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Cracovia
di GIUSEPPE GRASSO 02 ago 00:00

La sensazione di sentirsi pienamente vivi. Il racconto giorno per giorno della Gmg

"Passo dopo passo. Insieme" si intitola così la proposta dei Silenziosi Operai della Croce che hanno organizzato un pullman per accompagnare alcuni giovani disabili alla Gmg di Cracovia. Tra i volontari, ci sono diversi bresciani guidati da don Roberto Lombardi. Ecco la loro Gmg

Mentre lasciamo l'ultima piazzola del Campus Misericordiae la manina di Marco batte il cinque di tutto il mondo in quei pochi minuti che dividono i settori di un breve e impervio tracciato riservato. Anche i più disattenti non fanno fatica ad intuire che lo schiocco è più forte quanto più folti sono i lunghi capelli biondi. Le sue urla di gioia mescolate a un dispensarsi di continui sorrisi a spalle larghe sembrano quasi donare l'idea di un grande e lungo abbraccio verso il cielo. Ebbene sì. Marco ha compreso più di tutti il messaggio che Papa Francesco ha voluto ricordarci in tutte le occasioni di questa due giorni: la GMG inizia da oggi nel cammino di ciascuno di noi.
Martina stringe a sé il suo peluche mentre i suoi grandi occhi che cercano il cielo vengono rubati da una coreografia di alcune ragazze spagnole che occupano uno spazio antistante l'ingresso, Laura continua a ballare con lo stesso ritmo nonostante abbiamo lasciato le grandi casse già da centinaia di metri, qualcuno decide di lasciare lungo il percorso dei piccoli innaffiatori attaccati al cancello di casa in modo da dare il suo contributo "refrigerante" a questi ultimi passi.

In fondo, ogni Giornata Mondiale della Gioventù è una vera e propria boccata di ossigeno. Basti pensare che il “meno giovane” ad essersi registrato alla GMG ha 71 anni e viene da un paese dell’America Latina, a dimostrazione del fatto che la gioventù non è una questione di età ma di cuore. Negli zaini delle aspettative avevamo inserito un po' tutti la richiesta di un messaggio che ci tranquillizzasse. O almeno provasse a dirci qualcosa in più rispetto ad un mondo che ogni tanto facciamo fatica a capire. E troppe volte siamo avvolti da caos e paura. Abbiamo ricevuto in dono un vero e proprio inno al coraggio. Di quelli semplici, immediati, pronti all'uso. Come quando hai l'entusiasmo di ricevere un regalo e man mano che lo scarti, lentamente ti accorgi che era proprio quello che desideravi. Questa era una GMG un po' diversa dalle altre. Abbiamo compreso che la più grande sensazione di sicurezza di cui necessitiamo ci viene principalmente dalla volontà di costruire la pace nella nostra quotidianità. E vogliamo dirlo a gran voce in tutte le lingue del mondo.
Lo urliamo con i gesti mentre in piena notte ci travestiamo da bizzarri messicani per scambiarci selfie che troveranno il loro posto in qualche bacheca-ricordo di una stanza al di là dell'oceano, o tra i canti avvolgenti della comunità africana che ti stupisce per quel grande mistero di un cuore sempre allegro. Oppure negli occhi di padre Pierre, cinese trapiantato in Belgio, che parla poco l'inglese e al quale dopo pochi minuti viene solo voglia di chiedere di pregare per te. Gli dai il tuo nome, segui le sue dita mentre ti benedice tra un sacco a pelo e una chitarra di un gruppo di ragazze francesi riunite in cerchio.

