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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 12 gen 2015 00:00

Manlio Milani: "Insieme, diversi, per sconfiggere l'odio". Brescia come Parigi

Domenica 11 gennaio in piazza Loggia, un'imponente manifestazione, in concomitanza con quella francese, ha dimostrato la vicinanza di Brescia alle vittime del fondamentalismo

Mentre domenica 11 gennaio a Parigi migliaia di persone manifestavano per dire no al terrorismo, dopo gli attentati che hanno insanguinato la capitale francese, contemporaneamente anche Brescia non faceva mancare la sua voce. Circa 1000 persone, infatti, si sono incontrate davanti palazzo Loggia in ricordo delle vittime di Charlie Hebdo e del blitz conseguente. I colori della bandiera francese, che avvolgevano la piazza, hanno accolto i bresciani che, armati di matita, si sono recati sotto il porticato della Loggia per gridare con forza no. No a ogni forma di terrorismo, in difesa della libertà di stampa. Su di un libro, collocato sopra un leggio, i manifestanti hanno lasciato la propria testimonianza. Tutto questo "nel luogo – si legge nel comunicato dell’iniziativa – che quarant’anni fa è stato teatro di una feroce strage”. Ne abbiamo parlato con Manlio Milani, presidente della Casa della memoria, che ha aderito subito all’iniziativa.

Per chi come lei ha vissuto personalmente gli anni del terrorismo in Italia, questa recrudescenza cosa evoca?
MI riporta a quegli anni alla violenza che abbiamo subito, alle paure che avevamo, a quella serie di difficoltà nello stare insieme. L’obiettivo che si era posto il terrorismo era questo: creare paura per distruggere la nostra democrazia, cambiarla, renderla peggiore. Nei fatti di Parigi ho riscoperto le stesse ragioni di allora, per le quali, 40 anni fa, scendemmo in piazza per dire no alla violenza e a quelle paure.

Anche in virtù del luogo simbolico in cui a Bescia si è scelto di manifestare, qual è la chiave di lettura dell’adesione della Casa della memoria?
Innanzitutto non dobbiamo farci prendere dalla paura nel difendere la nostra democrazia, questo ha bisogno però dell’aiuto di tutti. Questa fu anche la risposta che 40 anni fa la città seppe dare di fronte alla violenza. La risposta della città, allora, fu l’autogestione, assumendosi cioè, la responsabilità, di fronte alla violenza, di dire no, noi non ci stiamo, ma non ci stiamo a rispondere alla violenza con altrettanta violenza: la nostra risposta non poteva che essere democratica, basata sulla partecipazione. Da qui il percorso che ci ha portato a formulare le domande del perché della strage di piazza Loggia. Noi abbiamo aderito con questo spirito, perché in esso vi è davvero una continuità, un insegnamento per l’oggi.

Lei era presente alla manifestazione di domenica. Come sono state scandite le ore in ricordo delle vittime francesi?
E’ stato un momento estremamente importante. Innanzitutto perché c’erano moltissime persone, diverse, culturalmente e per orientamento religioso: moltissimi immigrati, molti giovani, c’era la nuova società vista nel suo insieme. Persone diverse che non hanno paura di essere diverse, consce del fatto che l’unica soluzione per sconfiggere la violenza è lo stare insieme. Da sottolineare è anche la presenza delle istituzioni, dal sindaco agli assessori. Questo per far capire che ancora una volta che al centro della violenza c’è il tema delle istituzioni, che devono fornire gli strumenti per la costruzione del pensiero democratico. Dall’altro lato a me è sembrato estremamente importante il collegamento diretto con Parigi, che sta a dimostrare questo: la nostra prospettiva è la prospettiva europea. Questi attacchi terroristici vogliono impedire che si costruisca un’Europa degna di tutti i popoli, quanto capace di farli convivere pacificamente.

Secondo lei c’è stata una risposta unitaria della città?
Sì, una grande risposta, estremamente importante, caratterizzata da due elementi. Da un lato, la consapevolezza che la violenza uccide le persone, nega la vita. Se noi pensiamo alla bellezza della manifestazione di Parigi, la cosa più importante che è emersa è stata la riaffermazione del primo della vita. Se guardiamo alla manifestazione per l’anniversario dell’ultimo 28 maggio, anche la nostra piazza era piena di vita, esaltava la vita contro l’ideologia della morte. Questo è un elemento che noi non possiamo assolutamente dimenticare. Esaltare la vita, ma senza dimenticare le vittime. L’altro fattore che vorrei sottolineare nuovamente è la modalità dello stare insieme, solo attraverso queste nuove relazioni noi possiamo costruire con speranza il futuro.

All’odio non si risponde con altro odio…
Sì, questa è l’altra grande lezione emersa anche ieri: insieme, diversi, per sconfiggere l’odio. Quest’ultimo si sconfigge solo con la democrazia, non ricorrendo ad altra violenza.
ROMANO GUATTA CALDINI 12 gen 2015 00:00