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di REDAZIONE 23 lug 10:04

Il Papa scrive ad Assad

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Protezione della vita dei civili, stop alla catastrofe umanitaria nella regione di Idlib, iniziative concrete per un rientro in sicurezza degli sfollati, rilascio dei detenuti e l’accesso per le famiglie alle informazioni sui loro cari, condizioni di umanità per i detenuti politici. Le preoccupazioni contenute in una lettera che Papa Francesco ha indirizzato al presidente siriano

Protezione della vita dei civili, stop alla catastrofe umanitaria nella regione di Idlib, iniziative concrete per un rientro in sicurezza degli sfollati, rilascio dei detenuti e l’accesso per le famiglie alle informazioni sui loro cari, condizioni di umanità per i detenuti politici. Insieme a un rinnovato appello per la ripresa del dialogo e del negoziato con il coinvolgimento della comunità internazionale. Sono queste le preoccupazioni e le richieste concrete contenute in una lettera che Papa Francesco ha indirizzato al presidente siriano Bashar Hafez al-Assad, mentre nella regione di Idlib continuano le azioni di guerra e i bombardamenti ai danni dei civili inermi: distrutte o chiuse decine di strutture sanitarie. A recapitare in queste ore la missiva – che porta la data del 28 giugno scorso – è stato il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.

“All’origine di questa nuova iniziativa – spiega il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin in un’intervista ad Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione – c’è la preoccupazione di Papa Francesco e della Santa Sede per la situazione di emergenza umanitaria in Siria, in particolare nella provincia di Idlib”. Il Papa, si legge nell’intervista pubblicata oggi su Vatican News e su L’Osservatore Romano,  “segue con apprensione e con grande dolore la sorte drammatica delle popolazioni civili, soprattutto dei bambini che sono coinvolti nei sanguinosi combattimenti”. Per questo “chiede al presidente di fare tutto il possibile per fermare questa catastrofe umanitaria”. L’intento dell’iniziativa non è politico, precisa Parolin, ma “umanitario”. Il Papa “continua a pregare perché la Siria possa ritrovare un clima di fraternità dopo questi lunghi anni di guerra” e “usa per ben tre volte la parola ‘riconciliazione’: questo è il suo obiettivo, per il bene di quel Paese e della sua popolazione inerme. Il Papa incoraggia il Presidente Bashar al-Assad a compiere gesti significativi in questo quanto mai urgente processo di riconciliazione e fa degli esempi concreti: cita ad esempio le condizioni per un rientro in sicurezza degli esuli e degli sfollati interni e per tutti coloro che vogliono far ritorno nel Paese dopo essere stati costretti ad abbandonarlo. Cita pure il rilascio dei detenuti e l’accesso per le famiglie alle informazioni sui loro cari”.

REDAZIONE 23 lug 10:04