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di GIOVANNI GHIDINELLI 10 gen 12:48

Per una formazione piena

L’insegnante di religione cattolica in classe, per dirlo con le parole di Alessandro D’Avenia, è proprio “uno che rompe le scatole in cui ti nascondi, le scatole che ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo simulando muri spessi”

Pensando al valore dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) oggi a scuola, credo che almeno tre elementi meritino di essere posti in evidenza: l’insegnante, gli studenti e la disciplina scolastica. “Un rompiscatole”, così si definiva don Pino Puglisi presentandosi per la prima volta ai suoi alunni di un liceo classico di Palermo… L’insegnante di religione cattolica in classe, per dirlo con le parole di Alessandro D’Avenia, è proprio “uno che rompe le scatole in cui ti nascondi, le scatole che ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo simulando muri spessi” (Ciò che inferno non è, 2014). In questi primi mesi di servizio come responsabile per l’Irc della Diocesi di Brescia ho potuto incontrare molti insegnanti preparati, desiderosi di formarsi e attenti alle vite e alle storie dei loro allievi; docenti che si danno da fare quotidianamente nelle aule scolastiche, nei momenti collegiali e nell’informalità dei corridoi per cercare di promuovere un’idea di scuola basata sulla centralità della persona e della conoscenza. Ci sono poi studenti e studentesse davvero in gamba, capaci ancora di interrogarsi sul senso della loro esistenza e curiosi di conoscere le radici cristiane della nostra cultura e della nostra società; ragazzi e ragazze desiderosi di un confronto serio e culturalmente fondato sulle questioni centrali della vita e della fede, audaci nello scegliere una proposta educativa che richiede impegno, anziché optare per una facile alternativa o ritagliarsi dello spazio per ripassare o fare due chiacchiere al bar.

Una disciplina scolastica, infine, che ha dimostrato negli anni di essere largamente apprezzata dalla maggioranza delle famiglie e degli alunni, poiché si presenta come occasione formativa di ascolto e, secondo i vescovi italiani, come “luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù”. L’Irc, dunque, non come uno spazio di proselitismo, ma come un’opportunità di approfondimento, pienamente in linea con l’emergente e sentita necessità di educazione alla cittadinanza; una disciplina che, per l’attuale Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, “vuol dire fornire elementi conoscitivi sull’identità, sulla cultura e sulla storia del nostro Paese; significa fare acquisire ai nostri giovani consapevolezza di ciò che si è, nel rispetto della diversità”.

GIOVANNI GHIDINELLI 10 gen 12:48