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Brescia
di DIANA PAPA 02 feb 2026 10:41

La vita consacrata e la profezia della presenza

La lettera “Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata”, inviata dal Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, in occasione della XXX Giornata mondiale della Vita consacrata, che si celebra oggi, lunedì 2 febbraio, offre delle coordinate che rimandano a una seria riflessione.

Nella Lettera è evidenziata la forte dimensione profetica dei consacrati/e, nonostante vivano spesso in situazioni complesse. Nelle società in cui si rivelano delle fragilità, a livello politico, sociale o istituzionale, la vita consacrata infatti è un segno eloquente di Dio che non abbandona nessuno. Considerando le forme diverse di consacrazione, nella Lettera si ribadisce ciò che accomuna tutti i consacrati/e: “una sola profezia prende corpo: restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia”.

È un invito per verificare il nostro cammino. Come noi consacrati/e stiamo vivendo con fedeltà a Cristo e al Vangelo? In che modo superiamo le difficoltà e quali aspetti della nostra vita siamo chiamati ad approfondire o convertire?

Volgendo lo sguardo sulla situazione odierna, talvolta rischiamo di credere che molte cose non vanno. Se interpretiamo gli eventi con fede, attivando il cuore e la mente, possiamo definire questo un tempo di transizione, di crisi, cioè di passaggio salutare. È una possibilità che ci viene donata, perché noi consacrati/, rivisitando la radice della vocazione, ci ricentriamo con passione in Cristo e nel Vangelo.

Si parla oggi di fragilità umana che attraversa più o meno l’esistenza di tutti. Come la stiamo gestendo? Se è riconosciuta, accolta e gestita, può essere, in realtà, trasformata in risorsa, in energia positiva per sé e per gli altri. Quando condiziona la vita della persona, rendendola molte volte invalidante, è perché il singolo si lascia assorbire solo dalle ferite senza riconoscere in sé una vasta gamma di potenzialità animate dallo Spirito di Dio.

Nel momento in cui la persona connette tutti i livelli che la compongono – biologico, psicologico, spirituale o esistenziale-, le stesse ferite non possono più condizionare il cammino personale o comunitario, perché vengono riconosciute in uno spazio delimitato che rimane circoscritto all’interno di confini ben precisi. Quando l’individuo accoglie le proprie ferite, attiva tutte le energie e diviene segno di speranza, perché “la fragilità ci rende umani” (Papa Francesco, 4 gennaio 2023).

L’unificazione profonda avviene quando la persona ritrova in sé il senso della propria vita, Cristo e il Vangelo, e si accoglie così com’è, senza idealizzarsi. Allora riprende con passione il cammino di consacrato/a, si riconcilia con se stesso/a e con gli altri, sceglie di vivere evangelicamente senza possedere nulla, di servire tutti nella gratuità senza fughe individuali, senza occupare spazi di potere. Unificandosi in profondità in Cristo, scopre la presenza concreta degli altri, vicini e lontani, e apre con loro processi di dono e di generatività senza competizioni, dando anche la vita.

Il consacrato/a, mettendo al centro della sua esistenza Gesù Cristo e il Vangelo, impegna tutte le risorse per custodire la comunione e il bene comune. Non rinunzia al proprio pensiero, ai propri sentimenti, al proprio agire, ai progetti personali, ma sceglie costantemente di rendere visibile con i comportamenti e con gli atteggiamenti umani ed evangelici la presenza di Cristo, ovunque e sempre, attendendo con speranza anche i tempi di maturazione di sé e degli altri.

Non si va dietro a idealismi o a programmazioni che esulano dalla realtà, ma si mette sempre in relazione la propria vita, la comunità, la società con Gesù Cristo. Vivendo continuamente alla Sua presenza, si rende credibile l’amore del Signore e il Vangelo.

Paolo afferma ognuno è tempio di Dio (cfr. 1 Cor 3,17). Che cosa ci aiuta ad unificare la nostra vita in Cristo, senza privatizzare il tempo e lo spazio ed essere aperti all’ascolto del Signore e delle donne e degli uomini del nostro tempo?

L’uso non regolamentato dei social occupa tanto spazio della nostra giornata. Il silenzio profondo che ci mette in comunicazione con Dio viene spesso mortificato e le relazioni vanificate. Sentiamo ma non ascoltiamo, ci facciamo prendere dalla moltiplicazione di tante notizie senza verificare la fonte, ci lasciamo distrarre dalla pseudocultura che ci porta a vivere in superficie.

Come possiamo curare la relazione con il Signore e in che modo coltivare la vita spirituale? Oggi sembra eliminato dal nostro vocabolario il senso della mistica, che è essere consapevoli che viviamo continuamente nel cuore di Dio, attraverso cui apprendiamo l’arte del vivere umano e cristiano, e quello dell’obbedienza che è permettere alle persone, preposte al nostro cammino, di verificare insieme, concretamente, la nostra fedeltà personale e fraterna a Gesù e al Vangelo.

Ritornare a Cristo è ripresentare il volto umano e divino tra la gente che si incontra, è riscoprire la strada per ritrovare il contatto autentico con gli altri e condividere con loro le gioia o le sofferenze, senza ricorrere al solo messaggio scritto o vocale che fa morire pian piano il senso della prossimità e quindi della relazione.

È un tempo cruciale questo, perché Gesù Cristo ci invita a ritrovare l’orientamento, per essere autentici suoi testimoni oggi, poiché c’è l’urgenza di far vedere Dio sulle strade del mondo, vivendo e incarnando il Vangelo…

Il mondo ha bisogno di messaggeri di umanità che comunicano visibilmente la pace e il bene!

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

DIANA PAPA 02 feb 2026 10:41