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di RAFFAELLA FALCO 02 apr 2026 07:04

Rolando Rivi: tutto di Gesù

Ci sono persone, anime belle, capaci di bucare il cielo e vivere con estrema semplicità il rapporto con Dio, da creature, “solo” creature consegnate al Creatore. Non potrebbero fare scelta migliore, mettendosi nelle mani di chi, avendole create, le conosce così bene, da sapere esattamente dove e come condurle. Il ragionamento non fa una piega. Visto da fuori, sembra tutto facile e lineare… per loro. Perché, invece, noi – io sicuramente –, nell’esperienza di fede, non facciamo che complicare e complicarci. Queste anime belle e sante hanno in comune, pur di età e provenienze molto diverse, la sapienza della vita: individuata la sorgente da cui provengono, si abbandonano al corso d’acqua che le conduce. Una di loro è il quattordicenne Rolando Rivi (1931-1945), nato e vissuto in un piccolo Comune della provincia di Reggio Emilia. La sua vita è breve e si conclude tragicamente, ma la sorgente e il corso d’acqua in cui scorre sono chiari e riassunti nel suo motto: “Tutto di Gesù”: “Gesù” è la sorgente, “tutto suo” è il corso d’acqua. Rolando, bambino intelligente e vivace, a soli 11 anni, sceglie di entrare in seminario, con il desiderio di diventare missionario. L’abito talare che indossa sarà il segno della sua appartenenza a Cristo fino alla fine, anche quando l’odio verso Dio e la Chiesa metterà seriamente in pericolo la sua vita. Dopo la chiusura del seminario occupato dai soldati tedeschi, Rolando torna a casa portando nel suo paese una forte testimonianza di amore per Gesù, che condivide con altri ragazzi. È così che finisce nel mirino di un gruppo di partigiani comunisti. Rolando, “tutto di Gesù”, riceve una grazia speciale: no, non gli è risparmiata la morte, ma gli è concesso di rivivere la passione di Gesù come dono, di cui possiamo intuire i frutti di forza e consolazione. Viene rapito mentre è in un bosco, il suo Getsemani, a studiare e pregare. Fatto prigioniero, è sottoposto a un processo farsa, con false accuse, durante il quale è frustato con la cinghia dei pantaloni. Gli viene poi strappata di dosso la talare, presa a calci in segno di disprezzo. È venerdì e sono le tre del pomeriggio, quando viene trascinato su un monte, il suo Golgota, dove tutto, anche la buca per la sepoltura, è già predisposto. Il commissario politico del gruppo gli spara due colpi di pistola mentre lui, in ginocchio, è raccolto in preghiera. Solo “il giorno dopo il sabato”, il papà ritrova il corpo del figlio martoriato. Avvolto in un lenzuolo bianco, viene portato in chiesa, dove si celebra la Pasqua del piccolo martire di Gesù.

RAFFAELLA FALCO 02 apr 2026 07:04