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di LUCIANO ZANARDINI 01 ago 2015 00:00

Prima dei bilanci, occhio alle relazioni

I ricavi sono importanti ma non sono tutto. Meglio non perdere di vista la finalità educativa: l'oratorio è pensato per i bambini e i ragazzi

Tempo di bilanci in oratorio. Il grest, il camposcuola e le tradizionali feste estive si avviano alla conclusione. Ed è sicuramente buona cosa che una comunità condivida, nelle sedi opportune, valutazioni e suggerimenti su quello che è stato, perché se il mese di agosto viene spesso risparmiato, settembre dà già il via al nuovo anno pastorale. Il rischio è di limitarsi solo ad analizzare la voce “guadagno”, cercando di rendere sempre più professionale un ambiente che non dovrebbe fare concorrenza ai bar e alle trattorie. Beh, qualcuno, in verità, si è inventato anche di mettere una pizzeria in pianta stabile in oratorio… Ci sono bar che abitualmente non fanno, salvo eccezioni, grandi cassetti, ma che sono il segno di una presenza se il barista di turno ti accoglie con un sorriso e ti fa comprendere che, anche se sei solo il terzo cliente della serata, è importante che tu sia passato di lì.

Possono interessare sì i numeri (la partecipazione e i ricavi), ma quel che più conta sono le relazioni costruite (a volte rese più difficili dalle presunte incompatibilità caratteriali) e queste non sono così semplici da quantificare. Certo è compito del sacerdote responsabile verificare se il saldo è positivo, cioè se l’impegno messo in campo ha determinato una crescita del senso di comunità. Un buon parroco obietterebbe, e a ragione, che “va bene tutto, ma che bisogna anche considerare i costi del mantenimento delle strutture (acqua, luce e gas), degli interventi ordinari e anche di quelli straordinari”. E di questi non facciamo quasi mai menzione. I più smemorati sono sicuramente quelli che lo utilizzano tutto l’anno gratuitamente (pensiamo alle centinaia di società sportive che ruotano in diocesi).

Va recuperata anche un po’ di sana sobrietà che può aiutare a scindere l’indispensabile dal superfluo, evitando così sprechi inutili. Fatte queste premesse, solitamente le feste oratoriane raccolgono il tutto esaurito vuoi per il desiderio di passare una serata all’aperto e in compagnia vuoi per il desiderio di dare un piccolo contributo alla parrocchia. Anche in queste occasioni la comunità educativa (baristi, catechisti, volontari della cucina, allenatori…) deve interrogarsi sulle scelte da seguire. Lo scopo non può essere solo quello di incassare il più possibile. È opportuno altresì fare attenzione a non esagerare: molte cose possono risultare troppo onerose per le tasche di chi partecipa. Non dimentichiamoci che gli utenti principali sono le famiglie con i bambini. Ha senso, prendo un esempio concreto, mettere i gonfiabili al costo individuale di quattro euro? No, se si pensa alla famiglia con due figli che in tre sere arriva a spendere 24 euro solo per i gonfiabili…

Ci sono poi alcune tendenze che si verificano nella maggior parte degli oratori: ha senso scopiazzare le feste “laiche” e non inserire nemmeno un momento formativo o una serata di approfondimento in una settimana dedicata alla comunità? Non so neppure fino a che punto sia giusto occupare da aprile a fine luglio le aree gioco per la gastronomia come purtroppo succede quasi ovunque. Ma l’oratorio non era stato pensato per i bambini e i ragazzi? Per carità, non ci sono soluzioni precostituite, ma interrogarsi è già qualcosa.
LUCIANO ZANARDINI 01 ago 2015 00:00