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Città del Vaticano
di MICHELA NICHOLAIS 08 apr 2026 11:46

La santità non è un privilegio per pochi

“A seguito di queste ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo, accolgo con soddisfazione e come segno di viva speranza l’annuncio di una tregua immediata di due settimane”. Lo ha detto Leone XIV, al termine dell’udienza di oggi, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana. “Solo attraverso il ritorno al negoziato si può giungere alla fine della guerra”, ha proseguito il Papa: “Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo”. “Rinnovo a tutti l’invito ad unirsi a me nella Veglia di preghiera per la pace, che celebreremo qui nella basilica di San Pietro sabato 11 aprile”, l’appello al termine della catechesi, dedicata al quinto capitolo della Lumen Gentium, che tratta dell’universale vocazione alla santità di tutti i fedeli.

“La santità non è un privilegio per pochi,

ha esortato il Pontefice, “ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo”. “La carità è il cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati”, ha ricordato Leone sulla scorta del documento conciliare: “il livello più alto della santità, come all’origine della Chiesa, è il martirio”. Per questo, “ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue, come è sempre accaduto e accade anche oggi”. Questa disponibilità alla testimonianza, secondo il Pontefice, “si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella società, impegnandosi per la giustizia”.

“Tutti i battezzati devono essere santi,

cioè veramente suoi figli degni, forti e fedeli”, l’invito: “Questo si realizza come una trasformazione interiore, per cui la vita di ogni persona viene conformata a Cristo in virtù dello Spirito Santo”, ha spiegato il Papa: “Tutti i sacramenti, in modo eminente l’Eucaristia, sono nutrimento che fa crescere una vita santa, assimilando ogni persona a Cristo, modello e misura della santità. Egli santifica la Chiesa, della quale è Capo e Pastore: la santità è, in quest’ottica, dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno”.

La santità è “una caratteristica costitutiva” della Chiesa cattolica, “da ricevere nella fede, in quanto essa è creduta indefettibilmente santa”, ha sintetizzato Leone: “Ciò non significa che lo sia in maniera piena e perfetta,

ma che è chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna, camminando fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”, ha precisato citando Sant’Agostino. “La triste realtà del peccato nella Chiesa, cioè in tutti noi, invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carità”, l’appello del Pontefice: “Proprio questa grazia infinita, che santifica la Chiesa, ci consegna una missione da compiere giorno dopo giorno: quella della nostra conversione”.

La santità, infatti, “non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria”.

In questa prospettiva, svolge “un ruolo decisivo” la vita consacrata, di cui il documento conciliare tratta nel capitolo sesto. “Nel popolo santo di Dio essa costituisce un segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui ed ora della storia”, l’omaggio di Leone XIV, che ha citato i tre consigli evangelici che danno forma ad ogni esperienza di vita consacrata: la povertà, la castità e l’obbedienza. “Queste tre virtù non sono prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio”, ha commentato:

“La povertà esprime il pieno affidamento alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dal tornaconto; l’obbedienza ha per modello il dono di sé che Cristo ha fatto al Padre, liberando dal sospetto e dal predominio; la castità è la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa”.

“Conformandosi a questo stile di vita, le persone consacrate testimoniano l’universale vocazione alla santità di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale”, ha concluso il Papa, secondo il quale “i consigli evangelici manifestano la partecipazione piena alla vita di Cristo, fino alla croce: è proprio dal sacrificio del Crocifisso che tutti veniamo redenti e santificati! Contemplando questo evento, sappiamo che non c’è esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santità”.

(Foto Calvarese/SIR)

MICHELA NICHOLAIS 08 apr 2026 11:46