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di CARMINE TRECROCI 11 feb 2026 16:10

L'Europa che funziona

Il 1° gennaio di quest’anno è entrato in vigore il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alla Frontiera (Cbam), lo strumento individuato dall’Unione Europea per fissare un prezzo equo per l’anidride carbonica emessa durante la produzione di beni ad alta intensità di carbonio che entrano nell’Ue e per incoraggiare una produzione industriale più pulita nei Paesi extraeuropei. Dobbiamo valutare la sua introduzione alla luce dell’eliminazione graduale delle quote gratuite del Sistema di Scambio di Emissioni (Ets); si tratta di passaggi entrambi giustificati dallo sforzo europeo di decarbonizzazione.

Chiaramente, le soluzioni al cambiamento climatico non possono che essere globali. Se l’Ue fissa obiettivi rigorosi in tema di clima e ambiente, finché in Paesi terzi prevarranno politiche meno ambiziose, sussiste il rischio di una “rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”. Questa si verifica quando aziende Ue trasferiscono le proprie produzioni ad alta intensità emissiva all’estero, in economie in cui vigono standard meno restrittivi rispetto a quelli europei, o quando i prodotti dell’Ue vengono sostituiti da importazioni a maggiore impatto. Il Cbam è un sistema per verificare il prezzo per le emissioni di carbonio generate dalla produzione di beni importati nell’Ue. Ciò garantisce che il valore di mercato della CO2 incorporata nei beni importati coincida con il prezzo del carbonio vigente nel mercato Ets europeo e, quindi, che i flussi commerciali non vanifichino gli obiettivi climatici fissati dall’Ue. Il sistema copre le importazioni di acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. Presenta sicuramente alcuni problemi, per esempio, di eccessiva macchinosità, nonché alcune scappatoie.

Per colmare le lacune, la Commissione medita di estendere l’imposta a produzioni come elettrodomestici, radiatori industriali, utensili da giardino e altro. A parte queste problematiche minori, inevitabili quando si cerca di incidere su un sistema complesso e denso di distorsioni come quello del commercio internazionale, l’idea, tuttavia, è molto buona e darà un contributo decisivo al riequilibrio del rapporto tra industria e ambiente, per esempio convincendo altri Paesi a adottare ed espandere i propri mercati per i diritti emissivi. Inoltre, l’Unione Europea si è impegnata a sostenere i Paesi in via di sviluppo e quelli meno sviluppati nell’attuazione del Cbam, migliorando le prestazioni delle loro industrie e passando a fonti di energia rinnovabili. L’Europa di cui abbiamo bisogno!

CARMINE TRECROCI 11 feb 2026 16:10