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Darfo
di FRANCESCO GHEZA 04 feb 12:50

Montagna: morti evitabili

Sono maestro di sci da 50 anni e ho lavorato a tutto campo per la montagna, come direttore sportivo, come amministratore delegato e presidente di Società impiantistiche, come tecnico della Fisi delegato alla formazione dei futuri maestri di sci e come direttore dei corsi di formazione. Ho sempre messo la sicurezza al primo posto nel vasto ambiente della montagna, terribile se non lo si rispetta. Ho voluto che i futuri maestri di sci, con i quali dialogano milioni di persone sulle nostre piste e da cui ricevono informazioni importanti soprattutto sul comportamento da tenere sulla neve, fossero ben preparati in tutto, ma soprattutto sull’argomento “Neve e valanghe”. Li abbiamo formati sempre con tanta esercitazione pratica con i migliori tecnici: guide alpine, nivologi e valangologi, glaciologi e topografi d’alta quota.

Nel 2001, con l’Assessorato alla Protezione civile della Provincia, allora retto magistralmente da Corrado Scolari, venne creato un tavolo di lavoro, attivo sul campo estate e inverno, il cui tema era “In Montagna con i piedi e con la testa”. Per qualche anno gli incidenti dovuti alla mancanza di informazione, alla totale inesperienza, alla improvvisazione, sembravano essersi fermati, Ma, si sa, la prevenzione è l’arma più potente per evitare il peggio, sulle strade, in acqua, in casa, sul lavoro, nello sport e forse soprattutto in montagna, a causa dell’ambiente naturale tanto vasto, mutevole e mai totalmente prevedibile.

Di fronte alle ultime disgrazie (senza contare i tanti infortuni minori che passano in secondo piano) ci si chiede se e come potessero essere evitate. La risposta è: sì, si potevano evitare. Sarebbe stato sufficiente una maggiore consapevolezza di chi ha affrontato a cuor leggero la neve, il ghiaccio, i sentieri, le scarpate innevate, le cornici pensili, i canaloni, i conoidi da colate valanghive, i sentieri nei boschi coperti di neve in luoghi impervi e non battuti. Il Cai, le Guide alpine, i rifugisti, i maestri di sci, i gestori degli impianti stanno facendo il possibile per mettere le persone in allerta: ma il desiderio di sfuggire agli ormai 12 mesi di restrizioni, il richiamo forte della libertà senza fine della montagna innevata, le emozioni di provare nuove sensazioni, a piedi, con ciaspole, con gli sci d’alpinismo, con gli sci di fondo, con motoslitte, è un mix irresistibile. Ma la libertà senza consapevolezza può costare molto cara, come si è visto in un preoccupante crescendo.

FRANCESCO GHEZA 04 feb 12:50