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di GABRIELE BAZZOLI 24 dic 04:00

Tutto ciò che è necessario

Nel 2012, in un momento di grande crisi economica, Mario Draghi parlò a Londra di quanto avrebbe potuto fare la Banca Centrale Europea per evitare il collasso di alcuni Stati a causa del debito e disse: “la BCE è pronta a fare tutto ciò che è necessario (whatever it takes) e, credetemi, sarà abbastanza”. Funzionò.

Oggi – se solleviamo lo sguardo dalle pur gravi situazioni medico sanitarie – la crisi più profonda riguarda l’incredibile prosciugamento di opportunità che stanno vivendo adolescenti e giovani: siamo capaci di fare “whatever it takes” per restituire loro qualche pezzo di vita reale?

Proviamo a fare il punto della situazione, mentre l’atteso rientro alle scuole superiori (previsto per il 7 gennaio) inizia ad essere messo in discussione. Per chi ha dai 14 ai 25 anni la situazione è pesantissima: la scuola in presenza si è interrotta a febbraio 2020, è ripresa a settembre, per interrompersi nuovamente il 26 ottobre. Con l’università non è andata molto meglio: qualche timido momento in presenza (a seconda delle facoltà e dei corsi di studi) tanta didattica a distanza. Lo sport è fermo. Fermissimo. E non ricomincerà almeno a livello di squadra. Chi era alla ricerca del primo lavoro (o del secondo) ha concluso la ricerca per mancanza di opportunità. Chi ha iniziato da poco un lavoro autonomo (in un bar, in palestra ad esempio) sta vivendo la fatica e la disillusione del periodo. La vita sociale (per tutti, ma riconosciamo che non tutte le età hanno le stesse necessità di uscire dalla famiglia per trovare risposte, affetti, confronto) ha subito uno stop improvviso.

Certo, tutto questo viene richiesto ad adolescenti e giovani per preservare un bene superiore (la salute dei loro nonni e dei loro genitori), ma siamo certi che non ci sia nulla da fare perché questa richiesta non possa essere mitigata? Siamo sicuri che – ognuno per la propria parte (scuola, istituzioni, chiesa…) – abbiamo provato a mettere in campo tutto ciò che, pur con tutte le precauzione del caso, è possibile perché alcune dimensioni relazionali reali, perché lo studio (che dovremo pur imparare a rileggere come grande occasione di riscatto sociale), perché la vita spirituale e sociale dei nostri giovani non racconti solo di un anno perso?

Forse alcuni adolescenti sapranno rileggere tra qualche anno questo periodo come un sacrificio che li ha fortificati, una capacità di rinuncia che li ha aiutati a crescere: ma di fronte alla fragilità di molte famiglie di provenienza, alla debolezza progettuale tipica del loro tempo, alla difficoltà nel sostenere le mareggiate della vita – a cui non tutti sono stati educati - sono purtroppo sicuro che il 2020 per qualcuno non sarà solo un anno perso, ma sarà l’anno in cui si è perso.

Penso sia giusto fare tutto ciò che possiamo perché non avvenga.

GABRIELE BAZZOLI 24 dic 04:00