Scopri che la bellezza della semplicità dei gesti è diventata proprio merce rara. Di quelle di buona qualità che vorresti sempre presente ogni ora della tua giornata. Più forte e grintosa di qualsiasi Wi-Fi. Sono sicuro che la splendida cittadina di Cracovia con i suoi 750mila abitanti non aveva mai avuto prima d'ora un milione e mezzo di nasi all'insù che in una sola notte avevano parlato così tanto con il cielo. Una grande piazza gioiosa desiderosa di donare con occhi e sguardi lucidi, assonnati, in preghiera. Affamati di amore ma anche di panini che, ahimè, sono dislocati non propriamente secondo la logica del comodo take away. Se fai fatica a dormire continui a passeggiare tra corpi e tende per conoscere, incontrare, riempirti di vita.
Si resta spiazzati dalla fede e dalla vitalità di questi ragazzi che tra i contatti e le chat piazzano sempre un piccolo filo d'oro riservato alla preghiera. E lungi dai faciloni, commentatori seriali, che qualche volta intravedono in questi gesti parte di un bigottismo. Su quell'erba le scarpette saltano mosse da qualcosa di molto più forte, che ti permette di dormire anche solo tre ore in 2 giorni.

Ormai l'alba è giunta e nonostante l'insalata di riso non rientri a pieno titolo nel menù di una colazione nostrana come i pasticciotti pugliesi reclamati da Mino, Massimo e Valentina continuano a fotografare tutto ciò
Che incontrano per quella che si configura come la prima GMG social della storia, gli 800 vescovi e i 50 cardinali iniziano ad affollare il retro del palco per prepararsi alla Santa Messa. Del resto, dalla nostra posizione di retro-palco riusciamo a scrutare tutto ciò che sta per avvenire quasi come una regia e con le ore ci convinciamo sempre di più che la scelta degli organizzatori di riservarci quello spazio sia stata mirata per riconoscere le nostre diverse e più forti abilità. Quindi un grazie va anche a loro.
La temperatura si alza e il sole illumina in modo forte anche gli angoli d'ombra più nascosti rendendo il cielo sempre più azzurro sopra Cracovia.
È in questi momenti che le parole del Papa e i messaggi dei ragazzi dal palco ti riportano alla mente tutte le immagini di queste giornate. Mentre cerchi la mano della mamma di Francesco che, nonostante il calvario dei suoi giorni, riesce a trasmetterti una serenità che fai proprio tanta fatica a toglierti dalla mente senza collezionare lacrimoni pieni di forza, o allo stato di pace del suo campione che la notte della veglia aveva il volto colorato dal display del maxischermo perso con le labbra sulle guancia della sua mamma quasi a volerla fermare per sempre, o l'abbraccio con don Roberto e la tenerezza della sua voce roca quando a Gross-Rosen racconta della tragedia del genocidio da lui vissuto in Ruanda, o anche lo sguardo di Luciana mentre scegliamo con cura ogni mattina l'abbigliamento migliore per la giornata di Marco, ma anche la forza di Maria Rosaria che mostra le sue stupende poesie che pubblica in Facebook per consigliare ai suoi amici di vivere bene. È proprio vero: alla fine la sofferenza è un Dono per tutti. Ed è così che ti accorgi che quel milione e mezzo di persone riesce a starti incredibilmente anche solo in un abbraccio di due mani.

La musica ti avvolge e ti rende meno duro il sapore della stanchezza.
Siamo pronti e molto più carichi da domani in ufficio, a scuola o all'aperitivo. Un cantante italiano, famoso soprattutto tra i giovani, ha scelto come titolo di una sua canzone "Il Sole esiste per tutti". Il testo c'entra poco, ma al titolo ho pensato più volte durante queste giornate insieme. Come dice qualcuno è più difficile nascere che morire ma il vero problema è non iniziare mai a vivere. Ecco: il desiderio di dire grazie a questi ragazzi, più ancora che per la gioia contagiosa che ci hanno trasmesso in modo disinteressato, è dettata dall'averci dotato di occhi nuovi, capaci di guardare di più, di scrutare, di sentirsi forti. Di sentirsi pienamente vivi.


