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di ADRIANA POZZI 02 mag 09:02

Ecumenismo: superare le divisioni

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Un appello pacato, ma molto forte, a rendere l’ecumenismo non un’opzione, ma uno stile del nostro essere chiesa, un’ esigenza essenziale della fede che professiamo e che nasce dal nostro essere, tutti, discepoli di un unico Maestro.

“Cristo è risorto; è veramente risorto, Alleluia!”. Con queste parole si chiude il messaggio che i Patriarchi e i Capi della Chiese di Gerusalemme hanno inviato ai fedeli di tutto il mondo in occasione della festa di Pasqua. Un testo breve, ma di altissimo significato ecumenico in quanto firmato dagli esponenti delle Chiese ortodosse (greca, armena, copta, siriana, etiope), cattoliche di rito latino, greco-melkita, maronita, armeno e siro-cattolico, evangelica luterana ed episcopale presenti nella città che vide l’inizio della Chiesa e che ancora oggi è, ricorda il messaggio, “la città della Risurrezione, il faro della speranza e della vita… e la città della pace e della riconciliazione”.

L’augurio, come si è detto, ha un grande valore ecumenico perché intende superare divisioni e particolarismi e vuole, invece, sottolineare la centralità, per ogni cristiano, al di là della sua appartenenza a questa o a quella chiesa, della vittoria di Gesù sulla morte, ribadendo che l’annuncio pasquale “ci è stato consegnato dalla fede dei nostri padri e delle nostre madri attraverso i secoli” e che noi non dobbiamo dissiparlo e renderlo vano con inutili e talvolta sterili recriminazioni, ma rinnovarlo ogni giorno attingendo “forza nelle celebrazioni pasquali” e promuovendo “i valori del nostro Signore risorto”.

Un appello pacato, ma molto forte, a rendere l’ecumenismo non un’opzione, ma uno stile del nostro essere chiesa, un’ esigenza essenziale della fede che professiamo e che nasce dal nostro essere, tutti, discepoli di un unico Maestro. Il dovere della testimonianza comune e dell’impegno per la pace e la giustizia è richiamato con fermezza dalle parole del messaggio che auspica che tutti i credenti camminino “nella vita risorta di Gesù” rispettando e onorando la dignità umana. Il testo ha poi un passaggio che ricorda le sofferenze dei cristiani in tutto il mondo e che si rivela drammaticamente profetico alla luce di quanto è avvenuto in Sri Lanka il giorno di Pasqua. Esso infatti, dopo aver affermato che tutti “gli esseri umani sono creati a immagine di Dio e quindi uguali davanti a Dio”, invita a pregare “per tutte le regioni in cui regnano violenza e angoscia, perpetrate specialmente contro persone innocenti e luoghi di culto” e per “ tutte le donne e i bambini che subiscono violenza e ingiustizia”. E il servizio della preghiera, accanto a quello della carità, è quello che, meglio di ogni altro, illumina e rafforza il cammino verso l’unità.

ADRIANA POZZI 02 mag 09:02