Perché limitare i libri che viaggiano?
La lettera del Consigliere comunale con delega alle attività culturali e alle biblioteche del Comune di Brescia
I dati ricognitivi di prestiti e utenti delle biblioteche bresciane nel 2025, oggetto di recenti articoli di stampa, mettono il riflettore sull’eccellenza del nostro servizio bibliotecario. Il confronto positivo con il dato nazionale e la costante crescita riempiono di orgoglio chi rappresenta il sistema bibliotecario cittadino, il più grande della nostra rete provinciale, con circa 19mila utenti nell’anno passato. Risultati ottimi che ci aspettiamo di vedere confermati anche sul 2026, appena avremo il dato consolidato dell’anno corrente.
Eppure, proprio mentre i numeri premiano il lavoro di biblioteche, bibliotecari e volontari, dal 15 luglio la Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese, su impulso politico della Provincia di Brescia, ha imposto a ogni utente, in via sperimentale, un limite di tre prestiti interbibliotecari al mese.
La scelta nasce dichiaratamente dall’aumento dei costi del servizio di trasporto dei volumi, che la Provincia ha deciso di non coprire. Nella Consulta della Rete il nostro Sistema bibliotecario, quello del Comune di Brescia, è stato l’unico a votare contro. Secondo la Provincia il limite riguarderebbe una minoranza di utenti: in sostanza, i lettori più accaniti. Il che però costituisce un evidente paradosso: da un lato si promuove la lettura, dall’altro si limita chi legge di più.
Siamo in attesa dei risultati definitivi della sperimentazione, che puntava a ridurre il numero dei prestiti interbibliotecari – e i costi che ne conseguono. Ma anche se l’obiettivo fosse stato raggiunto, possiamo davvero considerare un successo il fatto che circolino meno libri?
Il compito di un servizio pubblico è promuovere la lettura, non razionarla. Il patrimonio delle nostre biblioteche è un bene comune, e i libri devono poter viaggiare verso chi vuole leggerli, ovunque viva. Il prestito interbibliotecario mette sullo stesso piano chi abita in un piccolo comune di valle e chi abita in città, chi ha una libreria in casa e chi non ce l’ha, chi ha difficoltà motorie o economiche che impediscono di raggiungere biblioteche lontane.
Limitarlo significa rialzare proprio quelle barriere all’accesso che dipendono dalle condizioni di nascita e dal luogo in cui si vive. Quando un servizio funziona e cresce, la risposta giusta è investire, non mettere un tetto. Abbiamo votato contro questa riduzione e continuiamo a chiedere che la Provincia faccia un passo indietro.