Quarto giorno

"La misura di ogni felicità è la riconoscenza". È questa la stampa sulla maglietta che Wajtek indossa stamattina. A dire il vero il giovanissimo fratello polacco che sta concludendo il suo percorso di studi teologici a Roma ogni giorno ci delizia con maglie sempre molto interessanti. Sono le 9:15 e il bus lascia la residenza per accompagnarci a Swiebodzin. La piccola cittadina è divenuta famosa negli ultimi anni per l'impotenza della statua di Cristo Re, un colossale monumento completato solo nel 2010. Basti pensare che la statua, con i suoi quasi 53 metri di altezza viene ritenuta la statua di Cristo più alta al mondo. Inutile dire che la memoria in pochissimo ci riporta per qualche attimo a Rio de Janeiro. Sebbene i chioschetti sul mare della cittadina brasiliana siano ora un lontano miraggio, il baretto che ci accoglie all'ingresso della statua prepara un caffè molto più ristretto. Un vero Miracolo visto che il Cristo re pone lo sguardo proprio in quella direzione. Dopo un grande abbraccio con la statua ci rechiamo nella giovane chiesetta della cittadina polacca perché è giunto il momento delle Confessioni. Stefano scrive un piccolo appunto con la paura di qualche scherzo della memoria. Sandro, invece, riserva qualche minuto in più per essere impeccabile nel compilare la lista. È un silenzio che sa di ricarica per tutti. Siamo pronti a ripartire più forti.
Se le confessioni ci avvolgono in un clima di intensità e la visita della casa che ci ospita ci riempie gli occhi tra grotta del sale e ippoterapia, è sicuramente nel pomeriggio che viviamo i due momenti più coinvolgenti. Se dovessimo dare un titolo a questa giornata non potrebbe essere altro che "Lasciamoci abbracciare". Lo abbiamo sperimentato per davvero. Scoprire la bellezza di lasciarci abbracciare e di abbracciarci. E Lo abbiamo fatto con due splendide feste.

La prima, la festa eucaristica, con tutti i ragazzi protagonisti. Nei loro sguardi tanta poesia. Una celebrazione che si è conclusa con la consegna della maglietta della GMG. Adesso siamo davvero pronti per raggiungere Cracovia e scoprire il tesoro che, fin dal primo giorno, stiamo cercando insieme: quello della Misericordia di Dio. Oggi Marco e Sergio compiono Gli anni: non solo le torte, non solo le cuffie in regalo che Marco desiderava da tempo, ma soprattutto un unico vero e grande abbraccio, che ci ha stretti e ci ha fatto sentire davvero più uniti.

Dulcis in fundo, abbiamo salutato l'ultima notte prima di Cracovia cantando e ballando con i giovani di Glogów, che ci hanno insegnato qualche impronunciabile parola polacca e, soprattutto, ci hanno rivelato che la lunga preparazione per questo incontro con noi: che bello sentirsi attesi!
Così, tra "L'italiano" di Toto Cutugno e il "Ballo del qua qua" spacciato per una canzone tipica polacca, siamo entrati ancora di più nel cuore della GMG: Cracovia, arriviamo!


Terzo giorno

Una giornata intensa quella di oggi. Se la sveglia stereofonica nelle camere della residenza di Glogów ti ricorda vagamente quella dei migliori college americani è sicuramente il programma pianificato per questo terzo giorno a darti la carica più forte del caffè polacco poco ristretto. Dopo il ludico e simpatico saluto iniziale nella sala della residenza tra balli e canti continua l'esperienza della caccia al tesoro che questa mattina ci vede impegnati in un'avventura nuova e piuttosto creativa. Nel bus dell'andata, però, una piccola grande scoperta riavvolge subito il nastro della forza di volontà. Ebbene si: Francesco, che è venuto fin da Cagliari per partecipare con noi alla gioia di questi giorni, è campione italiano di bocce. Con un ausilio davvero particolare e secondo una tecnica che in Italia sta facendo solo ora capolino ha vinto il campionato nazionale in una recente competizione agonistica a Padova. Mi ha promesso di mostrarci delle foto, soprattutto dopo la mia intima confidenza di un costante rapporto conflittuale con lo sport.

