive e da autentici luoghi di elaborazione. In questa prospettiva assume particolare rilievo anche la sua difesa del Parlamento. Prima ancora di immaginare continui rafforzamenti dell'esecutivo, occorre restituire centralità all'assemblea rappresentativa, luogo del confronto, della mediazione e del pluralismo. Un Parlamento composto da persone radicate nei territori, capaci di rappresentare comunità reali e non semplicemente di ratificare decisioni prese altrove. Una legge elettorale, quindi, dovrebbe anzitutto favorire rappresentanza e partecipazione, non limitarsi a costruire maggioranze numeriche. Questa riflessione trova una significativa sintonia con il messaggio inviato al convegno dal cardinale Matteo Zuppi.

Di fronte alla crescente sfiducia nelle istituzioni, Zuppi invita a non limitarsi alla denuncia della crisi democratica, ma a promuovere veri “laboratori di cultura democratica”, nei quali tornino centrali l'ascolto, il dialogo, la ricerca della verità e la persona umana. Senza questi presupposti, ha ricordato richiamando il magistero di Papa Leone XIV, la democrazia rischia di ridursi a una semplice procedura o, peggio ancora, a una forma di dominio delle élite economiche e tecnologiche. Nella stessa direzione si sono mossi gli interventi di Agostino Giovagnoli (Vicepresidente dell’Istituto Luigi Sturzo), Sebastiano Nerozzi (Segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici in Italia) e Patrizia Giunti (Presidente della Fondazione Giorgio La Pira), che hanno richiamato il valore della partecipazione, della fraternità e dei corpi intermedi come antidoto alla crescente polarizzazione politica e culturale. Da amministratore locale non posso che condividere questa impostazione. La democrazia non si rigenera soltanto modificando leggi elettorali o assetti costituzionali. Si rafforza ogni giorno nei luoghi dove le persone imparano ad ascoltarsi, a collaborare, a costruire opere comuni, ad assumersi responsabilità e a confrontarsi senza trasformare l'avversario in un nemico. Le associazioni, il volontariato, le cooperative, le scuole, le parrocchie, i sindacati, i partiti e le amministrazioni comunali continuano a rappresentare quel tessuto di relazioni che alimenta il capitale sociale del Paese. Come ha efficacemente ricordato Giorgio Vittadini, la democrazia non nasce nelle urne: nasce molto prima, dentro le comunità che educano, costruiscono opere e formano persone libere e responsabili.

PAOLO FONTANA 13 lug 2026 16:12