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di DANIELE PIACENTINI 21 feb 2019 16:02

Servono fondi per le mura venete

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Resta da risolvere un problema non secondario, ossia quello economico, per un intervento al momento difficile da quantificare con precisione ma di sicuro molto oneroso, anche per alcune peculiarità storiche. Costruite a più riprese tra il tardo Medioevo e il XIV secolo, le attuali mura venete risalgono al XV secolo

Nelle mura venete del Castello di Rovato resta un ferita, quella aperta dal nubifragio di fine ottobre e – una settimana dopo – dal crollo di un’ampia porzione di muraglione, a causa delle infiltrazioni d’acqua. Né vittime né feriti nella caduta, sulla sottostante piazza Montebello, di un tratto di antiche mure lungo una dozzina di metri e altro più della metà. Nei giorni successivi la Parrocchia di Santa Maria Assunta, proprietaria di quel tratto di mura su cui poggia il retro della zona tradizionalmente adibita ad abitazione dei sacerdoti rovatesi, aveva provveduto a rimuovere i massi e a chiudere il tutto con un lungo telone, in plastica dura, resistente agli agenti atmosferici. Cento giorni dopo, si inizia a pensare a come sanare, in maniera definitiva, quella ferita. Al riguardo sembrano essere stati positivi, e fruttiferi, gli incontri tra Soprintendenza, Parrocchia e Comune di Rovato. Si sarebbe optato per una ricostruzione più fedele possibile all’originale, anche per non spezzare la continuità con il resto delle mura venete, che cingono la Parrocchia prima di proseguire verso gli Spalti Don Minzoni. Ora resta da risolvere un problema non secondario, ossia quello economico, per un intervento al momento difficile da quantificare con precisione ma di sicuro molto oneroso, anche per alcune peculiarità storiche. Costruite a più riprese tra il tardo Medioevo e il XIV secolo, le attuali mura venete risalgono al XV secolo, quando la Repubblica di San Marco dispose l’innalzamento di casematte, rivellini e cinque torrioni, uno dei quali sorge a pochi metri dal tratto crollato. Una stratificazione di stili, tempi e materiali che non renderà facile il lavoro a tecnici e progettisti. Il tutto in una situazione, quella del nubifragio dello scorso autunno, che in pochi ricordano a Rovato. Lo stesso Comune ha quantificato a Regione Lombardia i danni subiti in ben quattro milioni di euro, a cui aggiungere un altro milione e mezzo di euro per la realizzazione di una vasca di laminazione ai piedi del Monte Orfano: l’unica soluzione a oggi ipotizzabile per evitare che, al prossimo nubifragio, la situazione si ripresenti con la stessa pericolosità.

DANIELE PIACENTINI 21 feb 2019 16:02