In Polonia il clima è piuttosto originale, quasi quanto gli autisti dei bus. A picchi di grande calura, infatti, si sostituiscono in breve tempo dei simpatici nuvoloni con piccoli accenti di una pioggerellina mai fastidiosa. Il paesaggio è caratterizzato da una folta e colorata natura sporcata solo in parte da alcuni cartelli pubblicitari di acqua naturale in offerta negli store dislocati sulle principali stradine cittadine. Anche in Polonia si stanno affacciando silenziosamente i cinesi. Mentre il bus ci conduce verso la fabbrica di ceramiche di Boleslawiec, Margherita ci regale una prova della sua voce da soprano del coro di Sannicandro di Bari. Ebbene sì: la mattinata è destinata ad una creatività a tutto tondo. Avete presente quelle fantastiche tazze colorate a pois bianchi e blu con le quali ogni tanto avete avuto modo di gustarvi un Thè? Ecco: si tratta di un tipico disegno polacco. Dopo una interessante visita in fabbrica è il momento di metterci all'opera. Ciascun ragazzo ha a disposizione un piatto e tanti colori con i quali poter disegnare il simbolo della GMG. Potete immaginare: la creatività sprigionata in quei novanta minuti avrebbe messo in seria difficoltà anche numerosi pittori del tardo rinascimento.

Dopo un succulento pranzo a base di zuppa "domenicale" e una invidiabile portata di patate ci rendiamo conto che la dieta polacca non è propriamente vicina alla Smart food ma ti dona la giusta carica per ripartire. Ci rimettiamo in cammino verso Jawor per visitare la Chiesa della Pace, un edificio costruito nel XVII secolo per simboleggiare la fine della lunga e sanguinosa Guerra dei Tredici anni. É Don Mimmo a spiegarci questa splendida struttura di fronte a magnifici dipinti (circa 180) che raffigurano immagini tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. Mino, nel frattempo, chiamato in causa su Adamo ed Eva si trasforma nell'insegnante di religione che tutti avrebbero voluto avere con una impeccabile sintesi della storia della chiesa in poco più di 2 minuti.

La parole, però, lasciano presto spazio all'abbraccio. In questo luogo è giusto prometterci di più. È ormai tardo pomeriggio e il cielo diventa sempre più grigio. La radio in bus ci annuncia che Papa Francesco é appena atterrato in questa splendida nazione. Ormai è all'apice l'emozione dei grandi giorni a Cracovia e l'attesa dell'incontro. Ma è proprio questo strano cielo che decide di accompagnarci verso l'ultima tappa della giornata: il campo di concentramento di Gross-Rosen. Non è molto presente nelle guide turistiche perché molto meno famoso degli altri ma sicuramente il più temuto da coloro che venivano deportati. Qui il lavoro fisico volto allo sfinimento valeva molto più della morte. Mentre cammini col il capo basso per il lungo viale è difficile non notare dei sanpietrini geometrici, a tratti quasi perfetti. Che paradosso: la razionalità in un luogo concepito per l'irrazionalità. Nell'aria, invece, anche a distanza di anni respiri un dolore completamente muto. Dopo la toccante testimonianza di Don Roberto sui genocidi tuttora presenti ti accorgi che qui dentro l'unica cosa che puoi chiedere e ricevere in dono sono solo le lacrime. Mentre mi avvicino all'uscita, però, quasi a ripararsi tra la ghiaia e il cemento, noto un piccolo cespuglio completamene incolto con tre fiori colorati di giallo, viola e un tenue azzurro cielo. Si Può davvero far rinascere tutto anche in un luogo come questo. Ma per farlo abbiamo bisogno di farlo insieme.

Secondo giorno

Sembra quasi che non vi possa essere miglior finale di giornata come quello espresso dal tramonto che si affaccia volteggiando sul ponte che divide in due la città di Glogòw. Quei colori forti e pieni di calore che si rispecchiano in modo così nitido nel fiume Odra ti accompagnano verso casa mantenendo integra quella grande dose di serenità che hai accuratamente messo da parte fino a qualche minuto prima. La giusta sintesi di una giornata fantastica. Dopo un viaggio lungo e con qualche intoppo dettato dai soliti ritardi aerei (che non mancano mai), stamattina dopo poche ore di sonno la cucina della casa Luigi Novarese che ci ospita ha saputo fornirci il migliore dei risvegli possibili. Le torte polacche e le marmellate del posto sono riuscite a farti dimenticare senza troppi problemi anche le 4 ore di bus della notte.

