Ucraina: la pace non può essere rimandata
A quattro anni dall'invasione russa, l'appello di papa Leone XIV affinché "si giunga senza indugio ad un cessate-il-fuoco, e si rafforzi il dialogo".
Alle prime luci dell'alba del 24 febbraio 2022 la Russia avviava l'invasione dell'Ucraina, dando il via a quella che Putin aveva qualificato come "operazione speciale" ma che, era di fatto una vera e propria aggressione. Dopo quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina, il cuore del Papa "va ancora alla drammatica situazione che – ha affermato ieri papa Leone dopo la preghiera dell'Angelus guidata dalla finestra del Palazzo apostolico - sta sotto gli occhi di tutti".
“Davvero – sono state le sue parole - ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana, lascia dietro di sé morte, devastazione, e una scia di dolore che segna generazioni. La pace non può essere rimandata, è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili”.
Il Papa ha rinnovato con forza il suo appello: "Tacciano le armi! Cessino i bombardamenti! Si giunga senza indugio ad un cessate-il-fuoco, e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace. Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino, e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono – tanto atteso! – della pace”.
Quello lanciato ieri è un appello che, a poche ore dal quarto anniversario dall’inizio dell’invasione russa su larga scala in Ucraina, ha un retrogusto amaro ma, nondimeno, continua a tenere accesa la speranza. È stato finora così, sin da quando puntualmente si levavano le accorate suppliche di papa Francesco per la pace nel cuore dell’Europa, unite all’affetto speciale per “il martoriato popolo ucraino”. Un'espressione, questa, diventata per moltissimi familiare. Suppliche rilanciate da Leone XIV già all’indomani dell’elezione quando definiva “insensata” questa guerra, affermando l’urgenza di giungere “al più presto a una pace autentica, giusta e duratura”. La liberazione di tutti i prigionieri e il ritorno dei bambini alle proprie famiglie ha segnato ripetutamente la preghiera del Pontefice.
Ora, il freddo intenso dell’inverno, che acuisce i danni dei bombardamenti, lo preoccupa particolarmente. “Si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso”, affermava nell’Urbi et Orbi di Natale.
Peraltro, nel solco dell’azione solidale con la popolazione ucraina già avviata dal predecessore, papa Leone XIV non ha fatto mancare gli aiuti dell’Elemosineria inviati a più riprese nel Paese. E, nel frattempo, ha colloquiato al telefono con il presidente russo Putin, ha ricevuto associazioni impegnate nella prossimità alle vittime di guerra, mamme e mogli di soldati ucraini al fronte, bambini e giovani privati di opportunità o, al contrario, beneficiari di accoglienza, ha incontrato pellegrini ucraini con cui ha lodato la fede di una terra "fecondata dalla testimonianza di tanti santi" e “irrigata con il sangue di molti martiri”. Ha ribadito, in occasione dell’udienza, a dicembre scorso, con il presidente ucraino Zelensky, la disponibilità della Santa Sede ad ospitare i negoziati. Si è spinto anche a contemplare un viaggio a Kyiv, pur ammettendo l’obbligo di un prudente realismo.
Di fronte all’escalation di un conflitto sempre più ibrido, con danni importanti a civili e infrastrutture, di ritorno dal suo primo viaggio internazionale, ha sottolineato l’importanza di un coinvolgimento dell’Europa e dell’Italia. “Serio impegno nel dialogo” auspicava a fine agosto mentre, per l’anniversario della festa nazionale ucraina, esprimeva “con il cuore ferito dalla violenza” tutto il cordoglio per i familiari dei caduti e per gli sfollati.