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di REDAZIONE 07 apr 10:54

Non stacchiamoci dalla nostra storia

“Nessuno può staccarsi dalla propria storia, dalla storia del proprio popolo: sempre nelle abitudini portiamo questa eredità, e anche nella preghiera”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, che ha dedicato la catechesi dell’udienza di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata del Palazzo apostolico al legame tra la preghiera e la comunione dei santi. “Quando preghiamo, non lo facciamo mai da soli”, ha fatto notare Francesco: “Anche se non ci pensiamo, siamo immersi in un fiume maestoso di invocazioni che ci precede e che prosegue dopo di noi. Un fiume maestoso. Nelle preghiere che troviamo nella Bibbia, e che spesso risuonano nella liturgia, c’è la traccia di antiche storie, di prodigiose liberazioni, di deportazioni e tristi esili, di commossi ritorni, di lodi sgorgate davanti alle meraviglie del creato… E così queste voci si tramandano di generazione in generazione, in un continuo intreccio tra l’esperienza personale e quella del popolo e dell’umanità a cui apparteniamo”.

“Nella preghiera di lode, specialmente in quella che sboccia nel cuore dei piccoli e degli umili, riecheggia qualcosa del canto del Magnificat che Maria innalzò a Dio davanti alla sua parente Elisabetta”, ha spiegato il Papa: “O dell’esclamazione del vecchio Simeone che, prendendo in braccio il Bambino Gesù, disse così: ‘Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola’”.

Continua Papa Francesco: “Le preghiere – quelle buone – sono ‘diffusive’, come ogni bene, si propagano in continuazione, con o senza messaggi sui social: dalle corsie di ospedale, dai momenti di ritrovo festoso come da quelli in cui si soffre in silenzio…”.

“Il dolore di ciascuno è il dolore di tutti, e la felicità di qualcuno si travasa nell’animo di altri”, ha spiegato Francesco. “Il dolore e la felicità, tutta una storia”, ha proseguito a braccio: “storie che si fanno storie nella propria vita. Si rivive la storia, con le proprie parole, ma l’esperienza è la stessa”. “Le preghiere rinascono sempre”, ha assicurato il Papa: “ogni volta che congiungiamo le mani e apriamo il cuore a Dio, ci ritroviamo in una compagnia di santi anonimi e di santi riconosciuti che con noi pregano, e che per noi intercedono, come fratelli e sorelle maggiori transitati per la nostra stessa avventura umana”.


“Nella Chiesa non c’è un lutto che resti solitario, non c’è lacrima che sia versata nell’oblio, perché tutto respira e partecipa di una grazia comune”. “Non è un caso che nelle antiche chiese le sepolture fossero proprio nel giardino intorno all’edificio sacro, come a dire che ad ogni Eucaristia partecipa in qualche modo la schiera di chi ci ha preceduto”, ha sottolineato Francesco: “Ci sono i nostri genitori e i nostri nonni, ci sono i padrini e le madrine, ci sono i catechisti e gli altri educatori”. “Quella fede tramandata, trasmessa, che noi abbiamo ricevuto”, ha proseguito a braccio: “e con la fede è stato trasmesso anche il modo di pregare, la preghiera”. “I santi sono ancora qui, non lontani da noi; e le loro raffigurazioni nelle chiese evocano quella nube di testimoni che sempre ci circonda”, ha assicurato il Papa, rimandando al brano della Lettera agli Ebrei letto prima della catechesi: “Sono testimoni che non adoriamo – beninteso –, ma che veneriamo e che in mille modi diversi ci rimandano a Gesù Cristo, unico Signore e mediatore tra Dio e l’uomo”.

“Un santo che non ti rimanda a Gesù Cristo non è un santo, neppure è cristiano”. “Il santo ti fa ricordare Gesù Cristo, perché lui ha percorso quella via di vivere come un cristiano”, ha proseguito Francesco: “I santi ci ricordano che anche nella nostra vita, pur debole e segnata dal peccato, può sbocciare la santità, anche all’ultimo momento”. “Non a caso nei Vangeli leggiamo che il primo santo canonizzato è stato un ladro”, ha aggiunto a braccio: “canonizzato non dal Papa, ma dallo stesso Gesù”.

“La santità è un percorso di vita, di incontro con Gesù, sia lungo, sia breve sia, di un istante, ma è sempre una testimonianza”, ha osservato il papa ancora fuori testo: “Un santo è un testimone, un uomo o una donna che ha incontrato e che ha seguito Gesù”. “Non è mai troppo tardi per convertirsi al Signore, che è buono e grande nell’amore”, l’invito di Francesco: “Il Catechismo spiega che i santi contemplano Dio, lo lodano e non cessano di prendersi cura di coloro che hanno lasciato sulla terra. La loro intercessione è il più alto servizio che rendono al disegno di Dio. Possiamo e dobbiamo pregarli di intercedere per noi e per il mondo intero”.


“In Cristo c’è una misteriosa solidarietà tra quanti sono passati all’altra vita e noi pellegrini in questa: i nostri cari defunti, dal cielo continuano a prendersi cura di noi”, conclude il papa.

“Loro pregano per noi e noi preghiamo per loro e con loro”. “Questo legame di preghiera fra noi e i santi, fra noi e la gente che è arrivata, questo legame di preghiera lo sperimentiamo già qui, nella vita terrena: preghiamo gli uni per gli altri, domandiamo e offriamo preghiere…”. “Il primo modo di pregare per qualcuno è parlare a Dio di lui o di lei”, ha affermato il Papa: “Se facciamo questo frequentemente, ogni giorno, il nostro cuore non si chiude, rimane aperto ai fratelli. Pregare per gli altri è il primo modo di amarli e ci spinge alla vicinanza concreta”. “Anche nei momenti dei conflitti”, ha proseguito ancora una volta fuori testo: “Un modo di sciogliere, di ammorbidire il conflitto è pregare per la persona con la quale io sono in conflitto, e qualcosa cambia con la preghiera. La prima cosa che cambia è il mio cuore, il mio atteggiamento: il Signore lo cambia per rendere possibile un nuovo incontro e evitare che il conflitto divenga una guerra senza fine”. “Il primo modo per affrontare un tempo di angustia è quello di chiedere ai fratelli, ai santi soprattutto, che preghino per noi”, l’invito di Francesco: “Il nome che ci è stato dato nel Battesimo non è un’etichetta o una decorazione! È di solito il nome della Vergine, di un santo o di una santa, i quali non aspettano altro che di darci una mano nella vita, di darci una mano per ottenere da Dio le grazie di cui abbiamo più bisogno”. “Se nella nostra vita le prove non hanno superato il colmo, se ancora siamo capaci di perseveranza, se malgrado tutto andiamo avanti con fiducia, forse tutto questo, più che ai nostri meriti, lo dobbiamo all’intercessione di tanti santi, alcuni in cielo, altri pellegrini come noi sulla terra, che ci hanno protetto e accompagnato”, la tesi del Papa, che ha concluso la catechesi a braccio: “Perché tutti sappiamo che qui nella terra c’è gente santa, uomini e donne santi, che vivono in santità. Loro non lo sanno, neppure noi lo sappiamo, ma ci sono dei santi: dei santi di tutti i giorni, dei santi nascosti, o come mi piace dire i santi porta accanto, quelli che continuano la vita, che lavorano con noi e portano una vita di santità”.

REDAZIONE 07 apr 10:54