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di REDAZIONE 03 mar 10:16

Gesù ci ha rivelato l’identità di Dio

“Gesù ci ha rivelato l’identità di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla Biblioteca privata del Palazzo apostolico e dedicata alla preghiera trinitaria, che grazie a Gesù “ci spalanca alla Trinità, al Padre, al Figlio e allo Spirito, al mare immenso di Dio Amore”.

“E’ stato lui a far questo”, ha rimarcato Francesco ancora a braccio: “ci ha aperto questo rapporto tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È Gesù ad averci aperto il Cielo e proiettati nella relazione con Dio. È ciò che afferma l’apostolo Giovanni, a conclusione del prologo del suo Vangelo: ‘Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”.

“Noi davvero non sapevamo come si potesse pregare”, ha fatto notare il Papa: “quali parole, quali sentimenti e quali linguaggi fossero appropriati per Dio. In quella richiesta rivolta dai discepoli al Maestro, che spesso abbiamo ricordato nel corso di queste catechesi, c’è tutto il brancolamento dell’uomo, i suoi ripetuti tentativi, spesso falliti, di rivolgersi al Creatore: ‘Signore, insegnaci a pregare’”.


“Quando preghiamo zoppichiamo”. “Per rendere pure le mani non bisogna lavarle, ma astenersi da azioni malvage”

Continua il papa: “Dialogare con Dio è una grazia: noi non ne siamo degni, non abbiamo alcun diritto da accampare, noi zoppichiamo con ogni parola e ogni pensiero… Però Gesù è una porta che ci apre a questo dialogo con Dio”.

“Non tutte le preghiere sono uguali, e non tutte sono convenienti”, ha ricordato Francesco: “la Bibbia stessa ci attesta il cattivo esito di tante preghiere, che vengono respinte. Forse Dio a volte non è contento delle nostre orazioni e noi nemmeno ce ne accorgiamo”.

“Dio guarda le mani di chi prega”, il monito del Papa: “per renderle pure non bisogna lavarle, semmai bisogna astenersi da azioni malvage”. L’esempio è quello di San Francesco, che nel Cantico di Frate Sole pregava: “nessun uomo è degno di nominarti”.“Ma forse il riconoscimento più commovente della povertà della nostra preghiera – ha osservato Francesco – è fiorito sulle labbra di quel centurione romano che un giorno supplicò Gesù di guarire il suo servo malato. Egli si sentiva del tutto inadeguato: non era ebreo, era ufficiale dell’odiato esercito di occupazione. Ma la preoccupazione per il servo lo fa osare, e dice: ‘Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito’. È la frase che anche noi ripetiamo in ogni liturgia eucaristica”.


“La vicinanza di Dio ci apre il dialogo con lui”

“Quale popolo ha i suoi déi vicini a loro come voi avete me vicino a voi?”. Con questa frase, citata due volte a braccio e tratta dal Detereunomio, il Papa ha spiegato la “vicinanza di Dio”, che grazie alla presenza di Gesù caratterizza il cristianesimo rispetto alle altre religioni. “Perché l’uomo dovrebbe essere amato da Dio?”, si è chiesto il Papa.

“Non ci sono ragioni evidenti, non c’è proporzione”, la risposta: “Tanto è vero che in buona parte delle mitologie non è contemplato il caso di un dio che si preoccupi delle vicende umane; anzi, esse sono fastidiose e noiose, del tutto trascurabili”.

“Alcuni filosofi dicono che Dio può solo pensare a sé stesso”, ha sottolineato Francesco: “Semmai siamo noi umani che cerchiamo di imbonire la divinità e di risultare gradevoli ai suoi occhi. Di qui il dovere di religione, con il corteo di sacrifici e di devozioni da offrire in continuazione per ingraziarsi un Dio muto e indifferente”.“Non c’è dialogo”, ha commentato a braccio il Papa: “Solo Gesù è stato la rivelazione di Dio, e prima di Gesù tutto quello che c’è scritto nella Bibbia ad aprirci il cammino del dialogo con Dio. Questa vicinanza di Dio, che ci apre il dialogo con lui”.


“Vicinanza, compassione e tenerezza sono lo stile di Dio”. “Siamo il termine di un amore che non trova eguali sulla terra”

“Quale Dio è disposto a morire per gli uomini? Quale Dio ama sempre e pazientemente, senza la pretesa di essere riamato? Quale Dio accetta la tremenda mancanza di riconoscenza di un figlio che gli chiede in anticipo l’eredità e se ne va via di casa sperperando tutto?”.

Con questi interrogativi il Papa ha spiegato che “è Gesù a rivelare il cuore di Dio”. “Gesù ci racconta con la sua vita in che misura Dio sia Padre”, ha proseguito Francesco: “Nessuno è Padre come lui: la paternità, che è vicinanza, compassione e tenerezza”. “Non dimentichiamo queste tre parole, che sono lo stile di Dio”, l’invito a braccio del Papa: “è il modo di esprimere la sua paternità con noi”.

“Un Dio che ama l’uomo, noi non avremmo mai avuto il coraggio di crederlo se non avessimo conosciuto Gesù”, ha ribadito Francesco: “La conoscenza di Gesù ci ha rivelato questo. È lo scandalo che troviamo scolpito nella parabola del padre misericordioso, o in quella del pastore che va in cerca della pecora perduta. Racconti del genere non avremmo potuto concepirli, nemmeno comprenderli, se non avessimo incontrato Gesù”. “Noi immaginiamo a fatica e molto da lontano l’amore di cui la Trinità Santissima è gravida, e quale abisso di benevolenza reciproca intercorra tra Padre, Figlio e Spirito Santo”, ha fatto notare il Papa: “Le icone orientali ci lasciano intuire qualcosa di questo mistero che è l’origine e la gioia di tutto l’universo. Soprattutto era lungi da noi credere che questo amore divino si sarebbe dilatato, approdando sulla nostra sponda umana: noi siamo il termine di un amore che non trova eguali sulla terra. È la grazia della nostra fede. Davvero non potevamo sperare vocazione più alta: l’umanità di Gesù – Dio fatto vicino in Gesù – ha reso disponibile per noi la vita stessa della Trinità. Ha aperto, ha spalancato questa porta del mistero dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

REDAZIONE 03 mar 10:16