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Brescia
di GIORGIO BERETTA 04 giu 2026 07:58

La Cei, la finanza e le armi

C’è un lungo paragrafo nelle “Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili” approvate dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) lo scorso marzo che ritengo particolarmente rilevante per Brescia, prima provincia in Italia per esportazione di “armi leggere e di piccolo calibro” (quasi mezzo milione di euro nel 2025 cioè oltre un quinto dell’esportazione nazionale). Non posso riportarlo tutto, ma invito a leggerlo con attenzione. E’ titolato “Promozione della pace” e, significativamente, elenca i criteri di esclusione o di “allerta” negli investimenti finanziari.

“La Dottrina Sociale della Chiesa – evidenziano i Vescovi – condanna qualsiasi forma di corsa agli armamenti, di tipo convenzionale e non, e si oppone alle gravi distorsioni derivanti da spese militari eccessive e sproporzionate, anche se, all’oggetto d’arma in sé è riconosciuto anche un uso funzionale di difesa, quale ad esempio quello delle forze di polizia per garantire l’ordine pubblico”. “Per questo motivo – aggiunge la nota – l’ente religioso o qualsiasi investitore dovrebbe rinunciare ad investire direttamente o indirettamente (tramite fondi) in aziende attive nella produzione sia di armi convenzionali che di armi non convenzionali (come armi biologiche e chimiche, armi nucleari, armi di distruzione di massa, mine antiuomo, armi autonome)”. Ed esplicita: “Sarà possibile un comportamento di deroga verso casi specifici e limitati di finalità di difesa, sulla base del principio di responsabilità”.

Questo criterio non si applica solo alle aziende produttrici di armi, ma anche alle banche. “Con riferimento agli istituti bancari o altri operatori che , all’interno di un’attività finanziaria ampia e votata principalmente allo sviluppo dell’economia reale, concludono operazioni di finanziamento ad aziende del settore della difesa, sarà essenziale che queste operino secondo criteri rigorosi, ben documentati e di trasparenza al pubblico. Inoltre, tali istituti devono adottare appropriate _policy_ etiche interne e organi di controllo che ne garantiscono l’implementazione.”

I Vescovi invitano infine gli enti religiosi a “mantenere un dialogo continuo e costruttivo con tali istituti affinché le risorse economiche vengano utilizzate principalmente a favore dello sviluppo economico sostenibile”. E’ ciò che propone da anni la Campagna di pressione alle “banche armate”. Un fatto è certo: la gestione del denaro non è mai neutrale, ma comporta sempre una responsabilità morale e sociale. “Investire in modo responsabile non è solo una scelta, ma un dovere” notano i Vescovi. Vale sempre e per tutti.

GIORGIO BERETTA 04 giu 2026 07:58