Una provocazione... stupida
Nei giorni scorsi, sulla sede del Pd di Brescia, una mano ignota ha vergato la scritta “10.12”. È l’ora dell’esplosione della bomba in piazza della Loggia che, il 28 maggio 1974, insanguinò, con otto morti e più di cento feriti, la manifestazione antifascista che aveva portato nel cuore della città tanti bresciani. Insieme intendevano rispondere con la loro presenza e con la forza della partecipazione, alle provocazioni e alle violenze di chi sperava di riportare indietro l’orologio della storia. Nel tempo, quei quattro numeri sono diventati il simbolo del fallimento di quel disegno malsano e bocciato dalla storia e, da Brescia, senza possibilità di appello. La “Casa della Memoria”, in una nota diffusa dopo la comparsa della scritta, ha affermato che il gesto rimanda alla volontà “di colpire la democrazia nelle sue regole costituzionali e sociali”. Una lettura “alta”, che non fa una piega, che è pienamente condivisibile in una stagione, come quella attuale, segnata dal moltiplicarsi di preoccupanti rigurgiti autoritaristici. Una lettura che, forse, attribuisce a chi ha scritto quel “10.12” un credito che non merita... Il detto popolare, dopo tutto, insegna che “la mamma dei cretini è sempre incinta”.