lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Auschwitz
di M. VENTURELLI 29 lug 2016 00:00

Papa Francesco in preghiera nel Golgota moderno

Visita silenziosa nel luogo simbolo della malvagità umana, in preghiera davanti al muro della morte, davanti al quale nel 1993 mons. Bruno Foresti, allora vescovo di Brescia, dettò una profonda meditazione oggi più che mai attuale.

È stata prima una visita silenziosa quella che papa Francesco ha effettuato questa mattina ad Auschwitz, per incontrare i sopravvissuti all'Olocausto, fermarsi davanti al Muro della Morte e sostare in preghiera nella cella in cui si consumò il calvario di padre Massimiliano Kolbe.

Papa Francesco ha pregato, così come nell'ormai lontano luglio del 1993, in occasione del pellegrinaggio per i 100 de La Voce del Popolo, pregò in quegli stessi luoghi l'allora vescovo di Brescia mons. Bruno Foresti. La sua fu una preghiera intesa, una meditazione che ancora oggi mantiene tutta la sua forza.

In quella circostanza parlò dei tanti Golgota del tempo, che da allora, sono ancora aumentati di numero.

Queste le parole che mons. Bruno Foresti pronunciò davanti al muro della Morte, dopo avere pregato, come Papa Francesco nella cella di Kolbe

"Sì, qui urlò la morte e sogghignò la vita. O forse, qui cantò la morte e morì la vita. Morì lo spirito umano nei carnefici, cantò l’amore e la speranza in chi si immolò. Qui il nostro animo è sgomento; terrori di spettri emergenti dalle fosse si alternano a lampi sinistri di forni crematori. Gemiti repressi e addii silenziosi, occhi sbarrati e pianti di bimbi, e di madri e di padri spinti nell’abisso. A migliaia, a decine di migliaia!
Dio mio, Dio mio perché li hai abbandonati? Perché hai lasciato che il profumo dei campi in fiore si mescolasse al tanfo, all’odore acre di “fumi umani”? Perché il tuo cielo azzurro, il tuo sole e le tue stelle rimasero immobili a guardare lo sterminio di tanti bimbi?
Perché la terra, la tua terra non accolse pietosa i neonati come in un utero solo, in una sola culla? Dio mio, Dio mio, perché li hai abbandonati? Eppure erano tuoi figli, opera delle tue mani, anfore del tuo spirito. In loro avevi versato, come in una coppa avida, il vino della speranza in te. E a te hanno gridato dal profondo perché ascoltassi la loro voce. Dio mio, Dio mio perché li hai abbandonati?
Piego il mio capo al mistero. Davvero tu sei un Dio misterioso. E ti imploro: fa’ che io creda nel tuo amore verso l’umanità, nella tua suprema giustizia, nel tuo cielo infinito.
Auschwitz, come Dachau, come Mauthausen sono l’inferno, sono il mio inferno. Che mai è stato al confronto l’eccidio dei tuoi coetanei di Betlemme? Dimmelo, Gesù di Nazarteh. Dimmelo, Maria!
La tua voce mi scuote, o Signore, e mi apostrofa come un nuovo Giobbe pretenzioso di voler leggere aldilà del tempo, nell’eterno disegno di Dio. È la voce della Verità eterna, dell’eterno Amore. Mi dice: “Come gli innocenti di Auschwitz, morì Abele ucciso dal fratello Caino, morì Gesù il mio Figlio. Eva pianse su Abele, Maria su Gesù.
Eppure l’odio non ha sconfitto l’amore perché l’amore è più forte dell’odio; la morte non ha distrutto la vita, perché la vita è più grande della morte. Come per Gesù, si è rinnovato il mistero della sua Pasqua. Disse l’angelo alle donne: “Non piangete. È risorto e vi precede…”
Dice a noi l’angelo dal sepolcro vuoto: “I tanti morti non sono qui: sono risorti! Vi precedono in patria”:

Accanto ai bimbi di Betlemme tanti altri cantano “Osanna al Figlio di David”. In cielo accanto a Stefano godono coloro che, come lui, hanno guardato i cieli aperti prima di entrare nelle camere a gas; come Ignazio di Antiochia trionfano in Paradiso coloro che furono schiacciati sotto gli stivali degli aguzzini e dilaniati dai morsi dei cani
Il mondo è una palestra, è uno spazio di lotta: c’è chi combatte per il bene, c’è chi lotta per il male. In questa contesa i fratelli si pongono contro i fratelli e il Padre celeste soffre perché alcuni abusano della libertà loro data in dono e gode perché altri la esaltano nel porre la loro vita per i fratelli.

Pellegrini di Auschwitz, il mio Figlio dal Golgota, continua a pregare per i crocifissori di tutti i tempi: “Perdona loro perché non comprendono ciò che stanno facendo”.
Anche a voi chiedo pietà per aguzzini, chiedo perdono: già, per loro, si è compiuta la mia giustizia, una giustizia misericordiosa.
Ricordate che dove “abbondò il peccato, ivi, per il mio Cristo, sovrabbondò la grazia”.
Pregate, piuttosto, per i tanti “lager” esistenti ancora nel mondo, per tanti stermini che si perpetrano in forza di odi tribali ed etnici, per le libertà civili e religiose violate.
Pregate perché, come Ezechiele, i campi sterminati di morte diventino città piene di vite.
Pregate perché tanti uomini, vivi nel corpo, ma morti nella speranza e chiusi nell’amore a Dio, riprendano fiducia e aprano lo spirito a Cristo.
Pregate e vegliate voi stessi per non cadere nella tentazione; esistono odi sottili, invidie e calunnie diffuse, indifferenze verso i poveri e gli indifesi. Non siatene vittime.

Il vostro Getsemani non è come il mio – dice Gesù; il vostro deserto della tentazione non è come il mio. Eppure l’uno e l’altro chiamano al sacrificio.
Solo chi sa vivere per amore sa morire per amore. Fratelli, come S. Massimiliano l’hanno fatto tanti altri in questi Golgota dei giorni nostri.
Essi ci chiamano a seguirli da vicino; se non nella morte fisica, nell’amore che la sublima.

Come gli antichi condannati alle armi, anche qui – mediante infiniti stratagemmi – alcuni consacravano il pane e, segretamente, lo distribuivano. È il pane della vita, il pane degli angeli fatto cibo dei viandanti, dei pellegrini… verso l’eterno.
A questo pane accostiamoci con frequenza e con devozione. Allora capiremo lo sconvolgente mistero del Golgota ebraico e dei cento Calvari di ogni tempo. E adorando il mistero di Dio ci disporremo a innalzare la Croce, anche là dove la vita pare al tramonto e la morte all’aurora.

Adoremus te Christe et benedicimus tibi; quia per sanctam crucem tuan redemisti mundum!".
M. VENTURELLI 29 lug 2016 00:00