Paola Pollini, azzardo: rafforzare i controlli
Gioco d’azzardo, legalità e infiltrazioni mafiose: rafforzare i controlli per tutelare cittadini e territori. L'intervento di Paola Pollini, Consigliera di Regione Lombardia e Presidente della Commissione speciale Antimafia, anticorruzione, trasparenza ed educazione alla legalità
"Il gioco d’azzardo e il sistema delle mafie: lo Stato e, dunque, i cittadini ci perdono sempre". È questo il punto di partenza della riflessione di Paola Pollini, presidente della Commissione Antimafia di Regione Lombardia, a seguito della presentazione del terzo rapporto “Non così piccoli”, realizzato da Fondazione ISSCON, Federconsumatori e CGIL. Per comprendere la dimensione attuale del fenomeno è necessario partire dalle sue origini. In Italia, il processo di regolamentazione del gioco pubblico risale al decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496, recante “Disciplina delle attività di giuoco”, che attribuì allo Stato, attraverso il Ministero delle Finanze, competenze specifiche in materia.
Da allora si è sviluppato un lungo percorso di progressiva regolamentazione e ampliamento dell’offerta di gioco, inizialmente attraverso il sistema dei Monopoli e, successivamente, anche mediante il ricorso a concessioni statali affidate a soggetti privati.
Nel corso degli ultimi 70 anni il gioco d’azzardo ha progressivamente cambiato dimensione e percezione sociale: da fenomeno tradizionalmente associato alla perdizione è diventato, in molti casi, un passatempo ordinario. A partire dalla metà degli anni Novanta, inoltre, il gioco ha assunto un ruolo sempre più rilevante anche come fonte di entrate per le finanze pubbliche.
Nel tempo si sono moltiplicate le modalità di gioco: dal Lotto, inizialmente caratterizzato da una sola estrazione settimanale, si è arrivati a un'offerta estremamente ampia e diversificata, che comprende giochi numerici, scommesse, sale Bingo, apparecchi da intrattenimento e gioco online.
Questa progressiva espansione dell’offerta ha modificato profondamente il settore, aumentando il numero dei luoghi e dei canali attraverso i quali è possibile giocare. Non sempre, tuttavia, alla crescita dell’offerta è corrisposta una valutazione altrettanto attenta delle possibili conseguenze sociali.
Tra queste rientrano il disturbo da gioco d’azzardo, l’usura, le difficoltà economiche familiari, la criminalità e i rischi di infiltrazione della criminalità organizzata.
In Commissione Antimafia di Regione Lombardia, tra il 2024 e il 2025 abbiamo svolto una serie articolata di audizioni, dalle quali è emersa la complessità del rapporto tra gioco legale e gioco illegale.
Il gioco illegale continua a muoversi lungo un binario parallelo rispetto a quello legale e rappresenta un fenomeno difficile da quantificare. Le attività di contrasto al riciclaggio hanno evidenziato nel tempo come il settore del gioco possa essere utilizzato anche per movimentare e reimpiegare capitali di provenienza illecita.
È proprio questo uno degli aspetti che richiede maggiore attenzione: l’esistenza di un mercato legale non elimina automaticamente quello illegale e, in presenza di controlli insufficienti, può creare vulnerabilità che devono essere costantemente monitorate.
Con l’evoluzione tecnologica il fenomeno è diventato ancora più complesso. Alla tradizionale movimentazione di denaro contante si sono affiancati pagamenti digitali, piattaforme online, sistemi di trasferimento elettronico e, più recentemente, strumenti finanziari digitali. La dimensione transnazionale delle piattaforme e l'utilizzo di server e centri di elaborazione dati collocati all'estero possono rendere più complessi i controlli.
Le audizioni svolte dalla Commissione hanno inoltre raccolto testimonianze relative all’interesse della criminalità organizzata verso il settore del gioco online già a partire dai primi anni Duemila.
I dati riportati nel Libro Nero dell’azzardo 2026 evidenziano la dimensione economica raggiunta dal settore. Secondo il rapporto, nel 2025 la raccolta complessiva avrebbe superato i 165 miliardi di euro, mentre le perdite dei giocatori si avvicinerebbero ai 22 miliardi di euro.
Sempre secondo i dati riportati nel rapporto, la raccolta complessiva sarebbe pari a circa il 7,3% del PIL nazionale, mentre le entrate erariali derivanti dal gioco si attesterebbero a circa 11,4 miliardi di euro, pari al 6,9% della raccolta.
Sono numeri che impongono una riflessione non soltanto economica, ma soprattutto sociale e istituzionale.
