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Brescia
di LUCIANO ZANARDINI 02 apr 2026 07:52

Disarmante, disarmato

Nelle note che ha lasciato, il teologo martire dei nazisti, Dietrich Bonhoeffer, osservava con Paolo che “Dio non ci salva per la sua onnipotenza, ma per la sua impotenza manifestata in Cristo crocifisso”. La croce, divenuta segno universale di dolore e quindi significativa per tutti, anche per i non credenti, ha per i cristiani un valore ulteriore. Oggi l’annuncio della resurrezione farebbe, in un battito di ciglia, il giro del mondo. Basterebbe l’immagine di quel sepolcro vuoto con la testimonianza delle donne. I cristiani hanno ricevuto in eredità un dono importante: la vittoria della morte sulla vita. Capisco che sia umanamente difficile da comprendere. A maggior ragione per chi, per una serie di motivi, sta vivendo una situazione complicata dentro la quale non intravede una soluzione. “L’uomo − affermava Paolo VI nell’omelia di Pasqua del 1970 − è abituato ad aver notizia della conquista dello spazio, delle scoperte meravigliose della scienza, delle nuove invenzioni. Ma sapere che la vita, che la nostra esistenza riprende è qualcosa di ben più strabiliante e bello. Ben lo sa chi è stato malato ed è guarito, chi ha conosciuto il buio della guerra e ha ritrovato la pace”. La Pasqua è la festa della vita, la festa della Risurrezione, della vittoria sulla morte. “È il nuovo ordine che il Signore vuole stabilire nell’umanità. E non è solo un fatto personale. Il Signore è risorto per ciascuno di noi, che siamo tutti dei moribondi a causa della fragilità della nostra natura. La vita di Gesù era tale che l’anima comandava sulla materia, mentre noi siamo fortemente condizionati dalla composizione del nostro corpo. Esso è destinato a diventare a sua volta strumento dell’anima, perché così il Signore ha stabilito. Siamo fatti per vivere in eterno. Quando una madre mette al mondo un bambino, dona al mondo una novità che non avrà mai fine. La vita è sacra e dobbiamo proteggerla fin dal grembo materno”. Ma la notizia della resurrezione, come succede nella comunicazione odierna, non resterebbe a lungo in primo piano. Sono più importanti gli sviluppi di una guerra, l’ennesima, il costo del petrolio e dell’energia, le liti nei reality e il pallone in un campo da calcio. Come scriveva don Primo Mazzolari, “Pasqua è la festa dei macigni rotolati, ma i macigni non rotolano da soli”. A noi il compito di fare sì che la vita e la Parola si intreccino. A noi il compito di rimboccarci le maniche e di dare fiato alla speranza. Aggrappiamoci, allora, alle intuizioni di don Tonino Bello: “Non c’è croce che non abbia la sua data di scadenza. Il Calvario è un luogo di passaggio, non è una residenza fissa. La Pasqua è il diritto di non rassegnarsi”.

LUCIANO ZANARDINI 02 apr 2026 07:52