La mattina, dopo le originali presentazioni degli animatori, entra subito nel vivo con un percorso itinerante alla scoperta della cittadina della Bassa Slesia (anche questa nozione appresa durante la visita!) i cui ruderi fanno di essa un importante centro di riscoperta archeologica. Se questi sono i giorni dei Pokemon, qui in Polonia per farti girare la città senza sentirne il peso, i tre Don che accompagnano la delegazione, investiti del ruolo di Indiana Jones in salsa nostrana, ti accompagnano per le stradine cittadine immersi in una vera e propria caccia al tesoro. I primi due indizi oggi sono andati alla grande. La bellezza e l'originalità di questa modalità Made in Poland è che si giunge sempre tutti insieme nei luoghi del tesoro nonostante giri e rigiri diversi.

La pioggerellina non spaventa neanche Marco: imperterrito continua a spiegarmi che questi piccioni non fanno comunque di Glogòw una cittadina tanto diversa da Quinzano d'Oglio. In verità, aggiunge, può essere che qualcuno di essi abbia voluto prendere parte al viaggio insieme a noi proprio per una sorte di nostalgia. Dopo un gustoso pranzo, al pomeriggio si inizia ad assaporare il vero spirito della GMG con l'incontro di altre comunità internazionali. In una piccola arena del centro, infatti, con un palco appositamente allestito, richiamando in miniatura il format di Cracovia, prende vita uno spettacolo di accoglienza riservata al gruppo nostrano e a quello americano. Con un ingresso degno della migliore giornate di apertura delle Olimpiadi, Sandro non smette per un attimo di sventolare la bandiera italiana girando e rigirando tra la folla dei giovani del cammino neocatecumenale americano. La festa entra nel vivo con un gruppo folk locale che invita tutti a ballare musiche popolari polacche. Massimo e Stefano decidono di sfrecciare su e giù per la pista con una coreografia degna di nota. A tratti un po' macchinosa ma con punte vicine alla migliore tradizione di ballo sudamericana. Beati loro.

Sono sicuramente quelli in cerchio a rompere ogni muro. Le bandiere sventolano ormai vicine, ci si incontra in una lingua creata al momento che mescola in modo impeccabile l'inglese, il pugliese e il bresciano. Dopo pochi minuti un lungo trenino: possiamo affermare con assoluta certezza che è ufficialmente iniziata anche per noi la Giornata mondiale della gioventù. Quello polacco è un popolo che partecipa a tutte le attività in modo quasi silenzioso, attento riservato ma pieno di grinta ed entusiasmo. Sono ragazzi che ce la stanno mettendo tutta per dire al mondo intero che questo è un Paese pieno di voglia di fare. Aggiungerei anche ricco di ottime torte. Questi incontri che ti permettono un ingresso graduale a Cracovia offrono anche la possibilità di entrare davvero in relazione con i giovani polacchi e il loro modo di vivere la fede.

Se la testimonianza dal palco del giovane batterista che racconta in modo straordinariamente toccante la sua esperienza di conversione non vi è bastata per immergervi nell'atmosfera del pomeriggio, il momento dell'adorazione eucaristica è sicuramente l'apice di una giornata che aveva come obiettivo quello di darci il benvenuto in questo cammino di pellegrinaggio.
Pensate per un attimo a quando distratti vi capita di essere talmente immersi dalla musica che state ascoltando da non riuscire più a staccarvi e farne a meno. Musica, poche parole, sguardi, lacrime. Emozioni che si confondono tra la gioia spirituale più autentica dell'incontro e il puro entusiasmo di esserci. Man mano che ciascuno prende il suo spazio in ginocchio, sembra proprio che tutti i muri geografici non abbiano più alcun senso. Per un attimo Il mondo è tutto lì. A guardarsi, ad emozionarsi, a gioire insieme. Sandro non lascia la sua bandiera, Marco mi stringe in un abbraccio che francamente non avevo mai ricevuto. Martina è in ginocchio con gli occhi chiusi. Massimo non smette per un attimo di fissare il Creatore. Daniela e Fabio sono in lacrime. Elisa vuole a tutti i costi riuscire a strappare anche solo un piccolo ricordo di questo momento da poter custodire sempre nel suo telefono. Si esprime la propria devozione anche con la posizione del corpo. È una fede che si mostra nei gesti e non ha bisogno di essere contenuta. È un ritratto pieno di amore in una giornata che non ci risparmia notizie inquietanti dal mondo. Questi giovani a Glogów ci dimostrano che di fronte alla loro fede e alla loro gioia non c'è paura e male che tenga. La Gmg in questo momento è sicuramente provvidenziale ma per noi in questi piccoli assaggi di forti emozioni quotidiane è già un miracolo vero.


