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Roma
di BENEDETTA CAPELLI - VATICAN NEWS 26 gen 2026 07:23

Divisioni che rendono opaco il volto di Cristo

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Celebrando nella Basilica ostiense i secondi Vespri nella solennità della conversione di San Paolo, Leone XIV ha ricordato che la missione dei cristiani è annunciare Cristo e avere fiducia in lui. “Preghiamo – ha affermato il Pontefice - affinché i semi del Vangelo continuino a produrre frutti di unità, di giustizia e di santità, a beneficio della pace fra i popoli e le nazioni del mondo intero"

“Noi siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo, manifestiamolo!”: queste parole di papa Leone XIV hanno risuonato nella Basilica di San Paolo fuori le mura durante i secondi Vespri di ieri 25 gennaio che hanno concluso la 59.ma Settimana di preghiera di unità dei cristiani. Sono parole che arrivano come uno sprone, un invito fecondo ai fratelli delle diverse Chiese e comunioni cristiane presenti in Basilica per continuare a camminare insieme, per arrivare a “comunicare” con “una voce sola la fede agli uomini e alle donne del nostro tempo”.

L’inno “Excelsam Pauli gloria”, cantato dal Coro della Basilica di San Paolo e della Cappella Sistina nel corso dei Vespri, esalta “il glorioso trionfo di Paolo”, a raccontare il mutare del “più piccolo tra gli apostoli”, definitosi così perché si riteneva indegno a causa del suo passato da persecutore della Chiesa. Un passato che però non lo rende prigioniero, ha sottolineato il Papa, lui stesso invece si definisce “prigioniero a motivo del Signore”: una prospettiva completamente diversa. Il cambiamento dell’uomo passa attraverso un nome differente, la vita nuova che Dio dona nell’incontro con Lui. “Ci viene così ricordato – ha affermato Leone XIV - che la sua missione è anche la missione di tutti i cristiani di oggi: annunciare Cristo e invitare tutti ad avere fiducia in Lui”.

Papa Leone ha poi ricordato la celebrazione dello scorso 28 novembre durante il suo primo viaggio apostolico in Turchia e Libano, insieme a Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, a Iznik, l’antica Nicea, per ricordare il 1700.mo anniversario del Concilio “Recitare insieme il Credo niceno nel luogo stesso della sua redazione – ha sottolineato il Pontefice - è stata una testimonianza preziosa e indimenticabile della nostra unità in Cristo”.

Un “momento di fraternità” e di ringraziamento perché il Signore “ha operato nei Padri di Nicea, aiutandoli ad esprimere con chiarezza la verità di un Dio che si è fatto prossimo a noi incontrandoci in Gesù Cristo”.

Richiamando poi il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” – dalla lettera agli Efesini, Leone XIV ha ricordato l’importanza e l’insistenza di quell’ “uno” che colpisce e commuove, che spinge “verso la piena unità e la comune testimonianza del Vangelo”.

L’andare insieme rimanda poi al cammino sinodale che Francesco, ha ricordato papa Leone XIV, considerava “ecumenico” tant’è che nei Sinodi del 2023 e 2024 erano presenti alcuni delegati fraterni. Una strada, ha evidenziato il Papa, “per crescere insieme nella reciproca conoscenza delle rispettive strutture e tradizioni sinodali” e in particolare guardando al 2033 nel Giubileo bimillenario della Redenzione.

BENEDETTA CAPELLI - VATICAN NEWS 26 gen 2026 07:23