Tornerà presto il sole: ricordando Carlo Bianchi
“Tornerà presto il sole”, scriveva Carlo Bianchi ai propri familiari dal carcere milanese di San Vittore. In realtà tale speranza per lui non si realizzerà e verrà fucilato a Fossoli il 12 luglio 1944. La sua testimonianza tuttavia è rimasta viva e oggi splende più che mai. Cresciuto nell’Azione Cattolica e nella Fuci, negli anni della seconda guerra mondiale si attiva per le persone povere e disagiate dando vita alla “Carità dell’arcivescovo”, per inserirsi poi nell’attività resistenziale con le Fiamme Verdi di Teresio Olivelli e con l’Oscar, l’organizzazione creata da alcuni sacerdoti per favorire l’espatrio di quanti erano braccati dai nazifascisti. Consapevole dei rischi che correva, continuò nella propria attività per porre le basi di un mondo migliore. Fino al sacrificio della vita.
La figura di Carlo Bianchi è stata a lungo ingiustamente sottovalutata, tanto che la sua biografia non è presente neppure nel Dizionario storico del movimento cattolico. Eppure ci troviamo di fronte ad un grande testimone-martire, ad un padre di famiglia che, pur avendo una moglie e tre bimbi piccoli che lo aspettavano a casa, si coinvolse nella Resistenza contro il nazifascismo fino al sacrificio della vita.
Ora un libro di Anselmo Palini: Carlo Bianchi "Per un domani non solo di pane, ma di giustizia e di libertà", Editrice Ave, Roma febbraio 2025, Prefazione di Paolo Trionfini, Postfazione di Carla Bianchi Iacono, intende proprio offrire un contributo per ovviare ad una tale dimenticanza.
Il libro verrà presentato venerdì 17 aprile ore 20,30 presso l’auditorium San Giovanni a Coccaglio su iniziativa dell’Associazione Gervasio Pagani. La parte narrativa sarà svolta da Anselmo Palini, autore del libro su Carlo Bianchi; intermezzi musicali con clarinetto, violoncello e pianoforte saranno proposti da Danilo Foschetti, Mattia Ferrari e Francesco Vescovi. Le letture di alcuni brani tratti dal libro saranno a cura di Daniele Squassina.
Il libro è arricchito dalla prefazione di Paolo Trionfini, che purtroppo ci ha lasciato improvvisamente nei mesi scorsi (era professore associato di Storia contemporanea presso l’Università di Parma e direttore dell’Isacem, Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del Movimento cattolico in Italia Paolo VI), e dalla postfazione di Carla Bianchi, figlia di Carlo Bianchi, nata quaranta giorni dopo la fucilazione del padre a Fossoli.
Carlo Bianchi fa parte di quella schiera di persone definite “partigiani senza fucile” in quanto si opposero al nazifascismo senza impugnare le armi, ma operando tuttavia attivamente e mettendo a rischio la propria vita, nella stampa clandestina, nell’aiuto per nascondere o far espatriare quanti erano ricercati, nel tenere i collegamenti fra le formazioni attive nella lotta contro il nazifascismo.
Ha scritto l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini: "Vorrei prendere spunto da un uomo come Carlo Bianchi, per dire che c’è un modo un po’ speciale dei cattolici di buona volontà, di reagire a quello che è sbagliato: seminare il bene per combattere il male".