Il tema, infatti, non può essere affrontato limitandosi alla quantità di denaro movimentata. È necessario considerare anche i costi sociali e sanitari collegati al fenomeno, così come i rischi connessi all’usura, al riciclaggio e alle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Per contrastare illegalità, infiltrazioni criminali e dipendenza è indispensabile una forte sinergia tra istituzioni, amministrazioni locali e forze dell’Ordine. Per questo, nell’ambito dell’assestamento di bilancio, ho presentato un ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale, finalizzato a rafforzare i controlli sul gioco d’azzardo, un fenomeno con un impatto significativo sul benessere sociale.
In Lombardia abbiamo visto come il disturbo da gioco d’azzardo e i fenomeni di infiltrazione criminale possano intrecciarsi con problematiche quali il riciclaggio di denaro, il lavoro irregolare e l’usura, generando costi rilevanti per la collettività in termini di salute, sicurezza e coesione sociale.
Potenziare i controlli significa quindi tutelare i cittadini e rendere più sistematiche quelle buone pratiche che da anni chiediamo di rafforzare: dai distanziometri agli orari di spegnimento degli apparecchi, fino alla corretta informazione sui rischi del gioco e alla prevenzione dell’accesso dei minori.
L’emendamento approvato incrementa di 100 mila euro per ciascuna delle annualità 2026, 2027 e 2028 le risorse destinate alla Missione “Ordine pubblico e sicurezza”, con l’obiettivo di sostenere l’attività della Polizia Locale nel contrasto al gioco d’azzardo illegale e patologico.
Le risorse potranno essere utilizzate, tra le altre cose, per: pattugliamenti straordinari nelle fasce orarie maggiormente a rischio; verifiche sul rispetto delle distanze dai luoghi sensibili; controlli sul rispetto degli orari di spegnimento degli apparecchi; verifiche nei locali per prevenire l’accesso dei minori; ispezioni finalizzate ad accertare la rimozione degli apparecchi non autorizzati; formazione specialistica degli agenti di Polizia Locale; realizzazione di banche dati comunali integrate con Regione Lombardia; definizione di protocolli operativi condivisi con ATS e Guardia di Finanza.
Un altro elemento che merita attenzione emerge dalla terza edizione di “Non così piccoli”, lo studio realizzato da Fondazione ISSCON, Federconsumatori e CGIL, che ha analizzato 3.146 comuni con popolazione compresa tra 2.000 e 10.000 abitanti.
Tra i dati riportati emerge, ad esempio, quello di Polaveno, dove il giocato passa da 11,3 a 42,1 milioni di euro, e quello di Moniga del Garda, che, al contrario, passa da 22,9 a 3,4 milioni, con una riduzione superiore all’85%.
Numeri di questa natura, soprattutto quando presentano variazioni molto repentine e difficili da spiegare sulla base delle sole dinamiche demografiche o commerciali, devono rappresentare un elemento di attenzione per le amministrazioni.
Non significa, naturalmente, che una variazione della raccolta costituisca di per sé la prova di un’attività criminale. Significa però che le anomalie devono essere monitorate e, quando necessario, approfondite dagli organismi competenti.
I dati messi a disposizione dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli possono quindi rappresentare uno strumento importante per le amministrazioni locali, soprattutto se utilizzati in collaborazione con Regione Lombardia, Prefetture, forze dell’ordine, ATS e autorità competenti.
In questa prospettiva assume particolare interesse anche l’esperienza dei Patti di Comunità, come quello avviato nel Comune di Rho nel 2024. Si tratta di un modello di governance territoriale partecipata e multisettoriale che mette insieme prevenzione, educazione, responsabilizzazione e collaborazione tra istituzioni e comunità locale. È un approccio che merita di essere valorizzato e ulteriormente sviluppato, perché il contrasto al gioco d’azzardo patologico e alle possibili infiltrazioni criminali non può essere affidato a un solo soggetto. Servono controlli, ma anche prevenzione. Servono forze dell’ordine, ma anche amministrazioni locali, servizi sanitari, scuole, associazioni e cittadini.
Il nostro obiettivo deve essere quello di costruire un sistema nel quale i dati vengano utilizzati per intercettare tempestivamente le anomalie, i controlli siano effettivi e coordinati e la prevenzione diventi parte integrante delle politiche territoriali.
Contrastare il gioco illegale e prevenire il disturbo da gioco d’azzardo significa tutelare la salute, la sicurezza e la legalità dei nostri territori. Ed è una responsabilità che deve coinvolgere tutte le istituzioni.
©Siciliani Gennari/Sir