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Milano
di REDAZIONE 10 feb 2022 07:35

Più fragili dopo la tempesta?

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Una ricerca dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil di Lombardia dopo due anni di pandemia

Com’è cambiata l’età anziana dopo quasi due anni di pandemia? Come sono cambiate le condizioni di vita, i bisogni, i desideri, le risorse su cui contare? Le risposte a queste domande arrivano dai dati raccolto dall’Osservatorio regionale delle terza età promosso dai sindacati dei pensionati Cgil. Cisl e Uil di Lombardia

Nell’ambito dell’Osservatorio è stata condotta una prima ricerca su un campione rappresentativo di oltre mille ultra 65enni distribuiti su tutto il territorio regionale. I dati della ricerca, presentata nei giorni scorsi non sono incoraggianti. Due anni di pandemia restituiscono, infatti, un’età anziana in cui coesistono almeno due mondi diversi: quello dei giovani anziani, sessantenni e inizio settantenni, che a dire il vero nemmeno si riconoscono come anziani, e quello dei grandi anziani, ultra 80enni. Due mondi molto diversi per condizioni di vita, di salute, risorse a disposizione, uso del tempo, prospettive. Mentre gli ultra 80enni continuano a crescere, il gruppo che sta oggi sempre più consolidandosi è quello dei giovani anziani, un’età in cui stanno entrando i baby-boomers: persone nate tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, mediamente più istruite, socializzate, dinamiche, con una familiarità con le nuove tecnologie nettamente maggiore.

In Lombardia quasi un terzo degli anziani vive da solo e il 14% degli ultraottantenni vive un'autoreclusione domestica importante: una percentuale che in numeri assoluti corrisponde a 100mila anziani che si trovano a vivere confinati in casa, con evidenti problemi nella fruizione dei necessari servizi quotidiani. Gli ultra 65enni lombardi sono circa 2,3 milioni e aumentano al ritmo di 40/50mila all'anno. Contando anche la fascia di popolazione che supera gli 85 anni, si calcolano oltre 400mila (oltre il 15%) persone con problemi di non autosufficienza. Si tratta soprattutto dei cosiddetti 'grandi anziani', che abitano da soli e che spesso hanno bassi livelli di istruzione. Tra gli aspetti più problematici c'è l'accesso all'abitazione: un anziano su tre riporta la presenza di ostacoli, anche lievi - come gradini o porte strette, che rendono difficoltosa la deambulazione a casa propria.

La solitudine è percepita maggiormente dagli anziani che vivono nei piccoli centri, mentre si riduce per esempio a Milano, nonostante la quota di anziani che vive da sola nel capoluogo sia maggiore della media regionale. E proprio il capoluogo lombardo emerge come una realtà a parte: qui gli anziani vivono più spesso in affitto che altrove, ma sembrano essere un po' più autonomi anche grazie a relazioni, trasporti e supporti più densi rispetto al resto della regione.
Gli uomini escono molto di più delle donne anziane e chi è più istruito esce e socializza di più. E mentre l'83% degli aiuti ricevuti proviene da familiari, oggi di fronte ai nuovi bisogni causati dall'emergenza pandemica, i familiari sono riusciti ad offrire un'azione di supporto solo nel 49% dei casi.
Da qui la conclusione del rapporto: la pandemia ha reso più fragile chi lo era già.

REDAZIONE 10 feb 2022 07:35