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Gerusalemme
di MASSIMO VENTURELLI 02 apr 08:29

Mons. Peroni: dal mondo al Mistero

“La divina Provvidenza sa sorprenderci e condurci su percorsi imprevisti, anche se desiderati”. Questo il commento di mons. Vincenzo Peroni (nella foto) che, terminato il suo servizio a Roma come cerimoniere pontificio per le celebrazioni liturgiche del Papa, si appresta a vivere la sua prima Pasqua a Gerusalemme. Da qualche mese, infatti, il sacerdote originario del Villaggio Sereno a Brescia, svolge il suo servizio pastorale presso la Custodia di Terra Santa. “Dopo gli anni trascorsi a Roma, che spesso mi hanno visto viaggiare in ogni angolo della terra per consentire al Papa di incontrare le Chiese locali e i diversi popoli per annunciare il Vangelo e confermare i cristiani nella fede – afferma don Vincenzo parlando del suo nuovo ministero a Gerusalemme – ora il Signore mi ha condotto nella sua terra. Ogni giorno posso celebrare la Messa sul Calvario o nella Tomba vuota di Gesù: una grazia singolare!”. Da tre mesi don Vincenzo vive nella Basilica del Santo Sepolcro con i frati francescani minori, con cui condivide, in condizioni logistiche precarie, gli orari monastici (levate notturne per la preghiera), garantendo la continuità della preghiera liturgica, che, ininterrottamente da secoli, segna la presenza della Chiesa latina nel luogo che custodisce la memoria certa della passione, morte e risurrezione di Gesù.

“Qui mi è concesso di vivere nel nascondimento! – continua nel suo racconto don Vincenzo Peroni –. E mi colpisce molto che il mio arrivo in Terra Santa coincida con l’anno dedicato a San Giuseppe: certo non lo potevo prevedere e lo considero un grande dono. Come Giuseppe, posso vivere l’intimità con Gesù, nel ripetersi apparentemente monotono dei ritmi quotidiani. Come Giuseppe, mi è chiesto di custodire Gesù, i luoghi della Sua presenza fisica sulla terra e i pochi cristiani qui rimasti, in un contesto caratterizzato da mille contraddizioni e dall’incontro (e scontro) tra diverse culture e tradizioni”. Più di una persona, continua don Vincenzo nel suo racconto, gli ha chiesto in questi mesi in cosa consista il suo nuovo impegno pastorale. “Vivo una forma di vita che agli occhi del mondo può apparire inutile e impotente – racconta – .Eppure, qui, nel nascondimento, nella fragilità e nell’apparente inutilità, a nome della Chiesa, semplicemente vivendo la quotidianità e celebrando la liturgia, contribuisco col mio umile servizio, a mantenere vivo e visibile il collegamento con il Mistero fondamentale della nostra fede: la Pasqua. E qui intercediamo per la Chiesa e per tutta l’umanità. E l’intercessione, cioè parlare al Signore dei fratelli, ponendoli sotto il Suo sguardo d’amore, è una forma alta e urgente di carità”.

Anche don Vincenzo, come i francescani della Custodia, sta per vivere una Pasqua segnata pesantemente dalla pandemia senza pellegrini, anche se, ricorda, la celebrazione dei misteri non ha mai subito interruzioni e i cristiani locali hanno sempre potuto parteciparvi. Spera, però, come tantissimi altri in Terra Santa e in ogni altra parte del mondo, che, una volta superata questa drammatica fase storica, le vie e le chiese della Città Santa possano tornare ad accogliere questa preziosa presenza. “Intanto – conclude il sacerdote – noi portiamo e custodiamo tutti qui con la nostra povera preghiera e con l’offerta della nostra vita”.

MASSIMO VENTURELLI 02 apr 08:29