Primo giorno

Sorella Giò tramite un sms ci sollecita un panino perché all'arrivo a Berlino quelli della Comunità ci porteranno solo uno snack. Massimo è preoccupato per il suo sacco a pelo e controlla continuamente le temperature in ogni singola città polacca. Marco continua a cantare in modo contagioso la sua canzone preferita dopo averla ascoltata nel bus. Elisa e Martina vagano per i negozi dell'aereoporto nell'attesa di un check-in che sembra essere ritardatario. Sandro ha beccato al gate il suo idolo del calcio e continua a guardare il selfie gentilmente concesso. Ormai ci siamo.

Da Brescia a Bologna. In aereo fino a Berlino e poi il trasferimento a Glogow. Il sogno di Cracovia ormai è pronto per essere realizzato. Gli zaini sono stracolmi di energia. Così come i volti dei ragazzi. Ma il senso di un viaggio così lungo sta anche nel poter gustare appieno l'esperienza di un incontro mondiale. Per alcuni è la primissima esperienza e guardano con entusiasmo anche allo snack sull'aereo. Per altri le GMG hanno significato un passaggio fondamentale della propria crescita spirituale che ti affaccia senza neanche accorgertene nel mondo degli adulti.

Che grande intuizione quella di Papa Giovanni Paolo II. Per tutti è immensa l'emozione di poterci incontrare, oggi, proprio nella sua città. Trent'anni di raduni e 20 milioni di giovani stretti attorno a tre pontefici. Tredici edizioni che fanno delle Giornate Mondiali della Gioventù le più grandi palestre di civiltà e di umanità dei nostri tempi. Un tempo che è pieno zeppo di paradossi: mentre ti facilita con una App da scaricare sul cellulare per orientarti anche nel comprare il più semplice dei souvenir è sottile il senso di disorientamento per una cronaca che ti racconta ogni giorno un mondo dove fai davvero fatica a sentirti spensieratamente sicuro. Ecco la grande sfida di queste giornate: se milioni di giovani da ogni angolo del pianeta si raccolgono in uno spazio lontano in un tempo difficile, trasportati dalla gioia della fede che hanno nel cuore significa per Che il bene deve per forza trionfare.

Ma l'Assoluta incapacità di prevenire e prevedere qualsiasi sicurezza ci cambia come cittadini e ci rende più protagonisti e responsabili di un proprio destino senza dover affidare il futuro ad altri. Il messaggio sta tutto qui. Abbiamo anche la consapevolezza che non si può prescindere dalla storia di un popolo come quello polacco che ha sulla pelle e nel sangue alcune esperienze storiche che resteranno indelebili.

Ormai l'aereo è quasi atterrato e Insieme ai tanti gruppi organizzati ci siamo anche noi che, grazie ai Silenziosi operai della Croce, a Luciana e Don Roberto Lombardi proveremo ad unire le nostre voci per arricchire questa grande festa di colori, entusiasmo, passione. Sarà la possibilità di abbracciare il mondo tutto in una volta con l'attesa di poter ascoltare le parole di Papa Francesco. Ma anche noi avremo qualcosa da dire a lui. Anzi, a dire il vero prendiamo in prestito le parole che Marco non fa fatica a ripetere continuamente dalla ragazza in fila ai bagagli fino allo steward della compagnia tedesca: "Ti voglio bene". Ecco, ripartiamo proprio da qui.
GIUSEPPE GRASSO 02 ago 00:00