La diplomazia può ancora salvare tutto
Le reazioni al recente attacco dii Israele e Usa contro l'Iran. Gli esperti sono preoccupati per le sue ricadute regionali e gi effetti sui negoziati per la non proliferazione nucleare
Prosegue, con il suo pesante bilancio di vittime, l'operazione congiunta Usa‑Israele avviata nella prima mattinata di sabati 28 febbraio per abbattere il regime iraniano. Nei raid è stata uccisa la Guida suprema Ali Khamenei, dubbi invece sulle sorti dell'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. I Pasdaran hanno minacciato l'operazione "più feroce" della storia contro Israele e le basi statunitensi. Il presidente Usa Trump ha, invece, ricordato, che "se l'Iran colpirà duro, reagiremo con una forza mai vista prima". E che l’operazione potrebbe durare quattro settimane. Per il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato Maggiore della Difesa ed esperto dello Istituto Affari Internazionali (Iai), “l’ipotesi di un cambio di regime a Teheran appare, allo stato attuale, irrealistica”. “Perché si verifichi un vero ‘regime change’ – ha affermato in un’intervista concessa al Sir – occorre che esista un’alternativa interna organizzata e pronta a subentrare. Oggi non vedo un’opposizione strutturata in grado di assumere il controllo del Paese”. Più plausibile, secondo l’analista, che l’operazione abbia avuto una valenza dimostrativa e politica: “È anche un modo per mostrare i muscoli e, forse, per influenzare le trattative sul nucleare ancora in corso. Resta da capire quale sia l’obiettivo politico finale”.
Sul possibile ruolo della diaspora e di figure simboliche dell’opposizione come Reza Pahlavi, figlio dello scià Mohammad Reza Pahlavi, rovesciato dopo decenni di potere dalla Rivoluzione islamica del 1979, che portò all’attuale regime, Camporini ha invitato alla prudenza: “All’estero esistono personalità significative, ma non abbiamo elementi chiari per valutare quanto siano realmente radicate e credibili all’interno della società iraniana. Le informazioni sono spesso contraddittorie”. L’esperto ha richiamato inoltre la complessità dell’assetto istituzionale iraniano: “Accanto alle istituzioni formali vi è l’articolato sistema legato alla Rivoluzione islamica, con i Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, che controllano settori rilevanti dell’economia e dispongono di proprie strutture militari. È un sistema complesso, non facilmente scardinabile”.
Dal punto di vista strettamente militare, l’obiettivo dell’operazione, secondo Camporini, sembra essere “la riduzione delle capacità missilistiche iraniane che rappresentano una minaccia diretta per Israele”. Il sistema difensivo israeliano, articolato su più livelli, “ha mostrato una significativa capacità di intercettazione, pur sapendo che la protezione totale non esiste”. Le possibilità di una ritorsione iraniana su larga scala, ha aggiunto, “appaiono limitate soprattutto dalla distanza geografica e dall’efficacia degli apparati difensivi”.
Quanto alle ricadute regionali, “è inevitabile attendersi un riassetto degli equilibri”. Negli ultimi anni, ha ricordato Camporini, “abbiamo assistito a una competizione per l’influenza regionale che coinvolge, oltre all’Iran, anche Arabia Saudita e Turchia”. Senza dimenticare Russia e Cina, storicamente vicine al regime degli Ayatollah. Sul piano internazionale, “la Russia è fortemente impegnata sul fronte ucraino e difficilmente potrà andare oltre dichiarazioni politiche; la Cina, verosimilmente, manterrà un atteggiamento prudente sul piano militare, pur osservando con attenzione l’evoluzione degli eventi”.
Infine, uno sguardo all’Europa. “Il messaggio che arriva è chiaro: l’Europa deve interrogarsi sulla propria capacità di esprimere una politica estera comune, sostenuta da adeguate capacità di difesa. Le risorse esistono, ma occorre una volontà politica condivisa. In un contesto così fragile, non si può restare semplici spettatori”.
Anche la Rete Italiana Pace e Disarmo ha fatto sentire la sua voce dell’operazione militare in corso con un comunicato in cui esprime la sua “più ferma condanna” all’operazione militare congiunta denominata “Ruggito del leone”. “Esplosioni vicino al palazzo presidenziale, colonne di fumo nero nel cielo della capitale iraniana. Cittadini nei rifugi, ospedali evacuati, sirene d’allarme in tutto Israele mentre già partono i missili di risposta. L’intera regione mediorientale è di nuovo precipitata nel baratro”, si legge in un comunicato diffuso oggi. La Rete riunisce movimenti, associazioni, enti e organizzazioni promuovendo campagne per la pace e il disarmo. “Ribadiamo con forza quanto già affermato nelle nostre recenti prese di posizione”, scrivono nel comunicato. “Nessun obiettivo geopolitico giustifica la violenza militare e il suo inevitabile carico di morti, feriti e distruzione tra le popolazioni civili. L’attacco missilistico di Usa e Israele contro l’Iran non aiuterà le società civile iraniana a liberarsi del regime teocratico ma darà nuove motivazioni a Teheran per accelerare ed avviare in modo più esteso il proprio riarmo ed rafforzare la repressione interna”.ù
La Rete esprime anche “solidarietà e vicinanza” al “popolo iraniano che da anni lotta in modo pacifico e nonviolento contro un regime teocratico e repressivo che non esita a uccidere i propri cittadini”. Libertà, diritti, giustizia, democrazia “si ottengono con la forza del diritto e non le operazioni militari e nuove forme di colonialismo o di protettorati”. La Rete si rivolge quindi al Governo italiano e a quelli della Unione Europea chiedendo loro di “dissociarsi da questa follia, di richiedere la convocazione immediata del Consiglio di sicurezza dell’Onu e di interdire l’uso delle basi, dei porti e degli aeroporti alle forze armate degli Stati Uniti impiegate in questa guerra illegale”. La Rete chiede pertanto “l’immediata cessazione delle operazioni militari”; “il ritorno urgente alla diplomazia, ripristinando i canali negoziali che erano in corso sotto mediazione omanita e con il coinvolgimento dell’Aiea; “un impegno dell’Unione Europea affinché assuma un ruolo attivo” e “la protezione delle popolazioni civili , che sono le prime vittime di ogni escalation militare”.