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Brescia
di MARCO TRABUCCHI 14 mag 2026 08:43

La città è il luogo della cura

La città, ricca di strutture, servizi e vitalità è il luogo naturale dove avvengono gli atti di cura. La città è la casa delle case, un contenitore mai neutrale, in grado di dare forza o indebolire quello che viene fatto grazie all’intelligenza e alla generosità di molti. In varie sedi, si insiste sugli aspetti negativi della nostra convivenza nella città; preferisco, invece, dare spazio alle modalità attraverso le quali sono possibili e importanti atti di cura di ogni genere e provenienza. Una precondizione all’espressione di reti di cura nella città è l’atmosfera complessiva; dobbiamo, tuttavia, essere convinti che, anche se la città non mostrasse il volto della pace e della concordia, gli atti di cura devono essere compiuti come impegno personale e sociale, perché lasciano sempre un segno, anche nelle situazioni più difficili e, per chi crede, al di là di quanto può essere misurato con i nostri occhi e le nostre orecchie. Il cardinale albanese Simoni, incarcerato per decenni dal regime comunista, ha dichiarato di aver sempre celebrato la Messa, anche “nelle celle e nelle fogne”. Un insegnamento fortissimo per chi si sentisse in difficoltà, a causa di circostanze avverse di ogni tipo, per essere dispensatore di cure. Questo perché tanti atti operati da singoli individuali nel loro insieme costruiscono un’atmosfera di pace percepita da alcuni, anche se quella dominante è cieca e sorda ai richiami di chi ha bisogno e alle risposte generose più o meno organizzate. La cura nella città richiede impegno, studio e ricerca per potersi esprimere. Talvolta i risultati sono inadeguati rispetto ai compiti. Si deve, comunque, bandire qualsiasi pessimismo di fronte alle sfide che ci stanno ponendo le guerre e, ancor più, una tecnologia che sembra voler avocare a sé ogni organizzazione futura delle nostre comunità. Non saranno previsti gesti di cura, come atteggiamento scelto liberamente e fondato sulla generosità individuale o di gruppo, perché tutto dovrà essere prodotto secondo la logica degli algoritmi. Le città sono luoghi delle solitudini, che aumenteranno senza rimedio di anno in anno se non cercheremo di porvi rimedio.

La cura dovrà identificare le modalità più efficaci per ridurre i danni sulla vita delle persone di tutte le età; sarà una battaglia difficile, che non può essere persa per evitare un’epidemia di disperazione, sulla quale si insedieranno, senza pietà, quelli che hanno il potere economico e tecnologico. Qualcuno potrebbe ritenere che le armi della cura – conoscenza, impegno, generosità – nulla possono di fronte a questi giganti; per noi non può essere così, perché il sacrificio e l’impegno valgono agli occhi del Signore anche se sembrano inefficaci (vi è però sempre un’efficacia, anche se nascosta alle nostre menti). I luoghi possibili della cura nella città delle solitudini sono l’accompagnamento di chi non trova nessuno che lo ama. Pensiamo alla cura dei senzatetto, dei poveri che non hanno qualcuno disposto ad ascoltarli (quante povertà potrebbero essere lenite attraverso l’indicazione di una strada, l’offerta temporanea di un aiuto per uscire dalla crisi), dei malati inguaribili di tutte le età che possono giovarsi di una cura per trovare le risposte cliniche e assistenziali. Sono atti che non richiedono grandi investimenti economici, ma solo e soprattutto l’impegno a trovare, nella confusa matassa della complessità sociale, i possibili appigli. Prendendo a esempio la solitudine degli anziani (oggi quattro milioni e mezzo di ultra 65enni vivono senza nessuno accanto), la città potrebbe compiere piccoli atti, incominciando a garantire la sicurezza nelle strade, la possibilità di incontri in un vicinato che non ha perso la possibilità di accoglienza (i negozi sotto casa), trasporti facilitati e “pazienti” (non è una parola scritta a caso), un ascensore funzionante per chi vive ai piani alti, una città a 30 all’ora, dove anche l’anziano può guidare e, quindi, mantenere legami e amicizie, servizi sanitari e assistenziali attenti e efficaci. Infine, le chiese aperte, dove trovare momenti di preghiera e di riposo; la città dovrebbe considerare questo aspetto come primario. Quante disperate solitudini potrebbero essere lenite di fronte alla statua della Madonna! Sono esempi di una cura possibile, se la città ascolta e si apre.

MARCO TRABUCCHI 14 mag 2026 08:43