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Città del Vaticano
di REDAZIONE 26 apr 07:58

È il momento della vergogna

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Dure parole di condanna di papa Francesco per la tragedia nei giorni scorsi nel Mediterraneo

“Vi confesso che sono molto addolorato per la tragedia che ancora una volta si è consumata nei giorni scorsi nel Mediterraneo. Centotrenta migranti sono morti in mare. Sono persone, sono vite umane, che per due giorni interi hanno implorato invano aiuto, un aiuto che non è arrivato. Fratelli e sorelle, interroghiamoci tutti su questa ennesima tragedia. È il momento della vergogna. Preghiamo per questi fratelli e sorelle, e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi. Preghiamo anche per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte. Preghiamo in silenzio per loro”.

Sono queste le parole con il papa Francesco, al termine della recita del Reina Colei di ieri ha condannato l’indifferenza generale in cui si è consumata l’ennesima tragedia del mare nel canale di Sicilia. Nei giorni scorsi il tardivo intervento delle autorità preposte perché inviassero soccorsi ad alcune imbarcazioni che si trovavano in difficoltà al largo delle coste libiche, ha causato la morte di 130 migranti. La denuncia del ritardo degli interventi è stata lanciata dai responsabili di Sos Mediterranee che hanno ricostruito la vicenda, a partire dall’allarme lanciato da Alarm Phone su tre barche in pericolo. La prima imbarcazione ad arrivare sul luogo della tragedia la Ocen Viking che non ha potuto fare altro che constatare la presenza dei primi cadaveri. Nell’occhio del ciclone Frontex, l'agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, e le autorità Ue che non avrebbero dato seguito alla segnalazione dello stato di necessità in cui versavano le tre imbarcazioni.

Dal canto suo Frontex, attraverso un portavoce, ha dichiarato che un aeroplano dell'Agenzia "che stava effettuando una ricognizione" nell'area in cui è naufragato il gommone partito dalle coste libiche con oltre cento migranti a bordo "ha avvistato un'imbarcazione, un gommone grigio, con dozzine di persone a bordo, alla deriva al largo della costa libica. L'aereo ha immediatamente allertato i centri di soccorso nazionali in Italia, Malta e Libia, come richiesto dal diritto internazionale".

In assenza, però, di un coordinamento efficace da parte dello Stato, tre navi mercantili e la Ocean Viking che hanno cooperato per organizzare la ricerca in condizioni di mare estremamente difficili, sono arrivate sul posto quando ormai la tragedia era compiuta e il mare stava restituendo le prime vittime.

La Fondazione Migrantes ha espresso “dolore e sdegno per l’ennesima strage – circa 130 persone, fra cui donne e bambini – avvenuta nel Mediterraneo, nel canale di Sicilia” e ha espresso un auspicio: “Che questa ennesima tragedia provochi in noi un sussulto di umanità e d’impegno a creare canali legali e sicuri di ingresso, come già auspicato dal Global Compact del dicembre 2019 voluto dalle Nazioni Unite”.

Di ennesima tragedia del mare che conferma che in assenza di vie legali e sicure, che garantiscano la protezione umanitaria a profughi e rifugiati, l’Europa è destinata a pagare un altissimo prezzo mortale assistendo inerme a una serie di stragi annunciate, ha parlato anche Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, programma per migranti e rifugiati della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. “L’alternativa alle morti in mare esiste e sono i corridoi umanitari e ogni altra via legale che tuteli i richiedenti asilo – ha continuato - Questa idea ha trovato applicazione in Italia, ma ancora non è una policy europea”. Naso ha lanciato un appello ai partner europei per “una campagna insieme per rilanciare l’idea di corridoi umanitari europei”.

REDAZIONE 26 apr 07:58