La cura si può insegnare
In una prima versione dell’articolo, avevo collocato un punto interrogativo alla fine del titolo. Dopo aver scritto il testo ho, invece, deciso di toglierlo, perché la prospettiva di poter insegnare la cura nelle diverse fasi della vita mi è sembrata realistica, anche se non facile. Quali sono le possibili caratteristiche di un insegnamento della cura e quali le relative tappe? La cura come atteggiamento di fondo del comportamento di ogni cittadino da parte di un altro si fonda, in particolare, sull’insegnamento in famiglia che, fin dall’infanzia, indica la disponibilità, la generosità e il servizio a chi ha bisogno come fondamento della giornata. Si crea un’atmosfera psicologica per cui, fin dall’inizio, ogni persona capisce (o intuisce) che la scelta di cura è strettamente legata alla vita stessa. Basterebbe trasmettere ai giovani con convincimento la frase di papa Leone: “La natura umana chiede cura”. Il curarsi degli altri e l’essere curati sono il fondamento della vita. Alla gravissima crisi dei giovani di oggi sarebbe doveroso rispondere convincendo chi è alla ricerca della propria strada della responsabilità della cura come stile da adottare nella propria giornata. La naturale generosità dei giovani troverebbe un obiettivo concreto, reale, più incisivo dei messaggi impersonali che spesso ricevono. Allo stesso tempo, l’educazione a saper cogliere i momenti nei quali il giovane è oggetto di cura da parte di altri gli darebbe la tranquillità della quale ha bisogno nell’evoluzione dei suoi sentimenti, quella di sentirsi accompagnato, capito e amato nelle difficoltà della vita. Il percepire di essere oggetto di cura è la migliore protezione contro lo smarrimento e il dolore di sentirsi solo.
Papa Francesco ha descritto la cura come un vaccino. “Perché, oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: è la cura”. Sappiamo quanto i giovani abbiano bisogno di cure che tocchino il cuore: affetto, comprensione e vicinanza. Però, anche chi non fosse stato educato alla cura verso l’altro nella vita spesso incontra chi ha bisogno di cure; in questi momenti può nascere, inatteso, il sentimento umano della cura. Sono molte nella storia le persone che hanno vissuto questa conversione. Una situazione particolare nella costruzione di un mondo di cure è rappresentata dalla formazione di chi, per scelta, dedica il suo ruolo sociale a chi è più bisognoso, perché fragile, ammalato, privo di autonomia e impaurito dalle dinamiche della vita. La formazione verso queste categorie di cittadini deve essere caratterizzata dall’unità tra il contenuto tecnico e la modalità con la quale questo viene reso disponibile per l’altro. Per troppo tempo la nostra cultura è stata caratterizzata da un dualismo: la parola cura conteneva solo obiettivi tecnici di valore sul piano clinico e assistenziale. Oggi, in questo ambito, la cultura si è evoluta e di conseguenza anche la formazione degli operatori. Non viene più proposta la separazione che dichiarava la superiorità dell’atto tecnico rispetto alla partecipazione generosa e intelligente della crisi dell’altro. Peraltro, la cultura in medicina ha ritenuto fosse un importante progresso dare valore agli “atti di umanizzazione”, quasi come la vicinanza, l’ascolto e l’accompagnamento fossero gesti complementari rispetto all’atto tecnico. Fortunatamente la sensibilità contemporanea ha rotto il dualismo, per ricostruire attorno al gesto di cura i suoi vari significati. Nelle scuole di formazione degli operatori è doveroso insegnare che ogni persona che si presenta chiedendo aiuto ha una storia che raccoglie e descrive l’unicità dell’esistenza, delle sofferenze fisiche e psicologiche, delle crisi e delle solitudini. Di fronte alla richiesta di aiuto non è umano segmentare gli interventi; nessun operatore dovrebbe comportarsi come se la cura avesse fasi diverse, ciascuna delle quali richiede interventi specifici. L’insegnamento della cura è nelle mani di maestri competenti e buoni, che sappiano trasmetterne il senso come una realtà viva. In molte occasioni chi scrive è stato testimone di come i buoni maestri abbiano formato cittadini esemplari, capaci di interpretare con gioia, serenità ed efficacia la capacità di rispondere positivamente all’indicazione di papa Leone: “La natura umana chiede cura”.
@Foto Siciliani-Gennari/SIR