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Brescia
di PAOLO BUSTAFFA 06 giu 2024 09:32

Disarmare le parole

Fino a che punto nel confronto o scontro tra partiti possono essere giustificate parole volgari? La domanda è tornata più volte nelle settimane precedenti il voto per il rinnovo del Parlamento europeo e si è fatta via via più insistente. È accettabile che rappresentanti del popolo e perfino delle istituzioni ignorino che la loro azione politica o di governo ha una valenza educativa? Come si può pensare che la cura delle parole non sia parte della cura della democrazia e della partecipazione? Come si può derubricare a folklore lo spettacolo deprimente di oggi richiamando infelici spettacoli di ieri?

Le domande non ignorano i contenuti di un programma elettorale, ma chiamano in causa la statura culturale e le responsabilità di coloro che usano le parole per offendere. La parola è “l’icona dell’anima, sede del pensiero, segno distintivo dell’uomo” ricorda nel saggio “Benedetta parola” (il Mulino 2022) Ivano Dionigi, docente universitario di letteratura, che aggiunge: “Ridotta a chiacchera, barattata come merce qualunque, preda dell’ignoranza e dell’ipocrisia essa ci chiede di abbassare il volume, imboccare la strada del rigore, ricongiungersi alla cosa”. Assistiamo oggi a uno spettacolo che amareggia e preoccupa. A molti sembra impossibile che cessino esternazioni che, violentando le parole e svuotandole del loro significato, rendono un popolo culturalmente più povero, più intollerante. Non rimane che rassegnarsi alla deriva? “Se così grande è il potere delle parole – risponde Elias Canetti – perché esse non dovrebbero anche essere in grado di impedire i conflitti?”.

Lo scrittore propone una strada in salita difficile ma possibile. Di fronte a un linguaggio arrogante, maleducato e diseducativo si può e si deve rispondere con un linguaggio rispettoso, con una “comunicazione gentile e al contempo profetica» come l’ha definita papa Francesco. Gentilezza è la risposta adulta all’arroganza degli immaturi, profezia è testimoniare che per disarmare il linguaggio, occorre disarmare i cuori e la mente. Ci sono diverse esperienze che si muovono in questa direzione, tra le altre quella di “ParoleOStili” (paroleostili.it) nata dalla voglia di ribellarsi alla violenza sulle parole e delle parole. Trecento operatori della comunicazione ai quali si sono aggiunti insegnanti, studenti, imprenditori, professionisti, intendono fare del digitale – e della stessa l’intelligenza artificiale – un luogo dove le parole siano sensibili e rispettose della diversità. Espressione di questa iniziativa è il “Manifesto della comunicazione non ostile”, una bussola per chi vuole uscire dalla nebbia delle parole vuote, delle parole volgari, delle parole armate.

PAOLO BUSTAFFA 06 giu 2024 09:32