Follia o strategia?
Con l’aiuto di El Nino, il 2026 e il 2027 rischiano di vedere un ulteriore, drammatico aumento di intensità e frequenza dei fenomeni climatici estremi e un’incidenza delle perdite economiche e di salute ad essi legate. Di fronte a questi rischi, non stiamo assistendo a una mobilitazione di attenzione e capitali per contrastare la crisi climatica e attenuare i suoi effetti; è spuntata invece l’ennesima, intollerabile guerra per i combustibili fossili. Secondo stime Imf, ancora qualche settimana di blocco dei flussi commerciali in Medio Oriente e l’economia mondiale sarà in recessione. È facile scorgere nelle offese di Trump e Vance al Santo Padre l’ennesimo segnale inequivocabile della mancanza di senso comune, di giustizia, si direbbe di senno. Una lunghissima sequenza tra il demenziale, il feroce e il disumano, da cui vari governi hanno preso le distanze. Derubricare il presidente Usa a fenomeno clownesco, trattandolo al massimo solo come una preoccupante deriva dei costumi politici, quale in parte sicuramente è, sarebbe, tuttavia, molto riduttivo. Così come lo è attribuire al tycoon la responsabilità per le crisi multiple – climatica, energetica, economica – che si vanno delineando.
Facile dissociarsi solo dai post in stile evangelico o dalle battute video sull’azzeramento della civiltà iraniana. In realtà il trumpismo è la versione più moderna e raffinata di una visione regressiva e reazionaria della società, molto diffusa anche da noi. È un concentrato di suprematismo bianco, di sessismo, di negazionismo scientifico e disprezzo per la cultura, di opposizione alla divisione tra i poteri, alle organizzazioni internazionali e al multilateralismo. Questa visione è stata e rimane strumentale all’affermazione di interessi economici ben precisi: quelli di alcuni quasi-monopoli tecnologici, quelli delle società che degradano le risorse naturali, per esempio del comparto dei combustibili fossili, il comparto militare-industriale. La rappresentanza di questi gruppi di potere è tutt’altro che confinata agli Usa: con sfumature e declinazioni specifiche è ben presente a tutte le latitudini e in Europa è arrivata al governo in più di un Paese. La transizione ecologica e uno sviluppo economico più responsabile sono inarrestabili, per fortuna. Ma il loro temporaneo rallentamento si rivelerà iniquo e costoso, e non per colpa solo degli eccessi digitali di un presidente malato.