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di PIER ARCANGELO DI VORA 07 gen 11:26

Vivere le festività

Siamo appena usciti dalle festività natalizie mescolate nel mazzo che chiamiamo “vacanze”. Ma serve tirare in ballo ancora il Natale quando si sta pensando al Capodanno o all’Epifania “che tutte le feste porta via”?

Viviamo in un mondo pieno di feste religiose che arrivano a scadenze regolari. Ma sembrano spazi vuoti poco coinvolgenti in cui entrano ricordi sbiaditi o scampoli di folclore che hanno poco da spartire con il Vangelo. Non ci toccano più di tanto perché voltiamo pagina rimanendo quelli di prima, come allude il detto popolare: “Passata la festa, gabbato lo Santo”. Siamo appena usciti dalle festività natalizie mescolate nel mazzo che chiamiamo “vacanze”. Ma serve tirare in ballo ancora il Natale quando si sta pensando al Capodanno o all’Epifania “che tutte le feste porta via”? Ora è tempo di carnevale prima della Quaresima che ci condurrà alla Pasqua, la principale festività cristiana che abbiamo retrocesso in serie B perché non regge al confronto consumistico. Si parla da decenni della necessità di una nuova evangelizzazione per uscire dallo stato confusionale in cui annaspa la nostra fede e consolidarne le colonne portanti.

Sotto questo aspetto Papa Bergoglio ci ha fatto una piacevole sorpresa con la Lettera apostolica “Admirabile Signum” sul significato e valore del presepio che il Santo di Assisi realizzò nel 1223 iniziando così una grande opera di evangelizzazione per tutti da cui nessuno fosse escluso o emarginato. Perciò la lettera non parla di Babbo Natale, anche se certi fondamentalisti temono la concorrenza. Il confronto però torna sempre a favore del Bambino di Betlemme, che ci viene incontro per amore, mentre l’omino rosso non dona se stesso e non salva nessuno. Il documento inoltre non fa alcun cenno alla cosiddetta “guerra dei presepi” di natura ideologica che fa a pugni con il messaggio natalizio. Il linguaggio di Papa Francesco raggiunge il cuore di tutti quelli che sanno creare anche con materiale povero capolavori di sorprendente bellezza. Il presepe, come ha riconosciuto anche il nostro Settimanale diocesano, gode ancora di buona salute. Non lasciamocelo rubare. La Chiesa per tradizione inizia l’anno liturgico con l’Avvento, invocando la venuta di Gesù e dovrebbe preparare l’accoglienza del Dio che si fa uomo sotto le spoglie di un Bambino debole e povero, nascendo come uno di noi. L’Incarnazione è un mistero inaudito senza precedenti. I testi delle Scritture riportano gli annunci dei Profeti, non a casaccio, ma secondo un piano di salvezza stabilito dall’eternità. Dopo 2000 anni non pochi si domandano ancora oggi: “Chi era (è) Costui? E’ l’invito a una nuova evangelizzazione come i tempi richiedono, a prendere in mano le Scritture senza le quali non ci si può dire Cristiani (San Gerolamo)”.

PIER ARCANGELO DI VORA 07 gen 11:26