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Brescia
di GIORGIO BERETTA 16 lug 2026 09:51

Occorrono 50mila firme per una difesa nonviolenta

Corsa al riarmo. È ciò che è andato in scena al vertice della Nato di Ankara. Preceduto dal summit dell’industria militare degli Stati membri (alla quale sono stati assicurati 50 miliardi di dollari in nuovi contratti), il vertice si è concluso ribadendo l’impegno di portare entro il 2035 la spesa militare al 5% del Pil. Impegno che, come ha calcolato l’Osservatorio Milex, produrrà per l’Italia un costo aggiuntivo, rispetto al 2%, di circa 500 miliardi di euro da qui al 2035. Una cifra enorme, sottratta a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica, per finanziare un riarmo che non produce sicurezza ma nuove tensioni, nuova corsa agli armamenti e nuovi mercati per l’industria bellica.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intanto, ha annunciato la riforma dello strumento militare: non reintroduce la leva obbligatoria che, ricordiamo, non è stata abolita ma è solo sospesa, bensì disegna qualcosa di più profondo e strutturale: supera il modello dell’esercito professionale “puro” e costruisce un sistema di riserva operativa, territoriale e specialistica. È la base per modellare uno Stato sempre più predisposto alla guerra in modo permanente e organizzato. La nostra Costituzione nel sancire che “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” (art. 52) vincola questo dovere al ripudio della guerra “come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11). E, soprattutto, non stabilisce che tale difesa debba essere fatta con le armi.

Per questo è importante sostenere la proposta di legge popolare per la “Difesa civile, non armata e nonviolenta” promossa dalla Rete italiana pace e disarmo, dalla Conferenza nazionale degli enti di servizio civile (Cnesc) e da “Sbilanciamoci!”. Prevede: la costituzione di uno specifico Dipartimento, istituendo i Corpi civili di pace con personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare; il rafforzamento della Protezione civile; la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Occorrono 50mila firme entro il 15 settembre. Si può firmare facilmente online, partendo dal sito www.difesacivilenonviolenta.org.

GIORGIO BERETTA 16 lug 2026 09:51