Inselvini: servizio sanitario in veste da sicario
“Il primo caso in Lombardia di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario è - scrive Paolo Inselvini, eurodeputato FdI-ECR - la drammatica conseguenza del percorso aperto dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato, che ha dichiarato, in determinate circostanze, la non punibilità dell’aiuto al suicidio. Ecco cosa avviene quando si apre una porta all’eutanasia: ci si sporge su una china pericolosa senza fine".
Superato anche il parere del Consiglio. "Ancora più grave è il fatto che il 19 novembre 2024 il Consiglio regionale della Lombardia, democraticamente eletto, ha approvato la questione pregiudiziale decidendo di non procedere alla trattazione del progetto di legge regionale di iniziativa popolare sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Un pronunciamento politico chiaro che oggi, di fatto, viene scavalcato attraverso delle linee guida amministrative. Non è accettabile che su una materia così delicata si possa aggirare la volontà espressa dall’assemblea legislativa regionale. Siamo arrivati al punto in cui l'amministrazione pubblica, anziché essere fino all’ultimo al fianco di chi soffre per curarlo, assisterlo e accompagnarlo, si fa da sicario e fornisce il farmaco e gli strumenti necessari per uccidersi. È questa l’idea di sanità pubblica che vogliamo in Lombardia? Per noi no. La vita umana, soprattutto quando fragile e segnata dalla sofferenza, non può diventare un problema da risolvere con un farmaco letale. Ogni Vita vale, dal concepimento a morte naturale, e continueremo a ribadirlo inesorabilmente. E l'unico modo vero per aiutare queste persone è stare al loro fianco con amore, utilizzare fino in fondo lo strumento delle cure palliative e ribadire che ognuno di noi, al di là della propria condizione, è una persona con una propria dignità”.