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Brescia
di MARIO NICOLIELLO 11 feb 14:41

Didattica blended

Università: "Più che accelerare il ritorno di un ridotto numero di allievi, a rotazione, dentro le aule, sarebbe stato meglio interrogarsi su come rendere più produttivo l’apprendimento a distanza"

Dentro gli atenei la parola d’ordine sta per diventare “didattica blended”, ossia apprendimento misto. Se l’evoluzione della pandemia lo consentirà, a partire dal semestre primaverile le lezioni potranno tornare in presenza, ma non per tutti nello stesso tempo. Rimarranno infatti valide le stringenti regole sul distanziamento dentro l’aula. Soprattutto per i corsi numerosi sarà impossibile accogliere tutti gli iscritti. Nello stesso tempo il docente presente in aula diffonderà la propria lezione anche a distanza a coloro che saranno rimasti a casa. Si creerà così un’audience di due tipi: alunni che ascolteranno dal vivo la lezione e studenti che la seguiranno a distanza. Dal punto di vista pedagogico non è una soluzione ottima. Tutti i docenti che in questi ultimi dodici mesi hanno sperimentato la didattica online hanno compreso che si tratta di un’esperienza completamente diversa rispetto a quella tradizionale. Non è possibile replicare davanti al computer il medesimo stile di insegnamento adottato in aula, così come non è possibile aspettarsi il medesimo livello di apprendimento da parte degli studenti. Insegnare in presenza o a distanza sono due attività completamente diverse, in quanto a obiettivi educativi, modalità di erogazione dei contenuti e anche durata dell’intervento. Dover mettere insieme le due cose per consentire a un ridotto numero di studenti di poter seguire in aula la lezione non è quindi la cosa ideale, ma si sta sacrificando il risultato ottimo pur di riportare gli studenti dentro l’aula: rendendo comunque impossibile ai ragazzi comunicare tra di loro in gruppo, giacché dentro le facoltà saranno vietati gli assembramenti.

Sfida. A ben vedere perciò più che accelerare il ritorno di un ridotto numero di allievi, a rotazione, dentro le aule, sarebbe stato meglio interrogarsi su come rendere più produttivo l’apprendimento a distanza, e su quali formule innovative di didattica costruire un’offerta formativa on line. Banalizzando molti hanno sostenuto che il ritorno in aula, seppur parziale, sia necessario perché altrimenti gli atenei tradizionali si potrebbero percepire alla stregua di università telematiche. Tutte argomentazioni plausibili, ma adesso bisognerà gestire la nuova sfida dell’insegnamento misto. Ancora una volta tutto dipenderà dalla voglia di studenti e docenti di mettersi in gioco e di sperimentare cose nuove, senza attaccarsi a quanto appreso in passato, che ora purtroppo risulta poco in linea con i tempi attuali.

MARIO NICOLIELLO 11 feb 14:41