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Brescia
di LUCIANO PACE 29 apr 2026 08:28

La pedagogia del cuore di Leone XIV

Sotto l’ampia volta dell’Aula Paolo VI, dove l’architettura del Nervi sembra farsi plastica metafora di un’interiorità slanciata verso l’alto e, al contempo, distesa come un’ampia e luminosa coperta sul mondo, lo scorso sabato 25 aprile non si è celebrato soltanto un evento ecclesiale dedicato all’Insegnamento della religione cattolica (Irc). Si è, piuttosto, dato voce a un’istanza educativa impellente: quale spazio resta oggi, nella scuola e nella società, per la dimensione religiosa dell’umano? Alla presenza di quasi settemila insegnanti di religione cattolica, giunti da tutta Italia (alcuni anche dalla nostra Diocesi) per il terzo Meeting nazionale promosso dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) loro dedicato, papa Leone XIV ha offerto parole di speranza dinanzi alle sfide “drammatiche ed esaltanti” della scuola moderna. Tra queste sfide la prima ed essenziale riguarda la riscoperta della dimensione religiosa della vita, “elemento costitutivo dell’esperienza umana”. È una presa di posizione essenziale sulla formazione umana, spesso derubricata con disinteresse nel dibattito politico sulla scuola. Infatti, a giudizio di Leone XIV, la vera laicità non consiste nell’escludere il fatto religioso, bensì nel saperlo accogliere come “risorsa educativa” per la costruzione di una cittadinanza pacifica e solidale. Il Pontefice ha tracciato, così, nel suo discorso, le linee guida di una pedagogia del cuore, ancorando la sua riflessione al motto di San John Henry Newman: “Cor ad cor loquitur” (“Il cuore parla al cuore”), tema scelto per il Meeting. La via maestra da seguire è per lui quella agostiniana dell’interiorità: l’Irc non è un recinto dottrinale, ma un “trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore verso la scoperta di sé stessi”. Si tratta di una cornice di senso pedagogica che riafferma una precisa identità ecclesiale per noi insegnanti di religione cattolica. Il papa ci ha invitati a continuare ad essere testimoni credibili e “maestri innamorati” di Cristo, uomini e donne che cercano, pensano, vivono e credono. Il nostro compito educativo è quello di accompagnare gli studenti a sostare nelle grandi domande sul senso della vita, con la fiducia di chi non dispera di incontrare la verità, in un cammino di fraternità tra persone che richiede “pazienza”, “umiltà”, “amore”, ma anche “passione per lo studio, rigore culturale e preparazione didattica”. In un mondo che tende spesso a ridurre al silenzio la voce interiore degli studenti, il Papa ci ha incoraggiati a diventare per loro “coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza”, ovvero adulti capaci di accompagnarli a scuola in un processo di formazione “all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico”. Un messaggio che, dopo questo incontro, diventa per tutti noi un rinnovato auspicio: che l’eco di queste parole di Leone XIV vada in loop nella nostra vita quotidiana scolastica. Simili a campane domenicali che suonano a festa di buon mattino, possiamo risvegliare, anche con un certo genuino fastidio, le coscienze sopite di tanti studenti e colleghi, dai quali la scuola è percepita più come un incubo da cui fuggire che non come un’occasione reale per riscoprire l’affascinante l’avventura di diventare più umani a contatto “con espressioni del pensiero, dell’ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell’Italia, dell’Europa e di tanti Paesi del mondo”.

LUCIANO PACE 29 apr 2026 08:28