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Roma
di REDAZIONE 21 ott 07:49

Nessuno si salva da solo

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Ieri in piazza del Campidoglio a Roma la preghiera delle religioni per la salvezza degli uomini e del mondo promossa dalla Comunità di Sant'Egidio a 34 anni dal primo appuntamento di Assisi. A fare da filo conduttore le parole pronunciate dal Papa nella preghiera del 27 marzo scorso in piazza San Pietro

Nessuno si salva da solo! È questo l’appello che i leader religiosi mondiali hanno lanciato ieri dalla piazza del Campidoglio a Roma. Alla presenza del Papa, e dopo un minuto di silenzio in memoria delle vittime della pandemia e di tutte le guerre, i capi religiosi si sono rifatti al grido lanciato dal Pontefice il 27 marzo scorso, nella preghiera in Piazza San Pietro per la fine della pandemia. Come ormai da 34 anni, in diversi luoghi del mondo, sulle orme dello ‘Spirito di Assisi’ del 1986, i leader religiosi, chiamati da Sant’Egidio, hanno pregato “gli uni accanto agli altri per implorare il dono della pace”. Con il pensiero rivolto a chi più soffre, l’impegno che si assumono è di “vivere” e “proporre solennemente ai responsabili degli Stati e ai cittadini del mondo l’Appello di Pace”.

Nello stesso luogo in cui nel 1957, a poco più di un decennio dalla fine della Seconda guerra mondiale, le nazioni che erano state nemiche diedero vita all’Europa unita, ieri si sono dati appuntamento i leader religiosi per ripetere che “nessuno può salvarsi da solo”, soprattutto “in questo tempo di disorientamento, percossi dalle conseguenze della pandemia, che minaccia la pace aumentando le diseguaglianze e le paure”. “Mai più la guerra” è il forte richiamo condiviso dai presenti, invocazione che da sempre attraversa gli appuntamenti della Comunità di Sant’Egidio.

Chiaro il discorso di papa Francesco: “Il mondo, la politica, la pubblica opinione rischiano di assuefarsi al male della guerra, come naturale compagna della storia dei popoli. Non fermicamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchioamo con mano la carne di chi subisce i danni. Prestiamo attenzione ai profughi, a quanti hanno subito le radiazioni atomiche o glio attacchi chimici, alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia".

“La pace è la priorità di ogni politica – ha ricordato ancora il Papa - . Dio chiederà conto, a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra che hanno colpito i popoli!”. “Quanti impugnano la spada, magari credendo di risolvere in fretta situazioni difficili, sperimenteranno su di sé, sui loro cari, sui loro Paesi, la morte che viene dalla spada”,

A ribadire che “nessuno si salva da solo” sono stati tutti i relatori che si sono alternati sul palco, a cominciare dal Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella che, esprimendo orgoglio nel vedere l’Italia “crocevia di dialogo e pace”, ha sottolineato il bisogno di fraternità del mondo, lanciando un importante appello, affinché “le cure e i vaccini che la scienza potrà offrirci siano resi disponibili per tutti, in tutto il mondo”. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha ricordato che negli anni, grazie alle fedi che hanno rifiutato la strumentalizzazione della religione a fini di violenza, sono state possibili nuove paci, così come un clima di dialogo e di fraternità. “Le tradizioni religiose – ha spiegato – trasmettono un messaggio dallo stesso suono: pace vuol dire costruire insieme nel dialogo, senza escludere o prevaricare l’altro”. Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, ha ricordato che “per costruire la fraternità che porta alla pace e alla giustizia” si deve “cominciare “col curare la nostra casa comune”, che deve intraprendere “un nuovo percorso” che deve “svilupparsi sotto una luce diversa a causa della pandemia in corso”.

Mohamed Abdel Salam Abdellatif, Segretario dell'Alto Comitato per la Fratellanza Umana, nel leggere il messaggio del Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, Gran Sheykh di Al-Azhar, firmatario con il Papa del documento di Abu Dhabi, ha sottolineato i rischi del coronavirus legati a quelli generati da un’altra pandemia, ben più antica, mai scomparsa e oggi rinnovata, quella della “discriminazione e del razzismo, malattia che colpisce ed erode la coscienza umana”. Di qui poi il commento all’assassinio, nei giorni scorsi a Parigi, di un professore da parte di un giovane ceceno, perché “colpevole” di aver mostrato in classe le vignette su Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. Un “peccaminoso atto criminale” lo ha definito Al TAyyeb, commesso da un “terrorista che non rappresenta la religione di Maometto”, dal quale l’Imam si dissocia pubblicamente, così come da una “ideologia falsa e perversa”, pur ribadendo “che insultare le religioni e abusare dei simboli sacri sotto lo slogan della libertà di espressione, rappresenta una forma di ambiguità intellettuale e un esplicito appello all'immoralità”.

La preghiera che si è elevata dal Campidoglio è che, “dopo questo tempo di prova”, ci sia un “grande ‘noi’ ricco di diversità”. Pensare ad “un mondo senza guerre” non è un’utopia, anche perché – scrivono ancora le religioni – la guerra è un “fallimento della politica e dell’umanità” che “lascia sempre il mondo peggiore di come l’ha trovato”. L’appello è quindi ai governanti, perché rifiutino il linguaggio della divisione, perché lavorino “insieme ad una nuova architettura della pace” e perché cambino l’utilizzo delle risorse finora impiegate nella produzione di armi, per sostenere i bisogni dell’umanità e ora anche per la ricerca di un vaccino per la pandemia che sia “idoneo e accessibile a tutti”. Gli uomini e le donne – sono le ultime parole dell’appello – siano quindi artigiani della pace e ci si apra ad una “cultura del dialogo” antidoto “alle divisioni e alla violenza” perché “le ingiustizie del mondo e della storia si sanano non con l’odio e la vendetta, ma con il dialogo e il perdono”.

REDAZIONE 21 ott 07:49