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di ADRIANO BIANCHI 09 mag 10:48

Vanier, la forza della comunità

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Jean ci ha ricordato che siamo tutti amati per quello che siamo. Grande uomo di fede, il suo desiderio più profondo era seguire Gesù. Aveva rinunciato a tutto per mettersi in relazione con le persone portatrici di handicap

“Al cuore della comunità − ha scritto Jean Vanier − c’è la fiducia nata dal perdono quotidiano e dall’accettazione delle nostre debolezze e povertà”. Memorie di un bel testo letto negli anni della giovinezza dal titolo: “La comunità, luogo del perdono e della festa” e che mi piacerebbe riprendere in mano. Un libro di parole che ti restano dentro. Jean Vanier, fondatore delle comunità de “L’Arche”, è morto a novant’anni qualche giorno fa. Un gigante dell’amore per i più piccoli, un maestro di comunità per quanti lo hanno conosciuto. “L’Arche” oggi è una federazione internazionale di 154 comunità in 38 Paesi con circa 10mila membri con disabilità mentali o senza. “Artigiano della pace – si legge sul sito dell’Arche – non ha mai smesso di testimoniare la ricchezza della vita condivisa e la fraternità con i più fragili, contribuendo a restituire alle persone con disabilità intellettive la loro dignità e il loro posto nella società”. Le sue comunità sono luogo di vita e di relazione: la loro caratteristica è quella di riunire persone, con e senza disabilità, che condividono l’intera vita o una parte di essa. In questo modo la comunità diventa luogo di ospitalità e accoglienza comunitaria in cui tutti si sentono a casa e sono valorizzati per quello che sono. “La cosa più importante – scriveva Vanier – non è fare delle cose per persone povere o in sofferenza, ma entrare in relazione con loro, stare tra loro e aiutarli a trovare fiducia in se stessi e scoprire i loro doni”. Questo era il suo “progetto di vita”. La compassione e la tenerezza ne sono state il motore. “Si dice spesso che io sono il fondatore, ma sono semplicemente il primo arrivato!”. Jean ci ha ricordato che siamo tutti amati per quello che siamo. Grande uomo di fede, il suo desiderio più profondo era seguire Gesù. Aveva rinunciato a tutto per mettersi in relazione con le persone portatrici di handicap.

Così scriveva: “Credo profondamente che Dio si nasconda nel cuore dei più piccoli tra noi, nei più fragili di tutti e se noi ci impegniamo per loro, ci apriamo ad un mondo nuovo”.Grazie Jean.

ADRIANO BIANCHI 09 mag 10:48