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Gussago
di VITTORIO BERTONI 21 mag 09:29

Don Musatti: Crescere nella fede

“Tutto posso in Colui che mi dà la forza”. Nel capitolo 4 della Lettera ai Filippesi trova linfa la missione sacerdotale di don Renato Musatti, che da sabato 26 giugno sarà parroco di Santa Maria Assunta in Gussago, San Zenone in Ronco e San Girolamo in Civine. Nato a Ome nel 1953 e ordinato nel 1978, don Renato ha fin qui svolto i seguenti servizi: curato a Gambara (1978-1985) e nella parrocchia cittadina dei Santi Faustino e Giovita (1985-1993). Assistente diocesano dell’Azione Cattolica (1993-2002), insegnante in Cattolica (1997-2002) e direttore dell’Eremo di Vallecamonica a Bienno (2002-2009). Dal 2009 è parroco a Ospitaletto.

Don Renato, che cosa porta del suo vissuto sacerdotale a Gussago?

Nel mio percorso ho avuto una grande fortuna, quella di fare alcune esperienze non parrocchiali, a livello diocesano. Questo mi ha dato l’opportunità di coltivare una visione di chiesa molto significativa e di maturare attraverso l’esperienza dell’Azione cattolica e dell’Eremo di Bienno, un legame molto forte con la mia chiesa diocesana. Ciò che mi caratterizza e che caratterizza la mia spiritualità è proprio questo amore grande verso la chiesa. Dentro questo orizzonte ho poco alla volta maturato anche il mio essere prete. Tutto ciò mi ha fatto capire quanto la chiesa sia davvero una famiglia, nella quale tutti insieme camminiamo dietro a Cristo. Nello stesso tempo è Gesù che ci costituisce come comunità e famiglia, rinsaldando la nostra unione e componendo le nostre diversità e differenze. Ciò trova un momento forte all’interno dell’Eucarestia. Attorno a Gesù nasce dunque l’idea di costruire una comunità, di camminare tutti insieme, non solo perché abbiamo tutti la stessa dignità, ma perché cerchiamo, seppur con doni e carismi diversi, di crescere nella fede e di vivere il Vangelo.

C’è tutto il capitolo legato ai laici.

Ho sperimentato negli anni di assistente dell’Azione Cattolica l’aspetto della formazione che deve avvenire dentro la chiesa affinchè le persone si rafforzino nella fede e abbiano poi a testimoniare nella vita ordinaria la loro fede. Vivendo con i laici, chiarendo la loro vocazione ho capito sempre più anche la mia dimensione di prete.

Come rilegge l’esperienza dell’Eremo?

La spiritualità è l’altro pilastro della vita sacerdotale. Possiamo davvero diventare dei testimoni se ci lasciamo plasmare dallo Spirito secondo la dimensione della vita di Cristo. Cristo mi modella e io mi faccio modellare perché il modello di vita che mi crea mi piace, perché la vita che mi prospetta è bella. Ho vissuto anni molto intensi seguendo le indicazioni del Vescovo che aveva maturato oltre all’aspetto spirituale l’idea di una casa di formazione pastorale e insieme di cultura per tutta la Valle, complementare in questo senso alla casa di Tignale dove si sperimenta soprattutto la Parola. La spiritualità non è mistica o teorica, è cammino di fede. A Bienno ho sentito quanto Dio è ancora oggi cercato ed è importante.

E la missione a Ospitaletto?

Ho affrontato il primo grande problema che è quello della fede. Ci siamo chiesti come possiamo oggi crescere nella fede. La fede non è un punto di arrivo, è un cammino. Tutto quello che facciamo, a livello di oratorio e a livello educativo, deve far passare chiaramente qual è la nostra proposta, che ci differenza da altre associazioni e socializzazioni. Il secondo aspetto sul quale insisto è quello di cercare di costruire una chiesa aperta in grado di accogliere i nuovi arrivati. La comunità di Ospitaletto, cresciuta in breve tempo da 9 a 15mila abitanti, è un esempio di questa necessità, del bisogno di andare, di trovare strade per andare dai fratelli. Sono nati grandi esempi di missione popolare, di una chiesa povera, “in uscita” come dice papa Francesco, che continua nella sua proposta, ma che allo stesso tempo apre le porte. È scaturita una fortissima collaborazione con la realtà delle associazioni e con la realtà amministrativa, intorno soprattutto all’aspetto della carità, ma anche della cultura.

Come vive l’attesa del nuovo impegno?

Non mi fa paura l’essere parroco. Il mio sogno è sempre stato quello di diventare parroco, perché il prete non può non aspirare a quello che è il momento più bello e profondo della sua missione. Arrivo a Gussago con una grande forza interiore perché “tutto posso in Colui che mi dà la forza”. Ogni cambio di prete è una ricchezza per la comunità perché si ringiovanisce, si riparte tutti insieme.

VITTORIO BERTONI 21 mag 09:29